SARDEGNA, L'ISOLA CIRCONDATA DAL MARE E DAI PIRLA

Mi perdonerete se userò parole forti e ricorrerò ad espressioni erotiche poco eleganti per affrontare l’ultima moda che pervade la Sardegna: l’insularità in Costituzione.

Ho evitato sino ad oggi di intervenire sulla questione perché speravo nel rinsavimento collettivo. Così non è stato.

Ho pure tentato con il dovuto tatto di far comprendere anche ai promotori il grave danno che si rischia di fare alla Sardegna con queste inutili propagande che perseguono l’unico risultato possibile: porgere il fondo schiena ai vichinghi di turno.

E onde evitare la postuma e annosa piaga del non sapevo, non conoscevo, non ho riflettuto, oso, qui e sommessamente, tentare di spiegare ai generosi promotori di questa inutile causa che sarebbe meglio indirizzare il proprio impegno in azioni più concrete e tangibili.

La questione è semplice: un ampio comitato si è fatto promotore dell’inserimento dell’insularità in Costituzione.

Il problema non è l’obiettivo ma il mezzo e il percorso con il quale si vuole raggiungere un concreto risultato.

Perseguire l’inserimento in Costituzione dell’insularità è come se un povero cittadino di Abbasanta per andare a Ghilarza, i due paesi sono attaccati, facesse un giro largo raggiungendo Olbia, prendendo la nave per andare a Genova, per poi raggiungere Milano in treno, fare scalo a Firenze, raggiungere la stazione Termini a Roma, passare con un tram alla Stazione Tiburtina, prendere un regionale per raggiungere Civitavecchia, aspettare il giorno dopo il traghetto per Cagliari, arrivare in piazza Matteotti dopo due giorni, attendere una freccia sarda che ti porta a Macomer, aspettare il pullman e, passando per Abbasanta, raggiungere Ghilarza!

Salvo poi accorgersi che a Ghilarza quell’ufficio che cercava era stato chiuso!

Inserire l’insularità in Costituzione è la stessa identica cosa: significa perdere tempo, non raggiungere l’obiettivo, trovare la cassa vuota e rendere la Sardegna ancor più vulnerabile.

E’ tempo perso, con il deretano rivolto all’aria senza protezione alcuna, anzi!

In questa povera terra violentata da profittatori e venditori di fumo occorre onestà intellettuale per dire le cose come stanno.

Poco importa se si è maggioranza o minoranza. Poco importa se si hanno i quotidiani a favore o contro.

Anche una seppur flebile e silenziata voce ha il dovere morale di lanciare un modesto ma accorato appello per evitare il danno estremo.

E se parlo di danno estremo lo dico con cognizione di causa ben sapendo che gli interlocutori di Roma e Milano, di destra o di sinistra, non attendono altro che un regalo come l’insularità.

Cosa volete che gliene fotta ai vichinghi del nord o ai brontosauri di Roma di scrivere nella Costituzione che la Sardegna è un’isola?

Quando capiranno che con quella “straordinaria” conquista del niente potranno avanzare ogni pretesa in cambio saremo belli che fottuti.

I prodi italiani rivolgeranno ai sardi la domanda fatidica: volete che scriviamo in Costituzione che la Sardegna è circondata dal mare?

L’apoteosi dell’idiozia sarà farneticante. La ricorsa ai meriti dell'imponente conquista renderà le porte del paradiso inaccessibili per sopravvenuto incastro nelle ante d’accesso di genti provenienti da ogni dove.

Li vedo già in fila sui traghetti della Tirrenia, Renzi, Salvini e Di Maio protesi verso l'isola per intestarsi la conquista!

Si sfideranno a colpi di crociere intorno alle coste per dimostrarci il loro smodato credo nell'isola di Sardegna.

Chiederanno ad Onorato di fargli fare il periplo della costa per rafforzare la rivoluzione costituzionale che da carta dei diritti diverrà carta geografica!

E in nave traghetteranno anche il doge di Venezia e il bauscia lombardo, entrambi festanti. Che già sospirano per il dopo che verrà!

Grideranno alle genti sarde la conquista ottenuta: siete un’isola grazie a noi!

E vedo già la plètora di servi serventi osannare consoli e proconsoli baciando mani e facendo selfie! Le strade bagnate di lacrime commosse per la grande conquista.

E poi? Poi svegliatevi!

Se avete deciso di farvi prendere per il culo fate pure, ma non pensiate di farlo con il silenzio di tutti i sardi!

Scrivere in Costituzione la parola insularità è roba da pirla, per dirlo come lo direbbero i lumbard.

Veneto e Lombardia hanno armato bazooka nucleari per rapinare 36 miliardi di euro ai fondi di coesione e noi cosa facciamo?

Noi, novelli pirla, chiediamo di metterci il mare intorno alla Sardegna!

Loro bazooka e noi margheritine. Loro il celodurismo e noi il deretano!

Grazie alle trovate insulari, ci stanno fottendo.

