UOMINI, NON NUMERI - LA STORIA DEL PAZIENTE SARDO N.2, DIMESSO POSITIVO E LASCIATO SOLO

Dimesso. O meglio, scaricato da tutto e da tutti.

Era il paziente n.2 del coronavirus in Sardegna. In un attimo è diventato l'ultimo! Per lui le porte del Santissima Trinità di Cagliari si sono aperte stamane, anzitempo. Senza che mai quel maledetto virus abbia lasciato il suo corpo!

Lo hanno caricato in un'ambulanza, nonostante le sue rimostranze, accompagnato in un appartamento di Cagliari senza molti complimenti e li lo hanno lasciato: solo e senza alcun tipo di assistenza!

Dopo dieci giorni di reparto infettivi e la patologia del coronavirus accertata lo hanno di fatto sbattuto fuori senza troppi complimenti, con ordine perentorio.

Quando stamane gli hanno comunicato che lo avrebbero rispedito a casa ha chiesto cosa fosse successo, se quel virus fosse scomparso.

Gli hanno detto di no: il virus era ancora dentro di lui e lo rendeva ancora soggetto positivo. Nonostante questo la decisione era stata assunta: deve lasciare l'ospedale.

Quando ancora non era stato abbandonato nella nuova solitaria dimora dal palazzo della Regione partivano già i primi comunicati stampa sulle dimissioni dei pazienti: uno dei tre era lui.

Peccato che non fosse mai guarito, che tutti i referti lo rendano ancora positivo e sopratutto soggetto a rischio.

Per questo motivo deve e dovrà stare chiuso, senza mai potersi affacciare all'uscio della porta. Solo. Nessuno potrà assisterlo!

Gli hanno detto che lo chiameranno al telefono due volte al giorno! Bontà telefonica!

I suoi familiari non potranno stare con lui, salvo contrarre la malattia.

Lui, oggi, il paziente n.2 del coranavirus, non è tornato a casa sano e salvo! E' chiuso in un appartamento adibito a ricovero per scontare in solitudine e senza alcuna assistenza la pena del coronavirus!

Non so chi si sia assunto la responsabilità clinica delle sue dimissioni, certo è che questa decisione lascia perplessi e sconvolti!

In questa drammatica escalation mondiale del coronavirus abbiamo sentito pazienti che venivano dimessi da Wan così come dallo Spallanzani solo quando totalmente guariti, in piedi, con le proprie gambe, liberi di riprendere la propria vita dopo l'incubo del maledetto virus. Uscivano con l'esito certo: soggetto negativo al coronavirus.

Ora e qui, nella riflessione su quanta e quale umanità abbia animato tale decisione, sorge spontanea, ignara e innocente, la domanda:

per quale motivo nell'anno del Signore 2020 un paziente sardo di Coronavirus viene dimesso ancora positivo e scaricato nella solitudine psicologica e clinica di un edificio senza che nessuno lo possa prontamente assistere?

E' una domanda senza risposta. Probabilmente spiegheranno le ragioni d'ufficio, quelle ad uso e consumo della propaganda a buon mercato! Ma non ci potrà mai essere una risposta sincera e condivisibile.

Si abbia quantomeno la buona creanza e un minimo di coscienza per non alzare le braccia al cielo per un caso risolto, se tale non è.

Se fossimo dinanzi ad una sanità vera, efficiente, umana, governata con un'anima, quel paziente stamane non sarebbe stato mai dimesso, contro la sua volontà e il grido di aiuto, anche psicologico, di un uomo, non un numero, che ha contratto un virus letale, non un'influenza!

Dimetterlo ha un significato più profondo della sola decisione clinica! Significa far dimettere il buon senso, la solidarietà, la responsabilità di un paziente positivo lasciato solo, fuori da una struttura ospedaliera che dovrebbe dare certezze e non lasciare vuoti incolmabili.

Mi auguro che il paziente n.2, un uomo, non un numero, possa reagire clinicamente e sul piano psicologico a questo virus devastante, la speranza è che non gli resti nessun trauma per la salute.

Gli resterà di certo una ferita, forse incurabile: quella di essere stato lasciato solo nel momento più difficile della sua vita!

Quel senso di abbandono che nessun uomo in questa terra vorrebbe mai provare.

Auguri professore, auguri alla sua famiglia!

Nella speranza che la coscienza di chi governa si ravveda, ora!