LO SCIPPO ALGERINO E LA FARSA ITALIANA - NESSUN ACCORDO CON L'ALGERIA

Alcune fonti governative italiane riferiscono di un accordo tra Algeria e Italia sullo scippo algerino del mare sardo.

Ovviamente la notizia è falsa! Totalmente falsa!

Peggio: è destituita di ogni fondamento, si tratta delle sparate di un sottosegretario agli esteri dei cinque stelle che straparla del niente pur di agitarsi su una vicenda che fa emergere sempre di più l'inconsistenza italiana sulla questione.

Già aver mandato cotanto rappresentante a trattare questa vicenda così grave e delicata lascia comprendere la pochezza con la quale l'Italia si rapporta su temi delicati e giuridicamente compromessi come lo scippo algerino.

Emerge, innanzitutto, un primo dato:questa inutile missione in Algeria nasce solo dopo la mia denuncia su quanto stava avvenendo nel silenzio più assoluto con la dichiarazione di zona economica esclusiva algerina davanti alle coste sarde.

Il governo italiano dormiva tanto da consentire agli algerini di continuare a gridare ai quattro venti che la titolarità di quegli spazi acquei davanti alla Sardegna erano ormai acquisiti!

Affermazioni supportate da dichiarazioni all'Onu e impugnate dall'Italia con uno scandaloso ritardo di otto mesi dall'adozione degli atti da parte del governo di Algeri.

Con una faccia senza pudore il prode rappresentante di Di Maio ha asserito che il governo algerino "non voleva in alcun modo occupare il mare davanti alla Sardegna".

C'è da domandarsi: con chi pensa di avere a che fare questo signore? Sa leggere una carta nautica? Sa comprendere l'occupazione che ne consegue da quelle coordinate iscritte in un decreto del presidente della repubblica algerina?

Un dato è certo stanno imbrogliando la Sardegna! Pur di tentare di nascondere il proprio fallimento raccontano frottole a buon mercato e cercano di ignorare i fatti, non le chiacchiere!

La verità è solo una: esiste un decreto presidenziale algerino che occupa il mare davanti alla Sardegna.

L'Italia, incapace di intendere e volere, con un inetto rappresentante del governo arriva a sostenere che l'Algeria non voleva occupare quegli spazi!!

E cosa voleva e vuole fare di grazia l'Algeria con quel decreto? Voleva forse organizzare una gita in barca a Carloforte?

Abbiamo a che fare con personaggi destituiti di ogni buon senso istituzionale e politico e stanno coprendo in maniera vile l'arroganza dell'Algeria.

Uno Stato serio, autorevole, con rappresentanti degni di questo nome, avrebbe dovuto chiedere la revoca di quel decreto e poi, solo dopo, sedersi al tavolo della trattativa.

E' l'abc di un negoziato tra due Stati.

Sedersi ad una trattativa con un governo che unilateralmente ha messo in atto uno scippo vigliacco e vile di quelle dimensioni significa accettarne l'arroganza e giocare in difensiva!

Affermare che si tratta di una partita tecnica, come ha fatto questo sottosegretario, è disarmante: roba da inetti di Stato!

Di quale questione tecnica stiamo parlando?

Uno Stato come quello algerino promulga un decreto presidenziale di occupazione di strisce di mare infinite che ci entrano in casa e qualcuno ha il coraggio di parlare di atto tecnico!

Siamo nelle mani di incompetenti senza scampo!

E sono ancora peggio coloro che danno spazio alle argomentazioni di questi inutili soggetti!

Non esiste, dunque, nessun accordo.

L'incontro ad Algeri, tanto declamato dal sottosegretario, non porta a casa niente, anzi, è l'ennesimo fallimento!

Resta in piedi lo scippo del mare e la commissione tecnica che si dovrebbe insediare a maggio è una farsa proprio perchè non solo non si è risolto il nodo politico ma resta anche quello giuridico di un decreto in essere che nessuno ha chiesto di revocare.

Quando uno Stato come l'Italia subisce senza colpo ferire un atto di questa gravità senza chiederne la revoca vuol dire che non solo non difende gli interessi del proprio paese ma favorisce palesemente quelli di un altro.

E non è un caso che non sia stato divulgato alcun documento firmato, probabilmente temono che emerga tutta l'inconsistenza di un viaggio inutile di un inutile rappresentante del governo italiano.