TESTO INTEGRALE ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA CONTRO PROROGA TIRRENIA

Ecc.ma
PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA
Via Golametto n. 12 (Piazzale Clodio)
00195 ROMA (RM)

E-mail: procura.roma@giustizia.it

Oggetto: esposto su Convenzione Servizi di continuità territoriale con la società Cin – Tirrenia – proroga

Il sottoscritto Mauro Pili, in qualità di Presidente del Movimento Unidos e legale rappresentante della petizione sottoscritta da 63.492 cittadini per la revoca della convenzione tra la società Cin-Tirrenia e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, rivolge alle SS.LL. il seguente esposto denuncia relativamente all’ipotesi di proroga della richiamata convenzione.


Con atto Repertorio 54 del 18 luglio 2012, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha stipulato con la società CIN, Compagnia Italiana Navigazione, già Tirrenia, la convenzione per l’esercizio di servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico servizio o le isole maggiori e minori, ai sensi dell’articolo uno, comma 998 della legge 27 dicembre 2006, numero 296 e dell’articolo 19 ter del D.L. 135/2009 convertito con modificazioni dalla legge 166/2009.

L’articolo 4 dell’atto richiamato dispone l’efficacia, validità e durata della convenzione: 1. Il rapporto oggetto della presente convenzione a efficacia a decorrere dal 18 luglio 2012 e termina il 18 luglio 2020.

L’articolo 7 della medesima convenzione recita: 1. E’ disposto il corrispettivo per la durata della convenzione che recita: uno per lo sorgi mento dei servizi di cui alla presente convenzione, il ministro dell’infrastrutture dei trasporti verserà la società un corrispettivo pari a euro 72 685 642 per il 2012 e per ciascuno degli anni della durata della presente convenzione.

In data 1 novembre 2019, il quotidiano La Nuova Sardegna riporta le dichiarazioni dell’assessore regionale dei trasporti della regione Sardegna il quale testualmente afferma: “La scorsa settimana sono andato a Roma al ministero. Mi hanno ripetuto che preparano il nuovo bando ma non sono scesi nei dettagli. E mi hanno rassicurato che in ogni caso ci sarà una proroga”;

L’esposto che segue ritiene necessario sottoporre all’attenzione dell’Ecc.ma Procura fatti ed elementi utili a verificare l’esistenza o meno di un piano prestabilito o perseguito da uno o più soggetti teso a favorire la società Cin con l’illegittima e illegale proroga di una convenzione di quasi 73 milioni di euro senza alcuna evidenza pubblica e facendo leva su ritardi volutamente o indirettamente accumulati nella predisposizione degli atti necessari a dispiegare una nuova continuità territoriale;

Considerato che sin dal 18 luglio 2012 il Ministero delle Infrastrutture e trasporti è a piena conoscenza della scadenza della convenzione con la Società Cin prevista per il 18 luglio 2020 risulterebbe di gravità inaudita che, come riferito dall’assessore regionale, il Ministero, attraverso indicazioni dell’organo politico e nella fattispecie il Ministro o un suo delegato, o per diretta iniziativa degli uffici, stesse perseguendo atteggiamenti e comportamenti tesi a favorire la proroga della Convenzione richiamata;

A supporto della valutazione sul siffatto possibile atteggiamento, oltre alle dichiarazioni dell’assessore regionale, va segnalato che la tempistica indispensabile per l’espletamento di una procedura di evidenza pubblica di tale portata, soprattutto per quanto riguarda il rilievo internazionale della necessaria competizione, appare già superata o in fase di superamento;

In tal senso si fa richiesta affinché l’Ecc.ma Procura possa accertare se il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti abbia attivato tutte le necessarie procedure al fine di evitare qualsivoglia ipotesi di illegittima e illegale proroga della Convenzione stessa;

In tal senso si chiede di valutare se siano stati compiuti o meno comportamenti o atti, o il ritardo degli stessi, che possa configurare reati di abuso di ufficio, salvo che il fatto non costituisca un più grave reato;

Si chiede inoltre di accertare se il Ministero delle Infrastrutture abbia predisposto o abbia compiuto atti tesi alla proroga della Convenzione richiamata che si configuri come grave violazione delle norme in materia di affidamento dei contratti attraverso procedure diverse rispetto a quelle ordinarie nonché il controllo sulla corretta applicazione della specifica disciplina derogatoria prevista per i casi di somma urgenza e di protezione civile;

Il mancato esperimento di procedure ad evidenza pubblica, laddove previste come in questo caso, costituirebbe evidente danno per lo Stato e nel contempo arricchimento diretto di un soggetto terzo nella fattispecie la società Cin;

Tali «violazioni gravi» si configurano qualora si perseguano atti, come nel caso della proroga, facilmente prevedibili con congruo anticipo, in questo caso otto (8) anni e per negligenza o per pianificata inefficienza non siano stati messi in essere i provvedimenti necessari per lo svolgimento regolare degli affidamenti.

