SILENZIO, QUEI RIFIUTI RADIOATTIVI DI CUI NON SI DEVE PARLARE

INTERROGAZIONE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI SUI RIFIUTI RADIOATTIVI USCITI DAGLI IMPIANTI ENI ORA SARAS

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno - Per sapere - premesso che:

il 14 marzo scorso in un mezzo in uscita dagli impianti Sarlux di Sarroch sono stati rilevati radionuclidi gravemente superiori alla norma;

i Rifiuti radioattivi usciti dagli impianti della Saras con alte concentrazioni radioattive sono stati intercettati all’ingresso degli impianti di smaltimento di Settimo San Pietro;
per tre volte sono stati scansionati confermando la presenza di radionuclidi;

il camion trasportava rifiuti industriali provenienti dai cantieri Sarlux del petrolchimico ex Versalis di Sarroch (acquisiti di recente dal gruppo) ha fatto scattare l’allarme radioattività durante i controlli effettuati dalla ditta di trasporti S.E. Trand di Settimo San Pietro;

il carteggio tra la S.E. Trand e la Prefettura, allertata in seguito alle verifiche effettuate dalla società dedita allo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non, fa rilevare che il carico di rifiuti (sei interruttori estratti da una cabina elettrica inquadrati inizialmente come materiale contenente amianto) ha fatto registrare la presenza dell’isotopo radioattivo Radio 226, che decade in 1600 anni;

stando sempre alle verifiche condotte dalla società, i rifiuti provenienti dal petrolchimico di Sarroch presentano una radiazione pari a 0,55 microsievert per ora, a contatto con il materiale contaminato (0,24 a un metro). Per la legge italiana, il limite di radiazioni a cui una persona può essere sottoposta in un anno è pari a 1 millisievert (vale a dire 1000 microsievert), oltre a quelle provenienti dal fondo naturale;

i sei interruttori sono stati messi in sicurezza dalla S.E. Trand, pur avendo respinto il carico;

la società non è infatti autorizzata allo smaltimento di quel tipo di rifiuti: quel materiale è, dunque, formalmente irricevibile secondo il responsabile tecnico della S.E. Trand Fabrizio Coni;
i rifiuti – automezzo incluso – sarebbero stati messi in sicurezza all’interno di un capannone sito a debita distanza dalla popolazione e dai lavoratori, come verificato anche dai Vigili del Fuoco;

occorre porre fine a gravissime negligenze e omissioni su questioni gravi per la salute e l'ambiente, a partire dal pericolo radioattivo;

i fatti sono stati nascosti per giorni, e solo nei giorni scorsi si è appreso dell’intervento della prefettura di Cagliari che non ha comunque fatto nessun comunicato pubblico sull'accaduto;
sono sempre più frequenti nello stabilimento di Sarroch falle nei sistemi di controllo ambientale, oltre la gravissima compromissione ambientale dell'area;

non aver reso noto che all'interno degli impianti erano presenti questo tipo di componenti, seppur l'area e quegli impianti appartenessero alla società Versalis, del gruppo Eni, é un fatto di gravità inaudita;

si continua a registrare un approccio superficiale e omissivo su un tema così delicato come quello radioattivo;

si tratta ora di capire quanti lavoratori sono stati a contatto con quegli impianti e il livello di esposizione raggiunta;

tutto questo conferma che si sta sottovalutando e e coprendo un allarme ambientale sempre più grave in ogni realtà industriale della Sardegna;

il lavoro e la salute non possono essere barattati in cambio della vita;

se il governo abbia avuto notizia di quanto riscontrato nell’area industriale di Sarroch e nel centro di smaltimento di Settimo San Pietro;

se non ritenga di dover risalire alle cause del contenuto radioattivo e le responsabilità per il trasporto inadeguato e negligente di quel carico radioattivo nell’area cagliaritana;

se non ritenga di dover valutare attraverso l’Eni il numero dei lavoratori e i periodi di possibili esposizioni degli stessi all’interno di quegli impianti;