TZIA CHIARINA, ABBANOA E LA SOCIETÀ CHE PRODUCE MISSILI

Fatti e misfatti in una terra martoriata da imbecilli e servi

Quella che sto per raccontarvi è una storia vera. Verissima.

Accaduta nel terzo millennio nell’isola di Sardegna. Terra bombardata da terra, da mare e da aria.

Un popolo vittima di bombe, missili ma anche idiozia e servilismo.
Specifico che si tratta di una storia realmente accaduta perché in pochi potrebbero crederci.

Tzia Chiarina, nonnina di Orosei, ha lasciato la terrena Baronia nel lontano 1975, alla veneranda età di 93 anni. Senza figli e senza eredi. La casa pare l’abbia destinata alla Chiesa, che l’ha tenuta inutilizzata.

Mai e poi mai avrebbe potuto immaginare di poter sottoscrivere da defunta un contratto con la famelica società sanguisuga che gestisce l’acqua nell’indifesa isola di Sardegna.

Eppure, a ridosso del ventesimo anno dopo il Grande Giubileo di Cristo, Abbanoa, la società che gestisce il servizio idrico, è riuscita laddove solo il Messia aveva potuto, la resurrezione!

Incline ai miracoli, la società che toglie ai poveri per gettare i soldi nell’eremo dello spreco ha saputo fare quello che nessuno aveva mai osato solo pensare: contrattualizzare i defunti.

Ovvero, far pagare l’acqua a coloro che pur essendo morti e sepolti avevano lasciato nella terrena dimora casa vuota e abbandonata.

Quarantaquattro (44) anni dopo la sua serena dipartita Tzia Chiarina è stata richiamata per saldare i debiti con l’innominabile società, pregressi e attuali, persino consumi incrementati negli ultimi quattro mesi!

Roba da non credere!

Eppure il diavolo, si sa, fa le pentole ma non i coperchi, perché di questa storia non sia sarebbe saputo niente se la società non avesse inventato un sistema di distribuzione delle bollette pari a quella del porta a porta, dove ferisce ferisce!

Ti possono lasciare la fattura in una pizzeria, in un bar, in un’edicola. Dove capita te la lasciano. Non potendola consegnare nel santo sepolcro di Orosei l’hanno lasciata per strada.

Sino a farla arrivare al sottoscritto, noto simpatizzante della “buona ed economica” gestione della risorsa idrica da parte di Abbanoa e dintorni.

Il diavolo, dunque, ha fatto le pentole ma si è dimenticato del coperchio.

E Abbanoa, pur avendo tentato l’arduo esercizio della resurrezione di inesistenti clienti, non ha saputo adeguarsi alle più elementari disposizioni del magistero cristiano.

E del resto, dopo aver tentato il ritorno in vita di Tzia Chiarina, avrebbe dovuto esercitare il sacramento della Penitenza che offre al peccatore la «possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione».

Niente da fare! Abbanoa non solo non si pente ma persiste con pratiche aggressive, infondate e persino stregonerie di dubbio gusto.

Tzia Chiarina avrebbe oggi 137, un po’ troppi anche nella terra dei centenari per non indignare chiunque.

Chiederle arretrati e pagamenti su consumi presunti 44 anni dopo la morte è roba da stregoneria pura.

Roba da “va de retro Abbanoa”!

Eppure questa storia, vera e documentata, apre involontariamente o magari per divina provvidenza l’armadio degli scheletri di questa società blasfema che osa perseguire persino i morti!

La domanda è semplice: com’è possibile che una signora di 93 anni passata a miglior vita 44 anni fa riceva una bolletta di Abbanoa, società nata nel 2006?

Chi ha firmato quel contratto? Chi si è preso la briga di incrociare i dati del 1975 con quelli delle utenze di Abbanoa nata nel 2006?

Non so! Ci sarà qualche chiarimento ma di certo quello che ho scoperto esaminando il caso è roba da far rabbrividire.

Abbanoa, infatti, oltre a tentare la resurrezione si è applicata anche nel campo della reincarnazione, cercando di trasformare il diavolo in acqua santa.

Non si spiega diversamente il motivo per il quale alle soglie del 2016 Abbanoa abbia bandito una gara d’appalto per predisporre un nuovo sistema informativo-informatico per gestire la bollettazione e quant’altro, compresa la banca dati di 750.000 utenti, e l’abbia affidato, udite udite, alla fabbrica che produce missili, bombe e che gestisce di fatto i poligoni militari di Quirra, Teulada e Capo Frasca.

Cosa c’entra la società di Camillo Crociani, l’uomo che porto di fatto alle dimissioni del capo dello Stato Giovanni Leone?

Cosa c’entra la Vitrociset con Abbanoa e le sue bollette fuori controllo?

Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo fare un passo indietro per capire chi è Camillo Crociani e cosa fa la Vitrociset.

Il fondatore della fabbrica di missili, aerospazio e aerei da combattimento fu protagonista di uno dei più grandi scandali di corruzione al mondo, lo scandalo Lockheed. Lui scappò e si riparò a Città del Messico prima di essere raggiunto da un mandato di cattura internazionale.

