ULTIM'ORA TIRRENIA - MOBY - ONORATO PENSA ALLA LEGGE FALLIMENTARE

NELLE PROSSIME ORE POTREBBE UFFICIALIZZARE IL RICORSO ALL'ART.182 BIS DELLA LEGGE FALLIMENTARE

In prima battuta la compagnia, secondo i proprietari, navigava a gonfie vele. Poi è arrivata la richiesta di fallimento e sono partite le minacce di denuncia: Moby e Tirrenia sono inaffondabili chi cerca di scalarci sono dei delinquenti nascosti nei paradisi fiscali. Poi ieri il comunicato stampa ufficiale: trattiamo con gli obbligazionisti con l'obiettivo di dare seguito al piano aziendale della società, salvaguardando sia i diritti degli obbligazionisti sia quelli della società.

Poi stanotte la svolta: secondo fonti autorevoli il gruppo Onorato sarebbe pronto ad inforcare la legge fallimentare per tentare di salvare la baracca.

In particolar modo Onorato e compagni penserebbero all'art.182 bis della legge (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), ovvero la cosiddetta legge fallimentare.

La notizia non è confermata e potrebbe arrivare la notizia direttamente in borsa già domani mattina.

Una strada indicata dai giudici del tribunale fallimentare di Milano, che, respingendo l'istanza di fallimento, avevano parlato senza mezzi termini del rischio di un'imminente crisi grave.

E avevano suggerito, quasi imposto, procedure alternative al fallimento, tra cui appunto il ricorso alla ristrutturazione pilotata del debito.

Roba non semplice, per le troppe variabili e per le pendenze giudiziarie e non solo incombenti.

A partire dal primo presupposto su cui si muove la Compagnia e sulla quale hanno lasciato incertezza gli stessi giudici, ovvero il rinnovo della convenzione da 73 milioni con lo Stato.

Erroneo presupposto perchè quell'ipotesi è impossibile, perchè vi è già stato un pronunciamento secco dell'Autorità garante per la Concorrenza e perchè sarebbe roba da galera per chi firmasse un tale provvedimento!

Dunque verrebbe con certezza meno un regalo di Stato fondamentale per i conti già gravemente in rosso della compagnia.

A questo si aggiunge che per pagare i debiti bisogna vendere molte navi e come hanno scritto i giudici del tribunale fallimentare, questo farebbe venir meno la continuità operativa e gli stessi introiti.

Il tentativo di Onorato è chiaro: cercare di prendere tempo. Promettere un pò qua un pò là. Un pò alle banche che incombono e ai fondi del bond da 300 milioni.

Coperta corta, troppo corta per reggere il gioco e perchè qualcuno gli creda.

Ma è l'altrettanto vero che dinanzi alla prospettiva di perdere tutto qualcuno vorrà accontentarsi del poco.

Anche se questo non varrà per coloro che sanno che adesso possono ancora contare su un patrimonio in grado di soddisfare sufficientemente le soglie di rischio. Fra qualche mese con le vendite delle navi il patrimonio potrebbe non esserci più e gli asset spostati nella nuova società Onorato Armatori.

Onorato se, come si preannuncia, nelle prossime ore ricorrerà all'art.182 bis della legge fallimentare dovrà essere lui a dichiarare lo stato di crisi.

Secondo la norma l'imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all'articolo 161, l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull'attuabilità dell'accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei seguenti termini:

a) entro centoventi giorni dall'omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b) entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell'omologazione.

L'accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.

Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire titoli di prelazione se non concordati. Si applica l'articolo 168, secondo comma.

Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione.

Il tribunale, decise le opposizioni, procede all'omologazione in camera di consiglio con decreto motivato.

Il decreto del tribunale è reclamabile alla corte di appello ai sensi dell'articolo 183, in quanto applicabile, entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nel registro delle imprese.

Il tribunale, verificata la completezza della documentazione depositata, fissa con decreto l'udienza entro il termine di trenta giorni dal deposito dell'istanza di cui al sesto comma, disponendo la comunicazione ai creditori della documentazione stessa.

A seguito del deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti nei termini assegnati dal tribunale trovano applicazione le disposizioni di cui al secondo, terzo, quarto e quinto comma.

Se nel medesimo termine è depositata una domanda di concordato preventivo, si conservano gli effetti di cui ai commi sesto e settimo (9).

Dunque, Onorato sceglie di prendere tempo, di blindarsi qualche mese, sotto copertura giudiziaria, per poter completare le operazioni di messa in vendita del patrimonio.

Poi si vedrà.

Di certo gli investitori e i creditori non potranno dormire sonni tranquilli anche perchè l'autorità garante per la concorrenza si pronuncerà ai primi di novembre per la sanzione dei 29 milioni e lo stesso farà il tribunale di Milano per i 180 milioni di euro che Onorato deve allo Stato.

E poi c'è la proroga della convenzione già bocciata sonoramente dall'autorità garante per la Concorrenza che ha scritto senza mezzi termini: "Nel contesto normativo testé delineato, l’obiettivo di garantire la continuità aziendale della società risultante dalla eventuale fusione tra Moby e CIN anche successivamente al 18 luglio 2020 non pare in alcun modo una circostanza che possa giustificare una deroga ai principi più sopra menzionati e, dunque, consentire un’eventuale proroga della Convenzione rispetto alla sua naturale scadenza".

Sperare è lecito, restare con i piedi per terra conviene!