SCANDALO VIRUS, QUEL TAMPONE CON 13 GIORNI DI RITARDO

Ho pubblicato la mia denuncia sul dramma del professore di agraria ieri pomeriggio.

http://www.unidos.io/vergogna-virus-sardegna-pazienti-in-quarantena-abbandonati-da-tutti/

Con tanto di documento. Invocavo un tampone che per 13 giorni è stato vergognosamente negato.

13 giorni sì, perchè dal 18 di febbraio scorso le strutture sanitarie regionali erano perfettamente informate del caso del professore universitario, risultato stanotte colpito dal virus.

La moglie del docente aveva scritto e mandato mail alle strutture sanitarie su quello che stava accadendo, chiedendo soccorso e aiuto.

La risposta è stata silenzio. Niente tampone, niente visite.

Poi ieri mattina ricevo l'appello della famiglia, disperata. Estremo tentativo per farsi sentire.

Il docente universitario, messo in quarantena con la famiglia solo il 1° marzo, stava male ma nessuno si era posto il problema di una visita o di un tampone di verifica.

Eppure altri 12 convegnisti di Udine, dove aveva partecipato, erano risultati positivi.

Scrivo: racconto le storie di abbandono di tre casi in Sardegna, Iglesias, Olbia e Cagliari, appunto la drammatica situazione del docente cagliaritano.

La gentile moglie del professore, con animo gentile ma sofferente, mi racconta la devastante storia che la sua famiglia stava vivendo: il marito, dieci giorni fa, era stato ad un convegno in Friuli, seminario per pochi eletti. Professori di Agraria. Diversi dalla Sardegna.

Rientrano tranquillamente, salvo, poi, emergere sul docente i sintomi evidenti della malattia. Febbre alta, tosse e quant'altro.

Dopo qualche giorno si scopre la positività al virus in dodici colleghi provenienti da Perugia, Napoli, Torino, Croazia. Il dipartimento di Udine viene chiuso e si allertano le università che avevano inviato docenti.

La famiglia, con un foglietto che pubblico, mandato rigorosamente via mail, viene messa in quarantena dal 1 marzo al 6 marzo!

Sono trascorsi ben 13 giorni da quando la famiglia aveva messo nero su bianco con pec quello che stava avvenendo. La risposta arriverà solo il 1° marzo.

Con 13 drammatici giorni di ritardo.

Quarantena per tutta la famiglia con 13 giorni di ritardo rispetto alla segnalazione, senza tener conto che le strutture sanitarie non hanno disposto sin da subito l'isolamento del figlio che frequenta una scuola superiore di Cagliari!

Il docente sta sempre peggio. Nonostante tutto, però, non si attiva alcuna corsia preferenziale di messa in sicurezza di un paziente in quarantena insieme alla sua famiglia.
Gli ribadiscono: dovete stare a casa, come a scaricarsi dell'ingombrante fardello!

Il tortuoso cammino con i telefoni che non rispondono, che ti mettono in perenne attesa e poi tu, tu, tu....è la prova provata di un abbandono che scorre nelle corde vocali di chi mi parla con voce flebile e provata da tanta ignavia che la mortifica come moglie, madre e donna!

Un calvario che stava degenerando: cosa doveva fare una famiglia di Cagliari in quarantena per chiedere soccorso, come in questo caso, di urgente soccorso?

Sono costretto a scrivere, ultimo baluardo per segnalare a chi non sente il grido di dolore e di palese di abbandono.

Per farsi sentire bisogna avere il coraggio di urlare.

L'appello di ieri è forte e chiaro:

muovetevi, date risposte a queste famiglie in quarantena, se chiedono aiuto non fate finta di niente. Agite con rapidità, stabilite protocolli, squadre di pronto intervento. Non lasciatele e non lasciateli soli. Dategli la possibilità di accertare che non esiste il virus e se esiste date la possibilità di perseguire il percorso inverso.

Non fare tamponi era ed è da trogloditi! E' roba da terzo mondo. E' roba da chi vuole nascondere qualcosa sotto il tappeto. I problemi si affrontano se esistono non si nascondono. Il danno potrebbe essere devastante.

A coloro che hanno dichiarato sintomi prima di altri doveva essere fatto il tampone, senza tergiversare.

Eppure in questo caso si sono attesi 15 giorni!!!

Stamane, dopo la denuncia, arriva il tampone.

Stasera quel riscontro che si sperava non arrivasse mai: positivo.

Si attenderà il controesame dell'Istituto Superiore di Sanità ma è difficile l'errore.

Di certo a quest'ora non si è ancora deciso cosa fare con il paziente, se ricoverarlo o meno, tutto rinviato a domani mattina.

Altro tempo e altra santa pazienza di una famiglia lasciata sola.

Domani saranno eseguiti i tamponi anche per i familiari, anche per loro con 15 giorni di ritardo nonostante la diretta connessione con un familiare che era stato a diretto contatto con chi aveva contratto il virus!

La speranza è che tutto si concluda per il meglio, ma le responsabilità vanno individuate e perseguite.

Non si può continuare a prendere in giro i Sardi con quotidiani proclami sull'efficienza della macchina sanitaria. E' una balla. E questa è la drammatica dimostrazione.

Le parole del Presidente della Regione e del suo assessore della sanità sono semplicemente offensive dinanzi a famiglie abbandonate a se stesse, che hanno ricevuto un pò di attenzione solo dopo una pubblica denuncia, con 13 giorni di ritardo!

Tutto ciò è inaccettabile e intollerabile!