SCARICHI FOGNARI & RIFIUTI: ESPOSTO ALLA PROCURA, SI SONO DIMENTICATI DI MISURARE LE DISTANZE

La prima nozione che ti insegnano per progettare una casa è la distanza tra confinanti. Tre, cinque, dieci metri da sempre sono l'ossessione di tecnici, geometri, ingegneri, architetti. E' la prima verifica che si deve fare, poi tutto il resto. Te lo insegnano alle scuole elementari!

La stesso metro vale per insediamenti di dubbia compatibilità, da quelli industriali a quelli artigianali, figuriamoci tra quelli che inquinano l'aria e rendono rischiosa la salubrità.

E le norme sono stringenti: se non le rispetti non ci sono deroghe, devi demolire e ripristinare la stato dei luoghi. Senza se e senza ma.

E' l'abc dell'urbanistica, dell'edilizia, del governo del territorio.

Se non fosse così affianco al panificio potresti realizzare uno stoccaggio di fanghi fognari, vicino ad un'ospedale un erogatore di salmonella e via discorrendo.

E mentre su molte norme si può tentare di dar linfa all'interpretazione più conveniente nelle distanze no. Il metro è un'unita di misura non elastica e se la norma prescrive 300 metri dalla prima casa non possono essere 299. Figuriamoci se la violazione è il doppio di quella prescritta.

Il caso di Magomadas è tanto grave quanto incredibile. Roba da Procura della Repubblica, nonostante la vigilia di Natale.

E' impensabile che nessuno abbia messo mano alla misurazione della distanza tra quella sorta di impianto di riciclo fognario e il centro abitato di Magomadas.

Si è agito come se niente fosse, senza porsi il benchè minimo problema di quei poveri cittadini fantasma, ignorati e schiacciati da una burocrazia distratta e da una politica troppo attenta agli affari fognari.

In due anni di verifiche, autorizzazioni a metà, nulla osta provvisori, nessuno ha verificato le norme sulle distanze tra il centro abitato e la gestione di rifiuti e fanghi fognari. Nessuno!

Quel che sto scrivendo l'ho già notificato alla Procura della Repubblica, perchè valuti eventuali reati, responsabilità, omissioni e dichiarazioni mendaci.

Il rispetto della norma è condizione essenziale della stessa procedura autorizzativa.

L'autorizzazione provinciale lo prescrive nelle prime righe: Dichiarazione sostitutiva sottoscritta da professionista abilitato, redatta ai sensi del D.P.R. 445/2000, attestante la conformità dell’intervento proposto alla vigente pianificazione regionale in materia di gestione dei rifiuti;

Dunque, la norma di riferimento è la vigente pianificazione regionale in materia di gestione di rifiuti, ovvero il PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI, approvato con deliberazione della giunta regionale n. 69/15 del 23 dicembre 2016.

519 pagine di codici, regole, e distanze. Vincoli integrali, non derogabili per alcun motivo.

A pagina 461 la tavola delle distanze: tutela integrale per la distanza degli Impianto di recupero, di trattamento e di stoccaggio (compresa la selezione, produzione compost, digestione anaerobica, produzione CSS,stabilizzazione sostanza organica dei rifiuti urbani).

Campo di applicazione del sistema vincolistico, categorie, gradi di vincolo, enti di riferimento.

La norma non lascia scampo, se tratti sostanze organiche, produci compost, realizzi stoccaggi, devono essere rispettate tutte le distanze obbligatorie dagli Insediamenti dei Centri abitati, con una tutela prevista del massimo grado: integrale.

E la norma recita testualmente:

distanze dai centri abitati: "Si escludono all’interno degli strumenti urbanistici vigenti le aree comprese in una fascia di 300 m dall’intero perimetro del centro abitato definito secondo il vigente codice della strada.

Distanze da Funzioni sensibili, come asili, scuole, case di riposo ect. Anche in questo caso Tutela integrale:

"Si escludono all’interno degli strumenti urbanistici vigenti le aree comprese in una fascia di 1.000 m da strutture scolastiche, asili, carceri, ospedali, case di riposo".

Ente di riferimento per la norma: Assessorato regionale della difesa dell’Ambiente.

Il legislatore chiarisce anche gli aspetti più di dettaglio e aggiunge:

- le distanze sopra riportate si misurano dalla recinzione dell’impianto considerato;

- le distanze sopra riportate si intendono distanze minime dagli impianti considerati a prescindere dalla presenza di eventuali opere di mitigazione previste in progetto;

Dunque se la geometria e la matematica non sono materie filosofiche significa che quell'impianto in base alla normativa prescritta nell'autorizzazione doveva essere ubicato a 300 metri dalla prima casa dal paese e 1000 metri dalla prima scuola.

E siccome il metro per sua natura non è un elastico e le case e le scuole non si sono spostate negli ultimi 20 anni, la misurazione è roba da ragazzi.

Pubblico i rilievi satellitari, ma basterebbe anche un passo da un metro per rendersi conto che quell'impianto ha violato e non di poco la tutela integrale prevista dalle norme richiamate nell'autorizzazione.

I 300 metri obbligatori dal centro abitato di Magomadas si sono assottigliati ad appena 158 metri. Uno sforamento quasi doppio dell'obbligo di legge.

Per non parlare, poi, della distanza dal caseggiato delle scuole di Tresnuraghes. Doveva essere rispettata la distanza di 1.000 metri e invece la distanza è di appena 657 metri.

Chi ha dichiarato il falso? Chi ha omesso il controllo? Chi ha rilasciato autorizzazioni e nullaosta senza verificare quell'elemento imprescindibile e fondamentale?

Se ne occuperà la Procura di Oristano alla quale ho trasmesso un esposto circostanziato limitandomi per adesso al tema indiscutibile delle distanze.

Per il resto attendo di conoscere la relazione finale dell'Arpas e decidere le prossime azioni.

Un consiglio spassionato mi sentirei, però, di darlo a quei poveri funzionari che hanno sulla groppa la responsabilità di aver rilasciato qualche autorizzazione magari sospinti da qualche pressione politica:

verificate le norme, rilevate le distanze e se, come ho detto, le distanze sono state gravemente trasgredite, revocate in sede di autotutela ogni atto che avete approvato e sottoscritto.

E sempre meglio fermarsi, prima di spingersi oltre.

L'autotutela ha le stesse funzioni delle distanze, basta un passo amministrativo ulteriore e si rischia il precipizio.

Meglio il buon senso di una revoca in sede di autotutela che perseverare nell'errore o peggio nel misfatto.

La potente lobby delle fogne ha ramificazioni forti e sempre più estese, in ogni angolo di Sardegna arrivano ogni giorno rifiuti di ogni genere e nessuno dice niente.

Accettare questo degrado è da complici. Meglio reagire e denunciare, per il futuro della Sardegna e dei suoi figli!