Ai sensi delle norme vigenti vanno intese «violazioni gravi» in materia di affidamenti di servizi pubblici:

• l’affidamento di contratti pubblici senza previa pubblicazione di bando o avviso nella GUUE, nella GURI, sul profilo di committente della stazione appaltante e sulla piattaforma digitale dei bandi di gara presso l’Autorità, laddove tale pubblicazione sia prescritta dal Codice;

• l’affidamento mediante procedura diversa da quella aperta e ristretta fuori dai casi consentiti, e quando l’affidamento abbia determinato l’omissione di bando o avviso ovvero l’irregolare utilizzo dell’avviso di pre-informazione di cui all’art. 59, comma 5, e all’art. 70 del Codice.

• l’affidamento diretto in capo all’altro operatore concorrente e la mancata applicazione del Codice.

Va altresì segnalata la possibile violazione delle regole della concorrenza che determina la violazione, a sua volta, dell’obbligo di servizio del dirigente preposto, potendo generare il c.d. «danno alla concorrenza», espressione con cui si indica il danno subito dall’Amministrazione a causa della condotta del funzionario che stipuli un contratto in violazione delle regole di evidenza pubblica che impongono il previo esperimento di una gara al fine di garantire la possibilità di scegliere, nell’ambito di un adeguato numero di imprese partecipanti, la migliore offerta conseguibile per la acquisizione di beni e servizi oggetto della gara;

Alla luce delle affermazioni rese dall’assessore dei trasporti si riscontra che uffici del Ministero avrebbero sostenuto la possibile proroga della convenzione richiamata configurando in tale disponibilità profili di responsabilità penale che si chiede all’Ecc.ma Procura di accertare;
E’ fin troppo evidente che tale dichiarata predisposizione alla proroga della Convenzione possa costituire un’eventuale responsabilità di natura penale connessa alla l’«abuso di atti di ufficio» (artt. 323 codice penale), che presuppone l’intenzione del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio di procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o di arrecare ad altri un danno ingiusto;
Sul punto è significativa la pronuncia della Corte di Cassazione n. 26610/2018, che ha ravvisato la fattispecie penale nella condotta del pubblico ufficiale perchè il dolo «prescinde dall’accertamento dell’accordo collusivo con la persona che si intende favorire, potendo essere desunta anche dalla macroscopica illegittimità dell’atto (Corte di cassazione n. 57914 del 28/09/2017)».

Risulta del tutto evidente che una eventuale proroga possa configurare reati come la «corruzione» di cui art. 319 codice penale considerato che nel Piano Nazionale Anticorruzione 2015, richiamato nel relativo Aggiornamento per il 2018, l’ANAC riporta che «l’impostazione della strategia di acquisto è cruciale per assicurare la rispondenza dell’intera – e più ampia – procedura di approvvigionamento al perseguimento del pubblico interesse, nel rispetto dei principi enunciati dall’art. 2 del Codice dei Contratti Pubblici» e tra gli eventi rischiosi si annoverano «l’attribuzione impropria dei vantaggi competitivi… mediante l’improprio utilizzo di sistemi di affidamento, di tipologie contrattuali (ad esempio, concessione in luogo di appalto) o di procedure negoziate e affidamenti diretti per favorire un operatore… l’abuso delle disposizioni in materia di determinazione del valore stimato del contratto al fine di eludere le disposizioni sulle procedure da porre in essere… ovvero, comunque, favorire determinati operatori economici»;

In questo scenario si colloca la predisposizione di un progetto di fusione per incorporazione di Moby S.p.A in Compagnia Italiana di Navigazione S.p.A. ai sensi dell’art.2501-bis del codice civile;

Nel progetto di fusione a pag. 19 del testo depositato all’archivio ufficiale delle C.C.I.A.A. si può leggere: tale convenzione sia attualmente in essere per il periodo 2012-2020 con termine nel luglio 2020. Lo scenario ipotizzato prevede una proroga nei termini della convenzione in attesa del completamento dell’iter di aggiudicazione che si ipotizza perfezionato oltre l’orizzonte di Piano;

