SUBITO INDAGINE DEL MINISTRO SUL CASO IGLESIAS - INTERROGAZIONE DI MAURO PILI

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute

  • Per sapere - premesso che:

nella giornata di lunedì 10 aprile 2017 nell’ospedale Brotzu di Cagliari è deceduta una giovane madre che il sabato precedente aveva dato alla luce due gemelli nell’ospedale Cto di Iglesias;

la scomparsa della giovane madre di Iglesias ferisce un'intera comunità e pone interrogativi che non vanno omessi, seppur nel profondo rispetto del dolore;

si tratta di interrogativi che vanno posti, non per la mera ricerca della polemica, della contestazione, ma per fare chiarezza, per evitare semmai che si piangano altre madri e altre morti;

si ha il dovere morale innanzitutto di auspicare chiarezza sui fatti e le drammatiche conseguenze;

il sottoscritto interrogante ha la certezza, che i medici, il personale paramedico, abbiano fatto di tutto e di più per salvare la vita della giovane madre;

osservatore i fatti si ha il dovere di rilevare e far rilevare che qualcosa non ha funzionato;

si tratta ancora una volta di una gestione della sanità pubblica in Sardegna, nel Sulcis in particolar modo, che conferma disorganizzazione e malasanità;

sono numerosi e reiterati gli atti di sindacato ispettivo, ancora senza risposta, che il sottoscritto interpellante ha sottoposto al Ministro relativamente ad evidenti e gravi situazioni inerenti l’ospedale Cto, la chiusura dell’ospedale Santa Barbara e la complessiva gestione delle strutture ospedaliere nel territorio del Sulcis;

non è ipotizzabile prevedere quali episodi abbiano inciso nella vita di questa giovane ragazza, la magistratura ha aperto un fascicolo, ma resta la scansione temporale di quel parto a generare molti dubbi e tante perplessità;

la sequenza dei fatti è chiara: sabato mattina il parto cesareo al Cto di Iglesias, nascono i due gemellini, la sera di sabato le prime avvisaglie di qualcosa che non sta andando per il verso giusto;

alle 23 di sabato 9 aprile scatta l'allarme sangue. La procedura che viene messa in campo è da brivido. I telefoni degli ospedali si rincorrono. Al Cto non c'è il sangue. Non c'è nemmeno al Santa Barbara. Occorre tipizzare il sangue della paziente. Il personale per questa operazione non è in servizio. Si deve allertare l'autista reperibile che vive fuori Iglesias. Deve andare al Santa Barbara, prelevare il frigomedico, andare al Cto prendere le provette del sangue della paziente e correre a Carbonia, ospedale Sirai, attendere la lavorazione e ritornare al Cto con il plasma. Non bastano due ore. Le sacche del sangue non sono sufficienti. Nel cuore della notte ne serve altro. Si salta solo la procedura della tipizzazione, già fatta in precedenza. Ma il percorso è analogo. Corsa al Sirai a Carbonia e ritorno, un'altra ora almeno per raggiungere Iglesias;

appare gravissimo che nell'ospedale Santa Barbara di Iglesias non esista più la scorta di sangue per le emergenze;

è grave che i frigomedici portatili siano dislocati al Santa Barbara e non, invece, al Cto dove ci sono i reparti facendo perdere alle operazioni un altro quarto d'ora preziosissimo per i pazienti;

nella sequenza temporale, l'indomani, Domenica 10 aprile, la situazione è grave;

viene disposto il trasferimento al reparto di rianimazione dell'ospedale Santa Barbara. Nosocomio chiuso in tutto e per tutto in gran fretta, senza accertarsi dell'efficienza del trasferimento nel devastato cantiere del Cto;
risulta operativo al Santa Barbara di Iglesias solo il reparto di rianimazione;

lo sballottamento della paziente della paziente è solo agli inizi;
sino a domenica gli ospedali coinvolti in questo vai e vieni sono tre: Cto, Santa Barbara ad Iglesias, Sirai di Carbonia per l’approvvigionamento del sangue;

nella giornata di Domenica subentra il quarto ospedale, il Brotzu di Cagliari, dove la paziente viene trasferita e dove morirà il giorno dopo;
è di gravità inaudita che nel 2017, in un paese civile, si debba rincorrere la vita per quattro ospedali nel giro di 48 ore;

il diritto alla vita e alla salute viene messo troppo spesso a repentaglio da gestioni dissennate e stolte di chi pensa che la salute sia un costo e non un sacrosanto diritto;

in questo caso c'è di peggio, una gestione che fa acqua da tutte le parti compresa una Asl, quella del Sulcis, che risulta essere senza ambulanze del 118 efficienti ed è costretta a rivolgersi alle associazioni di volontariato per avere i mezzi di soccorso;

se non intenda nell’ambito delle proprie competenze promuovere una verifica immediata e puntuale dei fatti riscontrabili relativamente al decesso della giovane madre, riscontrando i tabulati delle entrate in servizio e delle procedure di approvvigionamento del sangue e la stessa organizzazione procedimentale della sanità nella asl di pertinenza;

se non intenda inviare ispettori ministeriali considerata la gravità del decesso e il grave rischio che non siano stati garantiti i livelli essenziali di assistenza per la gestione strutturale delle strutture ospedaliere della regione Sardegna con particolare riferimento a quelle del Sulcis Iglesiente;