PILI: URANIO, MILITARE MORTO IN BOSNIA CONDANNA DEFINITIVA PER LO STATO

POCHE ORE FA LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI ROMA

IL MINISTERO DELLA DIFESA AVEVA MANDATO I MILITARI IN BOSNIA SENZA NESSUNA PROTEZIONE E TUTELA NONOSTANTE SI CONOSCESSE IL PERICOLO URANIO

TANTI MILITARI SARDI DA ANNI NELLE STESSE CONDIZIONI CHIEDONO GIUSTIZIA

“Il sergente è morto per colpa dell’uranio impoverito e per la mancata e omessa protezione nelle missioni internazionali. La Corte d’Appello di Roma si è pronunciata: il ricorso del ministero della Difesa è respinto. La sentenza pubblicata poche ore fa dalla cancelleria della Corte non lascia adito a dubbi. La morte di un sergente dell’esercito italiano impegnato nelle missioni militari in Bosnia, appena ventenne, è direttamente connessa al teatro di guerra e all’esposizione di sostanze nocive a partire dall’uranio impoverito. Restano valide, per la Corte d’appello, tutte le conclusioni con le quali il Tribunale di Roma ha condannato al risarcimento i familiari della vittima. Un risarcimento superiore ai 700.000 euro che il ministero della difesa dovrà pagare non appena la sentenza passerà nelle mani del Tar per quanto riguarda l’aspetto giurisdizionale risarcitorio. La Corte d’Appello ha confermato in tutti i punti decisivi la sentenza di primo grado: sussisteva dunque il nesso causale tra la patologia contratta dal defunto e l’esposizione del predetto alle sostanze nocive in occasione del servizio prestato nella missione internazionale di pace in Bosnia. E ancora: sussistevano, in definitiva, tutti i requisiti per configurare una responsabilità del ministero della Difesa ex art.2043 cc, per aver colposamente omesso di adottare tutte le opportune cautele atte a tutelare i propri militari dalle conseguenze dell’utilizzo dell’uranio impoverito”.

Lo ha comunicato poco fa il deputato sardo di Unidos Mauro Pili, che tutelando per la privacy il nome del sergente, ha reso noto il dispositivo con il quale la corte d’appello ha respinto il ricorso del ministero della Difesa.

“Si tratta di una sentenza rilevantissima per i contenuti - ha dichiarato Mauro Pili capogruppo in commissione d’inchiesta Uranio Impoverito – perché afferma in modo inequivocabile il nesso causale tra la malattia e la partecipazione alle missioni in Bosnia e le aree dove sono stati utilizzati proiettili all’uranio impoverito. Si tratta – sostiene il deputato di Unidos - di un assunto fondamentale che conferma la validità e l’improcastinabilità della norma di legge da me proposta in cui si fissa il principio del nesso causale consolidato tra l’insorgenza tumorale e l’esercizio in aree gravate dall’utilizzo di uranio impoverito, sia nelle missioni internazionali che nei poligoni di esercitazione, con particolare riferimento a quelli sardi”.

“La nettezza della decisione del Tribunale e ora della Corte d’appello sul nesso causale, contrastato in tutti i modi dal ministero della Difesa, è ormai un punto fermo sul piano giurisprudenziale – ha detto Pili - che non lascia margini ad ulteriori tentativi maldestri dello Stato di non assumersi la responsabilità di quelle centinaia di vittime legate all’esercizio delle missioni o delle esercitazioni in aree gravemente contaminate. Occorre trasformare questa costante giurisprudenza in norma cogente in grado di ripristinare quel rapporto di lealtà tra lo Stato e gli stessi militari. L’accanimento con il quale il ministero della Difesa ha contrastato queste decisioni dei tribunali è deprecabile sia sul piano istituzionale e ignobile su quello umano. Ora che anche questa sentenza è acquisita, grazie all’impegno incessante dell’osservatorio e dei sui legali, non resta altro tempo da perdere. Il Presidente della Camera porti subito all’esame del parlamento le proposte di legge e assuma un’iniziativa urgente per sanare , per quanto possibile, questo vulnus vergognoso per lo Stato”.

“Governo e Presidente della Camera – ha concluso Mauro Pili - non ci costringano ad azioni di mobilitazione per rivendicare un diritto che si sta consolidando nelle aule di tribunale ma continua ad essere avversato e negato nelle aule parlamentari”