Si tratta, come si può ben comprendere, di una gravissima comunicazione sociale resa ufficialmente da parte del sign. Alessandro Onorato, vice Presidente esecutivo della Moby S.p.A che senza aver alcuna apparente certezza di tale ipotesi la fornisce ai mercati come elemento di fatto acquisito inducendo in valutazioni economiche prospettiche errate e non attendibili considerata l’inconsistenza delle affermazioni contenute nel piano;

Affermare, come ha fatto il vice presidente della Moby, che si prevede una proroga dei termini costituisce già di per se un’ipotesi di reato sulla quale si chiede all’Ecc.ma Procura di valutare dolo nelle affermazioni riportate nel Piano ed, eventualmente, su quali presupposti tali scenari sono stati posti in modo così rilevante alla base di un Progetto di fusione così delicato e complesso;

A tal proposito si fa rilevare che proprio alla luce di quel Progetto di Fusione l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha aperto e concluso in data 4 marzo 2019 una procedura di valutazione:

AS1568 - SERVIZIO DI TRASPORTO MARITTIMO TRA L'ITALIA CONTINENTALE E LE ISOLE MAGGIORI E MINORI;

Si fa rilevare che in data 13 febbraio 2019, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in base alle competenze conferite dall’articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, ha deliberato di formulare al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti alcune osservazioni in relazione alla Convenzione per l’esercizio di servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico servizio tra l’Italia continentale e le Isole maggiori e minori, in scadenza a luglio 2020, in particolare alla luce dell’avvenuta delibera di fusione per incorporazione di Moby S.p.A. (di seguito, “Moby”) in Compagnia Italiana Navigazione (di seguito, “CIN”), attuale titolare della summenzionata Convenzione.

L’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato in relazione all’ipotizzata proroga contenuta nel Progetto si esprime in maniera chiara e netta: “Nel contesto normativo testé delineato, l’obiettivo di garantire la continuità aziendale della società risultante dalla eventuale fusione tra Moby e CIN anche successivamente al 18 luglio 2020 non pare in alcun modo una circostanza che possa giustificare una deroga ai principi più sopra menzionati e, dunque, consentire un’eventuale proroga della Convenzione rispetto alla sua naturale scadenza”;

A questi rilievi sostanziali relativi alla Convenzione risulterebbe insostenibile una ipotesi di proroga per le gravissime contestazioni, poi sanzionate, della stessa Autorità Garante laddove sono state riscontrate gravissime violazioni normative e comportamenti inauditi da parte delle società CIN e Moby che hanno disposto un vero e proprio “sistema” di discriminazioni e di lesioni gravi di diritti economico imprenditoriali di numerosi operatori sardi;

Ci si limita in questa sede a riportare le conclusioni dell’Autorità sui fatti riscontrati dalla Guardia di Finanza e che meriterebbero approfondimento anche sul piano penale:

a) che le società Moby S.p.A. e Compagnia Italiana di Navigazione S.p.A. hanno posto in essere un abuso di posizione dominante in violazione dell’art. 102, lettera b), TFUE, consistente in un’unica e articolata strategia tesa all’esclusione dei concorrenti, attuali e potenziali, nei mercati rilevanti, intenzionalmente realizzata per il tramite di un’azione di boicottaggio diretto e indiretto nei confronti delle imprese di logistica che si erano rivolte ai concorrenti, per scoraggiarle dall’avvalersi dei loro servizi di trasporto marittimo;

b) che le società Moby S.p.A. e Compagnia Italiana di Navigazione S.p.A. pongano immediatamente fine ai comportamenti distortivi della concorrenza di cui alla precedente lettera e si astengano in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quelli oggetto dell’infrazione accertata al punto precedente;

Si ritiene, in conclusione, sottoporre all’Ecc.ma Procura la possibilità di accertare la veridicità delle affermazioni rese dall’assessore regionale in merito alle asserite disponibilità di indefiniti funzionari del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e a tal fine ed eventualmente individuare la responsabilità nell’ambito della convenzione oggetto di questo esposto;

Infine chiede
che l’Ecc.ma Procura della Repubblica adita Voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordine ai fatti esposti in narrativa, valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti.

Formula altresì denuncia-querela qualora dagli accertamenti emergessero fatti di reato procedibili a querela di parte.

Chiede infine di essere avvisato ex art. 406 c.p.p. in caso di richiesta di proroga delle indagini preliminari ed ex art. 408 c.p.p. in caso di richiesta di archiviazione.
Deferenti Ossequi. Mauro Pili