Difendere la Sardegna non è facile.

Quando lo fai a viso aperto ti accorgi che ci sono i nemici esterni, faccendieri e speculatori, e quelli interni venduti e proni al padrone di turno.

Preferisco i primi: te li aspetti, sono ricchi e potenti, capisci la logica violenta con la quale si rapportano alla loro ideale colonia da inquinare e sfruttare per i loro porci comodi, dai trasporti alle fogne, non fa differenza.

Provo disprezzo per quelli interni: quattro imbelli da quattro soldi bucati che impunemente attaccano me per difendere i profittatori e gli inquinatori della Sardegna.

Diciamo che c'ho fatto il callo. Li conosco da sempre, ne conosco vita morte e miracoli.

Sono subdoli e vigliacchi, capaci di vendersi la mamma pur di avere prebende e favori, vivono all'ombra di pseudo potentati locali, difendono amici e amichetti calpestando l'interesse di comunità intere.

Il caso di Magomadas è l'emblema: ho osato, senza alcun mezzo, se non la mia modesta e umile pagina facebook, di spiegare quello che stava accadendo in quel piccolo e dorato paese della Planargia.

Quell'escavatore che in aperta campagna fa una buca e un camion che riversa impunemente al suo interno i fanghi fognari provenienti dalla Puglia sono la rappresentazione chiara dei fatti.

Si stavano sotterrando nelle campagne di Magomadas e dintorni sostanze senza controllo e in violazione delle più elementari leggi di tutela ambientale.

Quelle stesse azioni le hanno compiute nelle terre dei fuochi.

Ho sentito raccontare che si trattava di un esperimento di miscelazione di terreno con quei fanghi.

Suvvia, ci possono essere alcuni cretini che ci hanno pure creduto ma non si può chiedere che ci credano tutti.

Quel filmato è la prova provata di quello che è successo in quelle campagne, ma anche di ciò che può continuare a succedere, visto che i controlli sono ridotti al minimo, dai porti alle campagne.

Basterebbe questo per chiudere la partita. Interrare rifiuti, fanghi fognari o qualsiasi altro scarto è vietato dalla legge.

Si inquinano i terreni, si inquinano le falde acquifere, si devasta l'ecosistema.

Non ci vuole uno scienziato per comprendere il rischio che corre la Sardegna.

Quando decine di cittadini di Magomadas mi hanno contattato per chiedermi di occuparmi della vicenda, potevo tranquillamente starmene a casa.

Non ho nessun incarico pubblico, non ricevo nessuna pensione di Stato, sono un libero cittadino sardo che ama la sua terra al di sopra di ogni interesse!

Ho già detto pubblicamente che la sonora sconfitta elettorale mi avrebbe indotto a rinunciare a qualsiasi contesa elettorale e non ho motivi per ripensarci.

Dal non avere interessi politico elettorali a fregarsene della propria terra, però, ce ne passa!

E questa vicenda, tutt'altro che emersa nella sua gravità, non poteva che indurmi a raccogliere quel grido di aiuto da parte di quella comunità.

Un cretino, amichetto del dispensatore di fanghi, disarcionato a pedate dai vertici del giornalismo, si è persino spinto a dire che si è trattato di un assalto mediatico.

Suvvia, per una paginetta di facebook addirittura assalto mediatico.

Il problema sono le notizie, le immagini, che a differenza delle chiacchiere da bettola sono prove provate.

E se quei video sono stati visti da 500.000 persone c'è un motivo che non potrete nascondere con qualche insulto al sottoscritto.

Il motivo sono i fatti: l'escavatore che buca il terreno in aperta campagna, il camion che scarica i fanghi fognari, l'escavatore che copre la buca.

Non sono immagini: sono chiodi che inchiodano!

Ho saputo che il dispensatore di fanghi fognari mi vorrebbe addirittura querelare: lo faccia subito e senza mediazioni di sorta, non perda tempo. Avanti, c'è posto.

Ci vedremo in tribunale! Del resto per me sarebbe l'ennesima occasione per spiegare il reticolato di interessi che hanno portato ad autorizzare a dieci metri dal paese di Magomadas un impianto per trattare 80.000 tonnellate di fanghi fognari.

Adesso la disfida secondo questi gentiluomini delle fogne altrui sarebbe tecnica.

Funzionerebbero persino i riscaldamenti di feci e deiezioni.

Peccato che nel paese sia stato leso il più universale dei diritti: quello di respirare.

Se un impianto sottrae il diritto a respirare aria sana e salubre vuol dire che va chiuso, senza se e senza ma!

