SARDI? NO, GRAZIE. PER LA SANITA' SOLO COMPAGNI

E' luglio inoltrato, nell'anno del Signore 1992. Caldo afoso nell'antica Villa di Chiesa. Nella piazza Municipio, già dalle prime ore dell'alba, convergono dalle viuzze i profumi dei sughi già in lenta cottura. Il quadrilatero è il concentrato del potere temporale e spirituale, su due lati vescovado e cattedrale, sugli altri due Municipio e uffici comunali.

Il siparietto della politica propone le dichiarazioni programmatiche del neo sindaco di Iglesias,l'avvocato cagliaritano Francesco Macis, forestiero! Senatore di lungo corso ma la sua dimestichezza con Iglesias è pari a quella del Santo Padre con la mecca.

Il partito, il Pci, lo ha mandato a fare il sindaco in una terra sconosciuta dopo il crollo delle giunte di sinistra travolte dagli scandali. Sconosciuto, in terra ignota. E' un professionista della politica, al di sopra delle parti, dicevano dalla segreteria del soviet. Sarà un buon sindaco, ripetevano come un mantra. I compagni lo esaltavano: è persino il capogruppo del partito in commissione stragi. In effetti ad Iglesias c'era stata una strage, l'11 maggio del 1920, minatori uccisi in pubblica via. Il richiamo sembrava, comunque, un pò datato e i responsabili di quell'eccidio da tempo erano stati individuati.

Il giorno dell'esordio è topico: nel bel mezzo di una replica ad una mia interrogazione confonde come se niente fosse Serra Perdosa con Col di Lana, come confondere a Cagliari S.Elia con Monreale, a Sassari Latte Dolce con Bancali. Parti opposte.

Il sussulto del pubblico è prima mugugno, poi sarcasmo, e infine sentenza: oh Macis, itta tottu sesi strecchendi? (Oh Macis cosa tutto stai schiacciando?)

La voce di Antonello Cordedda, uomo elegante e sopraffino quanto tagliente e schietto al momento giusto, irrompe come un fulmine nella monumentale sala consiliare. Risate e gelo.

Mai frase fu più ripetuta da quel giorno. Divenne un mantra, sino al 2 agosto 1992, quando Macis lasciò lo scranno di Sindaco ancor prima di aver imparato a distinguere Col di Lana e Serra Perdosa.

Ieri, poco prima delle 22.00, un glaciale tweet del presidente della Regione informava che la giunta regionale era rinviata, sospesa, congelata. Niente nomina del super manager per la Asl unica. In realtà, però, il soviet, come per Macis ad Iglesias, aveva già deciso: in Sardegna mandiamo Favattaro, Francesco all'anagrafe di un comune sconosciuto, radici in Emilia romagna ma forse anche in Toscana! Clandestino! Forestiero. Incapace di distinguere Nurra e Barigadu, capace di confondere Esterzili con Bonarcado.

I compagni non si preoccupano: è dei nostri, ripetono, serve uno fuori dai giochi! Uno come la Dirindin! Conosce la sanità, ha grandi esperienze, affermano i sostenitori degli asini che volano! Pigliaru ha ricevuto il bigliettino da Firenze e non può che richiamare la bocconiana esperienza del Signor Favattaro Francesco, per far digerire ai riottosi la nomina di chi dovrà governare il centro di potere più potente della Sardegna.

Ma perchè si scegli un manager, o presunto tale, che arriva d'oltre Tirreno?

Per due ragioni fondamentali: per gestire il potere in presa diretta con il paravento di un manager clandestino e dall'altra per fargli mettere la faccia sui tagli e sulla distruzione della sanità sarda. Uno che non usa il bisturi ma l'accetta.

Ci sono ospedali da tagliare, da chiudere, servizi da cancellare, tutto finalizzato a foraggiare i gangli del sistema del potere economico e sanitario.

La logica dell'operazione è chiara: togliere ai territori poveri e concentrare tutto sugli interessi delle lobby sanitarie. Chi meglio di uno forestiero in terra sarda può fare tutto ciò? Di certo lo farà Favattaro Francesco, uomo di partito, tagliatore di teste e di ospedali.

I codardi di turno, Pigliaru e compagni, dopo aver affidato l'acqua ad un forestiero spacciatosi per sardo, ora privatizzano la sanità affidandosi ad un clandestino senza fissa dimora.

In realtà studiando le carte di Favattaro se ne trova di ogni genere.

Quella che balza agli onori delle cronache è l'affermazione del suo ultimo presidente di Regione, l'Abruzzo, tale D'Alfonso, quello che ha fatto ripartire subito i voli low cost. Uomo del Pd anch'egli, ma forse più accorto.

Del suo manager prima della sonora cacciata dice: Zavattaro, ricorrendo alle proroghe di servizi scaduti, avrebbe fatto lievitare i costi di milioni di euro - lui ha parlato «di 60 milioni che possono diventare 120» - rinunciando al meccanismo dei ribassi che sarebbero stati fatti se gli appalti si fossero svolti. Sempre il governatore abruzzese: Zavattaro è ricorso troppo alle costose proroghe.

Alla faccia del risparmio!

Chi non conosce la lingua sarda è il Ministero dell'economia e delle Finanze che, nonostante tutto, invoca il grido di dolore che spadroneggiò a lungo per Iglesias.

Pare che, esaminando i bilanci di una delle ultime Asl governate da Zavattaro, il ministero dell'economia abbia sussultato: oh Zavattaro itta tottu sesi strecchendi?

Per la gestione della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti il ministero scrive: nel 2012 presenta una perdita d'esercizio di nove milioni di Euro. Solo nell'anno precedente, il 2011, c'era un sostanziale pareggio.Cosa è accaduto in un anno?

Stessa sorte peggiorativa per il patrimonio netto della Asl che arriva a meno cinquantaquattro milioni, ben ventiquattro milioni in più rispetto allo scorso anno.

C’è, poi, il dato più inquietante: il debito per mobilità interregionale ed extra regionale, cioè per cittadini che si curano altrove, salvo che nella propria Asl, che ammonta a duecentocinquantasei (256)milioni di euro, pari al 38% del debito complessivo che raggiunge la cifra record di seicentotrentacinque (635) milioni contro i 572 del 2011, ovvero 63 milioni in più in un solo anno.

Ma il leit motiv di "Itta tottu sesi strecchendi" piace anche alla corte dei conti che contesta i bilanci dell’esercizio 2012-2013 della stessa Asl. Irregolarità, raccontano le cronache di allora, che potrebbero far perdere la poltrona al direttore generale Francesco Zavattaro se, entro i 60 giorni previsti dalla legge, non provvederà a correggere gli errori e a rientrare nei ranghi seguendo alla lettera le indicazioni della giustizia contabile.

Il magistrato contabile ci va giù pesante: Irregolarità e criticità sotto il profilo contabile. Nel lungo elenco anche la progressiva chiusura in negativo dei bilanci: 2010, meno 11 mln e 475 mila euro; 2011, meno 589 mila euro; 2013, meno 8 milioni e 896 mila euro.

Dunque straniero è bello, se spende male e aumenta i debiti anche meglio.

Alla faccia di una sanità vicina ai cittadini, con Zavattaro in Abruzzo è aumentata anche l'emigrazione sanitaria.

In Sardegna con l'arrivo di questo pseudo super manager di partito brindano anche Alitalia e Tirrenia!

Come direbbe la voce austera del popolo rivolgendosi al Presidente della Regione: oh Pigliaru ma itta tottu sesi strecchendi?