SILENZIO! CI FOTTONO IL MERCATO DEL PECORINO "ROMANO"

Uso il verbo più eloquente perchè in un clima da festival la sobrietà resterebbe inascoltata. Ci stanno "fottendo" il mercato del pecorino romano e nessuno dice niente. Preferisco scriverlo in termini espliciti e senza fronzoli per evitare che qualcuno domani, svegliandosi, possa dire di non essersene accorto o, peggio, di non averlo capito.

Lo denuncio da mesi, con atti e documenti, ma da ieri ho la certezza assoluta di quanto sta avvenendo: il partito democratico, con una lobby laziale, con il braccio armato del ministro dell'agricoltura sta pianificando il più grande imbroglio mai messo in piedi ai danni della Sardegna e del settore lattiero caseario dell'isola.

Un piano di complicità e connivenze senza pudore. Con nomi e cognomi.

In pratica il ministro dell'agricoltura ha in animo di accogliere la richiesta di una lobby laziale sospinta dal Pd e dalla Coldiretti Romana di registrare il marchio di denominazione di origine protetta per il "cacio romano".

Una vera e propria truffa che mira ad usurpare alla Sardegna il "Pecorino Romano", nome protetto e affidato alla tutela del Consorzio pecorino romano.

Basti solo un dato: la Sardegna produce il 95% del "pecorino romano", la cui denominazione "romano" è inutilizzabile in qualsiasi altro prodotto.

Lo vieta la legge, lo vietano tutte le convenzioni internazionali, da quella di Stresa del 1951 ad oggi. Per l'Unione Europea il nome proprio "Romano" si può usare solo per il pecorino, nome proprio inviolabile.

Pensate se qualcuno si inventasse il cacio "reggiano", imitando il "parmigiano reggiano" dop. Lo arresterebbero immediatamente.

Se questo accade in Sardegna, invece, silenzi e connivenze.

Anzichè scendere in piazza e cominciare a spaccare i timpani ad una classe politica inutile si sta in silenzio. A guardare.

A guardare che ci fottano il mercato più importante degli Stati Uniti, introducendo un prodotto con lo stesso nome proprio del "Romano",un "Cacio romano" che costerà molto meno ma andrà ad occupare un mercato legato al marchio consolidato del Pecorino romano.

Non ditemi: basta cambiare nome e chiamarlo Pecorino Sardo. Non diciamo eresie. E' come se il proprietario della Coca Cola, rinunciasse al suo marchio perchè qualcuno lo sta imitando o usurpando.

Il "Pecorino Romano" è prodotto in Sardegna al 95%. Le vicende della storia hanno usurpato il nostro prodotto chiamandolo Romano. Un nome "Romano" per un figlio geneticamente tutto sardo.

E secondo qualcuno ora dovremo rinunciare ad un nostro figlio solo perchè la storia coloniale lo ha chiamato Romano.

La legge ha assegnato alla Sardegna, al Lazio e alla Toscana la facoltà di produrre il "pecorino Romano" ma, lo ribadisco, il 95% si produce in Sardegna.

Con quel prodotto nel Dna totalmente Sardo, ma Romano di nome, sono state conquistate fette imponenti di mercato. Cedere il prodotto o il nome significherebbe cedere un pezzo rilevante di Sardegna. Idiozia allo stato puro.

E nessuno lo può fare perchè le leggi lo vietano!

Ieri, in commissione Agricoltura della Camera, ho illustrato la mia proposta per il rilancio del comparto agropastorale della Sardegna.

Dalle risorse da mettere in campo al divieto assoluto di clonare il pecorino con il "cacio Romano". Ho spiegato l'illegalità e l'illegittimità di una simile maldestra operazione.

Dopo di me il Pd ha calato la maschera.

La lobby è venuta pietosamente allo scoperto.

A svelare il furto in atto c'ha pensato la faciloneria del capogruppo del Pd in commissione agricoltura intervenuto in modo grottesco a sostenere la tesi del Cacio romano.

Dopo aver confuso i polli di renzi, con quelli di renzo, questo ardito onorevole ha parlato di guerra tra poveri.

Poveretto, non ne capisce niente. Non conosce le leggi e parla a vanvera, dice quello che il partito e il ministro gli impongono. Ovvero, devono portare a casa il "cacio romano" per la tracotanza del Ministro e dei suoi commensali.

I sardi del Pd in silenzio. Argomento tabù. Non possono contrastare il volere del partito, anche se in ballo c'è il futuro della Sardegna. Chiedono qualche soldo, ma sono pronti al silenzio sulla partita più importante.

Non resta che prepararsi alle barricate.

Domani inoltro l'esposto alla commissione europea e poi assemblee in ogni angolo della Sardegna per spiegare che se passa questa operazione non ci sarà più futuro per il "pecorino romano" e conseguentemente per la pastorizia sarda.

Se nessuno reagirà registreranno illegalmente il cacio romano, lo metteranno nelle mani di qualche multinazionale di amici, foraggeranno il mercato, useranno il nome "Romano" nelle campagne promozionali e il gioco sarà fatto.

Chi non lo capisce è un cretino, chi sta al gioco è un servo!

Per quanto mi riguarda non mi arrendo.

Spero di non essere il solo!