MOBY - TIRRENIA, IL BLITZ DANESE DI ONORATO ALLA CORTE DELLA SIGNORINA BROOK

Quello che sto per raccontarvi è l’ultimo capitolo della saga degli Onorato.

La partita a poker per la sopravvivenza è alle battute finali e l’azzardo si sta consumando in queste ore.

L’operazione si gioca in alto mare. In quello del nord Europa.

Gli interlocutori si conoscono da tempo. E la partita è roba grossa, questione di vita o di morte. Finanziaria, s’intende.

Mascalzone Latino da una parte, Torben Carlsen, amministratore delegato di una delle più grandi compagnie navali d’Europa, dall’altra.

I danesi non sono nuovi ad operazioni da sfascia carrozze.

Ad Onorato avevano già venduto Moby Corse nel 2009, Moby Otta nel 2006 e Moby Drea nel 2003. Navi che oggi hanno oltre 40 anni. Ancora in linea, sulla Sardegna e non solo, anche se molto spesso si fermano di qua o di là.

Questa volta l’operazione non è a senso unico, lo schema di gioco è quello del do ut des, tu dai una cosa a me e io ne do una a te.

La differenza tra i due giocatori, però, è sostanziale: uno ha bisogno assoluto di cache, denaro fresco e liquido, per sfamare i suoi creditori, l’altro Carlsen, sa leggere bene i bilanci dell’altro e capisce che è ora di fare affari.

Alle porte di Onorato bussano i creditori di centinaia di milioni di euro da restituire entro la fine dell’anno e dall’altra c’è Carlsen con la duplice ambizione di liberarsi di qualche nave-catorcio di 30 anni e nel contempo di acquisire navi nuove, o quasi, a basso costo.

In queste ore la trattativa è serrata, ancora una volta, però, sull’operazione pesa come un macigno il Tribunale di Milano chiamato a decidere se sequestrare o meno le somme e i beni che i creditori di Onorato, a partire dallo Stato italiano, chiedono a suon di atti giudiziari.

Del resto ogni svendita di navi finirebbe per minare ancora una volta il patrimonio consolidato del gruppo Moby-Tirrenia e conseguentemente le pretese dei creditori.

Onorato è pronto a tutto. E in queste ore la negoziazione si gioca su una triangolazione spericolata.

Moby è pronta a cedere le sue due ammiraglie, le navi più nuove e quelle di maggior valore pur di mettersi in tasca denaro liquido.

In ballo ci sono la Moby Wonder e la Moby Aki.

Onorato le cederebbe in cambio di 75 milioni cache e due catorci vecchi di 30 anni.

Se si pensa che le due navi valgono secondo i bilanci consolidati complessivamente 106 milioni, Aki 65 milioni e Wonder 41, l’operazione prevederebbe una svalutazione tra i 20 e 30 milioni di euro.

Venti, trenta milioni di euro che perderebbero di fatto i creditori, a cui verrebbero meno le garanzie reali, costituite di fatto dalle navi.

Onorato, è vero, incasserebbe 75 milioni di euro ma non è certo che li userebbe per pagare i debiti, nè con lo Stato nè con altri creditori.

La partita si gioca tutta qui, senza che nessuno ne sappia niente.

Estero su estero, lontano dai riflettori e soprattutto lontano dai tribunali.

Su un’operazione del genere certo incombono evidenti rischi di revocatoria ma è altrettanto vero che la giustizia italiana non garantisce tempi certi e il più delle volte troppo lunghi.

E il rischio è di arrivare a giochi fatti.

Carlsen ha fretta di chiudere. Due navi nuove e capienti gli farebbero comodo dopo l’inchiesta giornalistica https://www.tv2.no/nyheter/8885195/ che ha scoperto nella sua flotta navi vecchie, sporche di tutto e pericolosi virus a bordo.

Il danese si vuole liberare subito e senza oneri di questi catorci e ne ha sufficienza per donarne due ad Onorato, dal Crown Seaways del 1994 all’Optima Seaways del 1999. Navi senza garage e con pochi posti ma sufficienti per metterle sulle rotte della Sardegna.

In cambio verserebbe subito 75 milioni di euro e si porterebbe a casa due navi, la Wonder e la Aki del valore di 106 milioni.

La DFDS, la compagnia danese guidata da Carlsen, è pronta a tutto ma probabilmente non conosce bene le normative italiane per gli acquisti dell’ultim’ora e a basso costo da soggetti in difficoltà finanziaria.

E non credo basterà alla compagnia danese l’avvenente immagine di Kelly Brook a far passare inosservata l’ennesima operazione spericolata in alto mare di Onorato e compagni.

Gli effetti speciali questa volta non saranno sufficienti.

Nel 2012 la DFDS aveva provato a rigenerare una nave, la MS Calais Seaways, con incidenti vari, tra cui 6 morti, affidando il lancio alla signorina Brook ma non l’operazione non ebbe grande successo.

Non è da escludere che nella trattativa ci sia proprio la MS Calais Seaways, che magari questa volta senza la Brook sbarcherebbe in Sardegna senza colpo ferire.

Non è tempo di effetti speciali.

Scrivo e informo, sommessamente come sempre.

Attendo smentite, ma in attesa allerto i creditori.

E suono la sveglia anche al neo ministro. Prima che sia troppo tardi, fermateli!