La Vitrociset, la sua società, però, continuò nel suo lavoro, anzi. Sotto l’egida della seconda moglie e della giovane figlia la società incontrò fasti insperati, sino ad arrivare ai vertici dello Stato.

Ancora oggi controlla i sistemi delle più delicate strutture di sicurezza della Repubblica, armamenti tra i più sofisticati, missili e bombe, aerei, sino agli apparati dell’ultima generazione degli F35!

In Sardegna non c’è foglia che si muova che Vitrociset non voglia, da Capo Frasca a Quirra, passando per Teulada. Si occupa di tutto e di più. E nessuno la tocca, non foss’altro che negli ultimi anni è stata guidata da un signore che si chiama Mario Arpino, che nella vita ha fatto il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

L’uomo più potente a capo di esercito, aeronautica e marina che lascia le pubbliche stellette e si mette a servizio della potente società privata. Generali al servizio del dollaro armato!

E’ la Vitrociset, con la smania di mettere le mani ovunque che si candida a governare Abbanoa, la società che distribuisce o dovrebbe distribuire acqua in lungo e in largo per la Sardegna.

La gara d’appalto di Abbanoa ha un titolo complesso ma in sostanza si cerca una società che gestisca il sistema informatico informativo di 750.000 utenti.

Roba per gente esperta, ma non tanto esperta da saper lanciare missili, satelliti e mettere le mani tra F35 da combattimento.
E, invece, vince Vitrociset. Appalto da una vagonata di soldi: oltre cinque milioni per rifare software e la sua gestione, ricaricare e aggiornare i dati.

La reincarnazione del diavolo in acqua santa, però, non sembra essere nelle corde di Abbanoa.

Il risultato è tanto catastrofico quanto il silenzio che regna sulla vicenda.

Secretata, come se il segreto di Abbanoa dovesse restare chiuso nelle segrete mura in eterno.

Peccato che siano inciampati su Tzia Chiarina.

Mi domando come sia stato possibile un tale errore di una signora deceduta 44 anni fa sia finita nelle grinfie di Abbanoa che allora nemmeno esisteva.

Conosco i meandri e i documenti mi arrivano in un attimo per spiegarmi nel dettaglio cos’è successo e cosa sta succedendo.

La missione di Vitrociset e Abbanoa è miseramente fallita, appalto rescisso, con Abbanoa che chiede alla società missilistica 55 milioni di danni.

Roba da mille e una notte.

Dai verbali del contenzioso si legge di tutto e di più. Ma c’è un passaggio che non sfugge: Vitrociset nella migrazione dei dati dal vecchio sistema a quello nuovo ha commesso un errore madornale, secondo Abbanoa, e il risultato è che tutti i dati sono andati a farsi benedire!

Una catastrofe. 750 mila dati infilati in caselle sbagliate, una migrazione finita in faida, numerica e alfanumerica!

Contenzioso milionario. Il sistema BLU SIRIS va a puttane e il contratto con Vitrociset viene lanciato su Marte.

Le accuse sono letali:

1) non sono stati forniti, o lo sono stati tardivamente, forniti parti fondamentali e irrinunciabili dei processori;

2) mancato funzionamento di intere parti del sistema previste nel progetto e, soprattutto, il mancato intervento per correggere e risolvere i problemi di funzionamento;

3) nessuna o irregolare assistenza contrattuale manutenzione applicativa, non eseguita nei tempi, modi e garanzie definite;

4) e poi il cuore del problema da cui certamente nasce il caso di tzia Chiarina. La mancata corretta esecuzione della migrazione dei dati da vecchio a nuovo sistema, che risultava eseguita, in parte, con generazione di rilevanti alterazione di dati;

6) nessun documento in grado di rendere Abbanoa autonoma nell’operatività a regime;

Abbanoa è un fiume in piena contro Vitrociset: del tipo ci eravamo tanto amati, adesso ci caviamo gli occhi.

La società della risurrezione scarica ogni problema a quel contratto fallito, mancate bollettazioni, ritardi, mancata applicazione di norme.

Vitrociset se ne frega e fattura tutto o quasi e Abbanoa paga, in parte ma paga.

Fatture emesse per € 5.301.961,16 oltre IVA, liquidate e pagate da Abbanoa per € 3.443.486,94 oltre IVA.

Un bagno di sangue, ovviamente sempre con i soldi dei sardi!

Abbanoa ha già speso quasi 50.000 euro di spese legali, ma non ha cavato ancora un ragno dal buco.

La citazione di Vitrociset è roba da jackpot.

Abbanoa avanza una richiesta di risarcimento verso Vitrociset di oltre 15 milioni di euro, mentre, per adesso, chiede di fatto altri 40 milioni di euro per le fallimentari economie gestionali.

Roba da far accapponare la pelle. Altro che risurrezione e reincarnazione. Siamo al De profundis, senza assoluzione, con colpa grave.

Espiate le pene nell’inferno della vergogna assumendovi sino in fondo le responsabilità di questo scandalo.

Lasciate in pace Tzia Chiarina.