L'ultimo tango del Porto Canale

La Santa Alleanza ha sentenziato, senza appello: chiudere, senza se e senza ma.

I camalli di Stato hanno deciso, quel Porto Canale tra le rive di Macchiareddu e Santa Gilla è finito. Missione compiuta.

Il triangolo è politico, economico e altro ancora. Lo hanno deciso da tempo, ma con l'assenza di un minimo barlume di reazione la scelta può andare in porto senza perdere altro tempo.

Ci sono tutti. Grembiulini, potentati, faccendieri, professori, amministratori di compagnie portuali fattisi ricchi alle spalle dei lavoratori cacciati per strada.

Tutti con un pò del loro interesse, patrimoniale, politico e carrieristico.

La decisione è assunta, il Porto Canale domani chiude.

La maggior parte degli attori protagonisti sono ragazzi attempati e conoscono a menadito la celeberrima scena dell'Ultimo Tango a Parigi.

Ma non si porranno problemi.

Per l'occasione con una regia d'altri tempi hanno già scelto la location per la scena madre, la Prefettura.

I Sindacati, già convocati per domani mattina all'autorità portuale, hanno ricevuto in serata la disdetta temporale e logistica. Non la mattina ma la sera, con la penombra, non in porto ma in una sala dorata con vista mozzafiato.

Come nell'ultimo Tango a Parigi.

La notizia è assunta, decisa. Questo breve "riservato" magari scompaginerà qualche piano, ma non al punto di ribaltare la situazione.

Semmai, qualche ora, qualche giorno, per far maturare la scena cruenta.

Ma il porto chiude. Cecilia se ne va. Si, Cecilia, la Battistello.

La donna dal sorriso gentile, salita in tutti i sensi sull'altare dell'uomo tedesco dei porti, il potentissimo Thomas Eckelmann, saluta e se ne va, senza pagare pegno.

Anzi, forse chiedendo danni.

La conosco bene, Cecilia. Non foss'altro perchè 18 anni fa il porto canale di Cagliari era una landa desertica, senza nemmeno un containar in quella distesa di cemento.

Mai aperto.I notabili del Casic con accoliti vari ramificati come piovre non avevano mai dato seguito a quell'opera.

Inutilizzata a vita.

Mi misi a fare il giro delle sette chiese. Feci saltare per aria la concessione, data ai padroni del porto di Genova con altre ramificazioni italiche con l'unico intento di tenere chiuso il Porto di Santa Gilla.

E c'erano riusciti. Con una classe politica sarda prona e bieca come la storia ha segnato.

Incontrai Cecilia, la Battistello. Donna dal fascino elegante e segreto. Per lei la parità di genere era un optional. Dal giorno ho deciso di non sposarmi per timore di trovare una donna capace di trattare così male un marito!

Ero timido al cospetto di tanta donna. La guardai estasiato per i tratti monegaschi ma le dissi: il Porto di Cagliari è un'opportunità per la Sardegna, ma lo è sopratutto per chi lo saprà gestire.

La mia regola, le spiegai, è: non fidarsi.

La concessione si può affidare al vostro gruppo, la Contship a condizione che rispettiate giorno dopo giorno i carichi di traffico segnati nel cronoprogramma. Che facciate gli investimenti e che questi siano verificabili costantemente.

Al primo ritardo, fuori.

Cecilia, sorriso d'angelo aveva capito. Ma per evitare incomprensioni lo feci tradurre dalla mia interprete al marito.

Giusto per evitare l'annosa piaga de su maccu e su sabiu.

Filò tutto liscio. Il porto entrò nei grandi circuiti, le potenzialità crescevano a dismisura, avviai le procedure per decretare la zona franca.

Feci con non poche difficoltà approvare una legge dello Stato che sanciva la nascita della piastra logistica euromediterranea della Sardegna.

Perno e cerniera dei collegamenti tra Gibilterra e Suez, tra Nord Africa ed Europa.

La Sardegna al centro dei grandi traffici merci nel mercato di libero scambio del Mediterraneo.

Niente da fare. Ho retto sino a quando ho potuto. Già nel 2015 denunciai quello che stava avvenendo. Tutti in silenzio. Tutti! Nessuno escluso. Denunciavo i faccendieri che si vendevano i lavoratori in cambio di società di comodo nate per fottere i lavoratori e sostituirli con clientele a bassa costo. Usa e getta. Imperterriti, come talpe sotterranee erodevano il porto. Sino a sfinirlo.

E ora il quadrilatero della morte. Cecilia si chiude a Tangeri, per intercettare tutti i grandi traffici mondiali poco prima di Gibilterra. La scusa, supportata da molti riscontri, è plateale: a Cagliari ha trovato cretini e inetti nella politica sarda e non solo. Nessuno che l'abbia controllata, ammaliati non certo dal sorriso!

Poi arriva Xi! Quello a cui volevano vendele la Saldegna. Fa la finta di venire a Cagliari, ma il porto nemmeno glielo fanno vedele.

E, infatti, i camalli di Stato chiudono il cerchio poco dopo. Genova, Palermo, Trieste. Est, Ovest e sud.

Lega e Pd a Genova, Lega in Friuli, in Sicilia di tutto di più.

E la Sardegna? Le forze politiche, tutte, leader compresi, si sono impegnati a riconoscerle il ruolo di isola nella Costituzione. E tutti fessi e contenti!

Domani non solo si chiude il Porto canale, non solo Cecilia da l'addio, ma cancellano la storia geografica della Sardegna, delle sue potenzialità e del suo ruolo in mezzo al mare. Forse per sempre.

Isola e isolata. Nessuno lo dirà, nessuno sarà esplicito.

Certo, qualche spiraglio ci può ancora essere, ma per dirla con le parole di un fulgido esperto della politica sarda servono aquile, non cruccueusu!