E mi batterò, alla luce del sole,con i pochi mezzi di cui dispongo, per evitare che questo scempio ambientale possa essere proseguito.

E' legale che un impianto di quella natura sia stato autorizzato a ridosso, dentro di fatto, il centro abitato?

Solo nella repubblica delle banane poteva essere consentito.

Vedremo gli atti, che abbiamo richiesto, i verbali, le autorizzazioni.

Ma non per vedere se ci sono, ma per individuare i responsabili di quella autorizzazione e perseguirli in ogni tribunale!

Meglio che revochino, in sede di autotutela quella autorizzazione, se esiste!

La distanza dal centro abitato è condizione indispensabile per qualsiasi autorizzazione: chi l'ha rilasciata si è dimenticato di verificarla!

E poi ci sono io. Attaccato per aver difeso una comunità da soprusi e abusi.

Un signore che si ritrae in fascia tricolore, sindaco di un comune diverso da Magomadas, non ne faccio il nome perchè non voglio dargli alcuna notorietà, si è pure esibito in una reprimenda nei miei confronti.

Questa sottospecie di amministratore, anzichè difendere i suoi cittadini, accusa il sottoscritto di aver introdotto nel suo mandato di presidente della Regione modifiche alla legge che vieta l'invio in Sardegna di rifiuti extraregionali.

Siamo dinanzi ad un povero ignorante, nemmeno capace di leggere una norma e tantomeno di risalire alla sua generazione. Glielo spiegherò in poche righe così la prossima volta eviterà di fare la figura del cialtrone.

La prima legge, quella che vieta l'ingresso di rifiuti di qualsiasi natura, è stata approvata su mia forte spinta nell'aprile del 2001.

La legge n. 6 - Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2001) prevedeva:

"E' fatto divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire, nel territorio della Sardegna rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale".

La prima modifica a quella legge, per consentire l'accesso in Sardegna di materie prime per l'industria metallurgica, è stata introdotta con la legge n.8 del 19 giugno 2001.

La norma prevedeva che quelle materie fossero limitate alle produzioni metallurgiche ma vietando qualsiasi trattamento o smaltimento di rifiuti.

Se questo mediocre signorotto intriso di tricolore fosse stato più attento e meno servo dei padroni si sarebbe accorto che quella legge è stata approvata con 66 favorevoli su 66 presenti, compresi i suoi amici di partito!

La successiva modifica, l'unica sotto la mia presidenza, per i prodotti farmaceutici e sanitari è stata approvata con 36 voti su 37 presenti :legge Regionale 24 gennaio 2002, n. 3.

Dunque, lasci perdere. Faccia il sindaco, sino a quando ne avrà la fortuna, ma lasci perdere le ricostruzioni storiche. Per quelle servono consiglieri intelligenti e non cretini!

Qualche altro mi accusa di non essermi occupato delle vicende relative all'inquinamento del Sulcis.

Anche in questo caso stiamo parlando di qualche pseudo ambientalista che frequenta troppo spesso i salotti di proprietari di discariche e non aggiungo altro.

All'età di 23 anni un'autorevole giuria di giornalisti e scrittori mi attribuisce, insieme all'inviato del tg 1 Fabrizio del Noce, il premio nazionale di giornalismo Villa di Chiesa per aver "scoperchiato il malaffare e l'inquinamento ambientale del Sulcis con puntuali inchieste giornalistiche che hanno portato alla luce il grave inquinamento ambientale dell'area industriale di Portovesme"!

Inchieste che portarono al decreto di area di elevata crisi ambientale e al suo risanamento.

Da Sindaco di Iglesias, era il 1995, mi opposi duramente all'Eni, non a quattro cialtroni, che voleva realizzare la discarica di Genne 'e Luas!

Nonostante la pressione di 1500 lavoratori bloccai prima al Tar e poi al consiglio di Stato quella nefasta discarica sopra le falde acquifere di Campo Pisano.

Fu occupato il comune, ma non cedetti di un millimetro: per me veniva prima di tutto l'interesse alla salute della mia comunità e la salvaguardia delle falde acquifere!

Nei miei due mandati da sindaco vietai quello scempio!

Nel 2008 arrivarono in Sardegna i rifiuti campani, dopo una guerra santa quello scandalo fu bloccato.

A prendere i colpi di manganello della polizia c'ero io con tanti altri difensori della Sardegna.

Di questi quaquaraquà non c'era nessuno!

Sono abituato agli insulti, alle minacce e alle intimidazioni: non saranno certo questi quattro cialtroni a fermare una modesta, umile ma determinata guerra a faccendieri e speculatori della nostra terra, quelli esterni e quelli interni!

A testa alta e schiena dritta.