Chiediamo mare e ci daranno mare, loro chiederanno soldi, anche e soprattutto nostri, e riceveranno soldi!

Da che mondo e mondo la Costituzione non dà e non stanzia soldi, nemmeno un euro. Non c’è nemmeno un articolo della Costituzione che attribuisce parametri certi di riparto di denaro.

Dell’art. 3 della Carta del resto se ne sono fregati per oltre 70 anni nonostante fosse uno dei pilastri della Costituzione.

Sapete cosa dice l’art.3?

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Parole al vento, ignorate per settant’anni con la tracotanza di qualcuno che vorrebbe persino ribaltare il principio con un mero atto amministrativo, vedasi salviniani e trogloditi vari, regalando soldi e poteri alle già ricche regioni del nord!

L’art.1 della Santa Carta arriva persino ad affermare con sacralità indiscutibile che “la Nazione è fondata sul lavoro”. E si vede!

Se la nazione è fondata sul lavoro perché non scrivere anche che la Sardegna è fondata sul mare?

Lasciate perdere!

Non proseguite su questa annosa strada che vi porterà nel burrone inconsapevole della mera propaganda fine a se stessa, concentrate gli ammirevoli sforzi sull’insularità concreta e non su quella effimera!

Insularità significa denaro, riequilibrio, poteri speciali per una fiscalità capace di restituire il maltolto e rimetterci alla pari degli altri.

Significa perseguire in tempi rapidi e certi risultati concreti, senza passare da Genova e Civitavecchia per arrivare da Abbasanta a Ghilarza!

Ho spiegato sommessamente e con la necessaria pazienza a coloro che ritenevo più ragionevoli qual è la strada unica e perseguibile in tempi certi, senza grattare la schiena al topo!

È un percorso che ho messo nero su bianco su una legge rafforzata dello Stato, dopo uno scontro titanico con la Lega di Calderoli e Maroni.

Era il 2009. Si stava scrivendo la legge sul federalismo fiscale. Parametri e riparti, percorsi e denari. Legge rafforzata, con delega al governo per l’attuazione.

Si trattava di una legge ad un passo dal rango costituzionale che dà la delega al governo per l’approvazione di decreti legislativi attuativi.

In sostanza quella legge si può e si deve attuare con i decreti del governo che passarebbero in parlamento solo per dei pareri, senza mai votare in aula.

Ovvero il potere rapido e di fatto assoluto dell’organo esecutivo di passare dalla norma generale a quella attuativo di dettaglio.

Non ci vuole molto per comprenderlo!

E in quella legge, la n.42 del 2009, ho fatto carte false e minacciato la guerra santa per riuscire ad ottenere, ottenendolo, l’inserimento dell’art.22 e della

“lettera g) specificità insulare con definizione di parametri oggettivi relativi alla misurazione degli effetti conseguenti al divario di sviluppo economico derivante dall'insularità, anche con riguardo all'entità delle risorse per gli interventi speciali di cui all'articolo 119, quinto comma, della Costituzione”.

Quella norma è legge! Potete ignorarla quanto volete, ma è legge dello Stato!

Continuare a perseguire un effimero inserimento dell’insularità nella Costituzione quando avete una legge delega già in essere è roba da stolti e irresponsabili.

Quella norma deve essere attuata con un decreto legislativo attuativo del governo, senza nemmeno un voto parlamentare, con la sola intesa con la regione Sardegna.

Volete fare gazzosa ad oltranza, fate pure.

Oso, però, sperare e consigliare a coloro che onestamente si battono per la causa di orientare con più efficacia e concretezza il proprio impegno.

Non serve un’inutile norma costituzionale che ci darebbero solo per fotterci, servono soldi e poteri, subito! Non favori ma diritti sacrosanti. Serve un decreto e non una modifica costituzionale.

Lo schema del decreto è scritto e pubblicato anche agli atti della Camera dei deputati, dal 4 gennaio del 2010 e recita:

Proposta di legge: PILI: "Piano attuativo per il riequilibrio dell'insularità della Sardegna (PARIS), in attuazione dell'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e dell'articolo 22 della legge 5 maggio 2009, n. 42. Delega al Governo in materia di risorse economiche per il finanziamento del Piano"!

https://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavoritestopdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0051940&back_to=https://www.camera.it/leg17/126?tab=2-e-leg=17-e-idDocumento=206-e-sede=-e-tipo=

Potete riscriverlo di sana pianta, potete emendarlo, potete fare quello che volete ma non perdete tempo.

Se mai arriverà quella farneticante norma costituzionale non servirà a niente e le casse dello Stato saranno state già abbondantemente svuotate.

La Sardegna non merita altri inganni e ha già patito a lungo la tracotanza dello Stato. Non servono altre campagne perditempo e inutili, i Sardi meriterebbero rispetto e risposte.

Se poi c’è chi si accontenta di sapere che anche la Costituzione ha preso atto che il mare ci circonda buon pro gli faccia!

Saremo anche costituzionalmente circondati dal mare ma con il deretano rivolto a nord!