VOLANO I FANGHI: UNA MANINA HA MODIFICATO IL PARERE DELL'ARPAS

Una manina sporca di fango ha manipolato le prescrizioni dell’Arpas per l’autorizzazione dell’impianto di trattamento di fanghi fognari di Magomadas.

L'agghiacciante rivelazione è contenuta a pagina 18 della relazione finale dell’agenzia regionale per la protezione ambientale.

Non si tratta di mezze frasi ma di un'esplicita chiamata alle armi contro una modifica sostanziale e nevralgica delle prescrizioni Arpas nell'autorizzazione rilasciata dalla provincia di Oristano.

I funzionari regionali scrivono testualmente:

"le ultime due prescrizioni Arpas sopra citate sono state riportate modificandone significativamente il testo e, di conseguenza, il concetto che volevano esprimere".

La relazione conclusiva si sofferma sulle modifiche apportate dalla manina benevola nei confronti della società proponente i fanghi
pugliesi.

Quando Arpas parla di parere "tagliato" e quindi sostanzialmente modificato si riferisce ai punti 5.16 e 5.17. dell'autorizzazione.

Al punto 5.16 dell’autorizzazione viene riportato, infatti: gli stoccaggi dei fanghi essiccati prodotti dalla linea recupero fanghi, e dell’Ammendante Compostato con Fanghi (una volta miscelato con terra) dovranno avvenire per “lotti funzionali” separati, tali da consentire la tracciabilità per ogni singolo lotto di prodotto", mentre risulta eliminata totalmente la frase “(in attesa della verifica di conformità ai criteri del decreto legislativo 75/10 e della successiva miscelazione con terra)" che compariva, invece, nel parere dell’Arpas.

Nel successivo 5.17 veniva eliminato un passaggio decisivo dell’Arpas relativamente al ministero delle politiche agricole e forestali.

Al paragrafo 5.17 si prevede che “la verifica del rispetto dei parametri e dei criteri, previsti dall’allegato 2 del decreto legislativo 75/10 per l'Ammendante Compostato con Fanghi, dovrà avvenire sul fango essiccato prodotto dall’impianto, miscelato con la terra recuperata dell’impianto di recupero inerti seguendo le modalità e prescrizioni previste dal decreto legislativo 75/10..." - inoltre risulta eliminata la frase “(fatta salva eventuale diversa indicazione proveniente dal ministero per le politiche agricole e forestali" - che comparivano nel parere dell’Arpas.

Si tratta di un passaggio decisivo della vicenda Magomadas.

L’Arpas, infatti, sin dal primo istante ha fatto rilevare che la "catena di montaggio" dell’impianto era inadeguata sul piano concettuale e difforme rispetto alle procedure convenzionali.

I funzionari dell’Agenzia lo scrivono esplicitamente: si esprimono dubbi sul raggiungimento della "fine del rifiuto" e sulla qualificabilità del prodotto come Ammendante Compostato con Fanghi.

Come si è visto - scrivono i funzionari dell’Arpas - nel corso dell’iter autorizzativo dell’impianto in oggetto Arpas ha più volte manifestato le proprie perplessità sul fatto che al prodotto in uscita dal processo fosse applicabile la denominazione Ammendante Compostato con Fanghi (decreto legislativo 75 barra 10, allegato due. Ammendanti, allegato 2 n.13).

La questione è sostanziale: quei Fanghi per legge sono rifiuti e perché possano diventare fertilizzanti e o ammendanti devono rispettare rigorosissime condizioni sia sul piano del processo produttivo che qualitativo di partenza degli stessi fanghi fognari.

Qualora quel processo non sia corretto o non si compia del tutto significa che quei fanghi fognari restano rifiuti e come tali devono essere trattati: non possono essere utilizzati per alcun motivo in agricoltura e devono essere smaltiti in discariche autorizzate".

La valutazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna è risoluta.

Il sopralluogo - scrivono i dirigenti dell’Arpas - ha permesso di acclarare quanto segue:

1) il processo non prevede alcuna fase di compostaggio, ed in entrata al processo non viene immessa nessuna delle matrici previste dall'ammendante compostato, ma solo fango di depurazione -ciò parrebbe in contrasto con la prescrizione della colonna "modo di preparazione componenti essenziali": prodotto ottenuto attraverso un processo controllato di trasformazione e di stabilizzazione di reflue e fanghi nonchè dalle matrici previste per l'ammendante misto";

2) non viene rispettata la percentuale massima di fanghi utilizzabile nella miscela iniziale per la produzione di un ammendante compostato con fanghi; ciò parrebbe in contrasto con la prescrizione della colonna note che prevede "I fanghi, tranne quelli agroindustriali, non possono superare il 35% della miscela iniziale" - l’uso del condizionale dipende dal fatto che la materia ammendanti in agricoltura non risulta di competenza dell’Arpas ma del Ministero delle politiche agricole;

3) dall’esame delle registrazioni fornite dal gestore relative ai carichi di fanghi sottoposti a processo, risulta un tempo di permanenza in vasca estremamente variabile, da un giorno a 20 giorni;

4) i controlli di processo sono stati effettuati in modo lacunoso e fornendo valori di scarsa affidabilità (parametro umidità) o non sono stati effettuati (parametro temperatura);

5) non è stata effettuata alcuna analisi sul fango in uscita dalle vasche prima di procedere alla sua miscelazione con terra -dichiarazione del gestore riportata nel verbale di sopralluogo;

La conclusione dell’Arpas è una pietra tombale: il fatto che l’atto autorizzativo non abbia riportato fedelmente le prescrizioni dell’Arpas ha vanificato la funzione cautelativa che esse avevano.

Si tratta di un passaggio decisivo che dimostra ancora una volta che quell'autorizzazione non doveva essere rilasciata, sia per la risolutiva e insuperabile questione delle distanze dal centro abitato, dalle scuole e dalle aree agricole DOC, sia per la totale inadeguatezza del processo produttivo riscontrata dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale.

Ancora una volta vengono alla mente quelle servili dichiarazioni rese da incalliti ignoranti protesi al più becero ossequio al padrone di turno: tutto in regola!!!

Ogni ora che passa emergono, invece, sempre maggiori elementi che dovrebbero obbligare gli enti competenti a non perdere altro tempo e procedere ad un'immediata revoca di quella scellerata autorizzazione.

Senza se e senza ma! Prima che al posto dell'autotutela scatti qualcos'altro!