VERGOGNA VIRUS: SARDEGNA, PAZIENTI IN QUARANTENA ABBANDONATI DA TUTTI

Pubblico il documento, per evitare che qualcuno possa continuare a far finta di niente.

Dopo aver denunciato i casi di Iglesias e di Olbia sono costretto, mio malgrado, a denunciare l'ennesimo caso di abbandono di pazienti in quarantena. Questa volta a Cagliari.

Parlo di pazienti, non semplicemente persone in quarantena, per il semplice fatto che sono affette da sintomi evidenti di malattia, da febbre a tosse e altre patologie connesse.

L'ho scritto nei giorni scorsi per il caso di Iglesias, con una famiglia in quarantena abbandonata a se stessa nonostante fosse stata a diretto contatto con le zone infette della Lombardia!

Famiglia abbandonata, schivata, emarginata da telefoni muti anche quando qualcuno rispondeva.

Bambina di due anni con febbre oltre i 40 gradi e nessuno che la visitava. Al telefono le frasi sempre le stesse: non dovete muovervi da casa, non può venire la guardia medica perchè non ha i presidi, non può venire il pediatra perchè non ha i presidi e via dicendo.

Ieri notte alle 22, con la bambina cianotica, l'ennesimo rifiuto: guai a voi se la portate al Cto di Iglesias!

Passa un'ora, l'ennesima. I genitori sono responsabilmente in quarantena ma stanno perdendo la pazienza.

La mamma della bambina, che pure al rientro dal nord italia aveva avuto febbre alta e sintomi compatibili, era stata anch'essa abbandonata senza una visita, senza un tampone, senza una rassicurazione.

Ha resistito per lei ma non per la figlia con patologie complicate.

La guardia medica non ha alcun presidio per intervenire e lo dicono a voce alta. Anche chi è in trincea è disarmato ma si attiva per una reazione, seppur tardiva e lenta del sistema. Inizia un tira e molla per soccorrere la bambina. Alla fine il 118 carica mamma e figlia sull'ambulanza, ovviamente una normale ambulanza nonostante fossero, sia madre che figlia, in quarantena.

Arrivano a Cagliari, al Brotzu. E finalmente vedono un raggio di luce dopo sette giorni di abbandono totale. Vengono fatti gli accertamenti, alle 2 e mezza del mattino la lieta notizia: nessun virus ma la bambina ha un delicato problema e deve essere ricoverata. Una volta compiuto il tampone tutto si risolve e i medici si dedicano alla piccola a cui riscontrano seri problemi al pancreas!

Come si è potuto per giorni e giorni abbandonare una famiglia in quarantena senza nemmeno una visita in condizioni estreme?

Ho pensato che fosse un disservizio! Salvo poi riscontrare analogo abbandono di un ragazzo di Olbia rientrato in Sardegna da Milano. Messo in quarantena con febbre alta! Mai fatto un tampone, mai una visita!

Ho cercato di capire il funzionamento di un sistema in tilt anche solo per pochi casi, figuriamoci per i numeri che la Regione divulgava a piene mani ignara degli zero che divulgava. Un assessore, quello della sanità che arrivava a dichiarare, ignaro del patetico: siamo pronti a gestire 110 mila persone in quarantena!

In realtà non stavano gestendo nemmeno quei 4/5 casi segnalati, figuriamoci 110 mila!!!!

Disorganizzazione totale e, ho sentito io personalmente, lo scarica barile tra una struttura e un'altra.

Spero non sia necessario pubblicare altri documenti e altre prove!

Pensavo che le denunce dei due casi di abbandono fossero serviti a metter su un pò di coscienza!

Invece niente!

Questo pomeriggio mi contatta una gentile e disperata signora per raccontarmi l'ennesimo caso di abbandono, non dico menefreghismo anche se sarei tentato.

Il marito, dieci giorni fa, è stato ad un convegno in Friuli, seminario per pochi eletti. Professori di Agraria. Diversi dalla Sardegna.

Rientrano tranquillamente, salvo, poi, il docente cagliaritano sentire i sintomi evidenti della malattia. Febbre alta, tosse e quant'altro.

Si scopre la positività al virus in suoi colleghi piemontesi. Il dipartimento di Udine viene chiuso e si allertano le università che avevano inviato docenti.

La famiglia, con un foglietto che pubblico, mandato rigorosamente via mail, viene messa in quarantena dal 1 marzo al 6 marzo!

Sei giorni!

Peccato che il marito stia male, sempre di più.

Nonostante tutto nessuna corsia preferenziale di messa in sicurezza di un paziente in quarantena insieme alla sua famiglia.

Il tortuoso cammino con i telefoni che non rispondono, che ti mettono in perenne attesa e poi tu, tu, tu....è la prova provata di un abbandono che scorre nelle corde vocali di chi mi parla con voce flebile e provata da tanta ignavia che la mortifica come moglie, madre e donna!

Un calvario che sta degenerando: cosa deve fare una famiglia di Cagliari in quarantena se ha bisogno, come in questo caso, di urgente soccorso?

Mai e poi mai vorrei occuparmi di questioni intime e delicate come queste, ma laddove c'è un grido di dolore e di senso palese di abbandono bisogna avere il coraggio di ascoltare e farsi sentire.

Per questa ragione mi rivolgo ancora una volta a coloro che ne hanno la responsabilità politica prima di tutto: muovetevi, date risposte a queste famiglie in quarantena, se chiedono aiuto non fate finta di niente. Agite con rapidità, stabilite protocolli, squadre di pronto intervento. Non lasciatele e non lasciateli soli. Dategli la possibilità di accertare che non esiste il virus e se esiste date la possibilità di perseguire il percorso inverso.

Non fare tamponi è da trogloditi! E' roba da terzo mondo. E' roba da chi vuole nascondere qualcosa sotto il tappeto.

I problemi si affrontano se esistono non si nascondono. Il danno potrebbe essere devastante.

A coloro che hanno sintomi prima di altri deve essere fatto il tampone, senza tergiversare.

E' impensabile che nel nord Italia si stiano facendo migliaia di tamponi e in Sardegna si usa il contagocce!

Siate responsabili: dite la verità e risolvete alla radice il problema delle verifiche sui pazienti!

Del resto anche questa famiglia è stata coscienziosa: si sono autodichiarati pur nella consapevolezza della costrizione a cui sarebbero andati incontro, lasciarli senza un presidio attivo vero e non a parole mi pare il minimo.

Spero che nelle prossime ore qualcosa succeda!

Non costringete famiglie educate e sofferenti ad elevare i toni.

Siamo tutti consapevoli della gravità della situazione, ma proprio per questo occorre agire con tempestività e senza perdere altro tempo.

Del tempo perso e dei numeri a casaccio possiamo riempire un libro. Ma non è il momento. Ora serve agire.

Fatelo subito!