INTERVENGA LA MAGISTRATURA

TRASMESSO STAMANE ESPOSTO ALLA PROCURA DI CAGLIARI

“La Sardegna trasformata in una mega discarica di Stato. Ministri, generali e quant’altri devono rispondere alla giustizia di aver trasformato un sito protetto in discarica di rifiuti pericolosi interrando di tutto. Aver trasformato Capo Frasca in una mega discarica di rifiuti inquinanti, pericolosi e mortali è un reato che va perseguito in tutta la linea di comando che ha messo in atto questo vero e proprio disastro ambientale. A questo si aggiunge la devastazione di un sito archeologico cancellato a colpi di ruspa. La magistratura deve intervenire su questo misfatto di stato e la regione deve costituirsi parte civile. I commenti superficiali di qualche esponente delle istituzioni è un grave tentativo di omettere quanto è avvenuto. Si tenta come al solito di far calare un velo pietoso e di silenzio con il solito obiettivo di proteggere amici e amichetti. Per questo motivo stamane ho inoltrato alla Procura di Cagliari un articolato esposto denuncia dove si chiede l’immediato intervento dei magistrati per evitare che si continui ad occultare e nascondere questi gravi reati. La presenza dichiarata di amianto in quantità ciclopiche, si parla di 10.000 tonnellate di materiale inquinato, è un fatto di una rilevanza inaudita che merita un’attenzione e una severità senza precedenti. Tutto questo sarebbe rimasto nascosto e occultato se non avessi divulgato le immagini inquietanti che testimoniano il disastro compiuto sia sul piano ambientale che archeologico. E a questo si aggiunge che le piramidi costruite a monte dello sbancamento avevano tutte le caratteristiche tese a nascondere la verità sui fatti. E in questo caso sarà eloquente la documentazione fotografica che ho trasmesso alla Procura tesa a dimostrare come si stava occultando il tutto con indicazioni fuorvianti se non false dei contenuti di quelle mega discariche”.

Lo ha detto stamane il deputato sardo di Unidos Mauro Pili comunicando di aver trasmesso alla Procura un esposto denuncia sui fatti di Capo Frasca. Sullo stesso caso Pili ha presentato stamane un’articolata interrogazione parlamentare al ministro dell’ambiente, della difesa e dei beni culturali.

“La gravità della distruzione in atto costituisce presupposto per richiedere il sequestro preventivo dell’area oggetto del disastro, l’accertamento del danno, l’individuazione dei responsabili e il risarcimento del danno materiale, economico e morale compreso il ripristino dei luoghi – ha scritto Pili nell’esposto. Si tratta di veri e propri reati penali considerato che i seguenti articoli del codice penale dispongono:

art. 733-bis c.p. (Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto)

Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge un habitat all'interno di un sito protetto o comunque lo deteriora compromettendone lo stato di conservazione, è punito con l'arresto fino a diciotto mesi e con l'ammenda non inferiore a 3.000 euro.

art. 733 c.p. (Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale)

Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un'altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda non inferiore a euro 2.065. Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata.

Art. 734 c.p. (Distruzione o deturpamento di bellezze naturali)

Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell'autorità, è punito con l'ammenda da euro 1.032 a euro 6.197”

“Capo Frasca è a tutti gli effetti “habitat all’interno di un sito protetto” , ovvero pienamente coincidente nella fattispecie definita dall’art.733-bis c.p.. Per questo motivo nessuno deve restare impunito. A questo – aggiunge Pili – deve seguire l’obbligazione risarcitoria a carico di «chiunque realizzando un fatto illecito, o omettendo attività o comportamenti doverosi, con violazione di legge, di regolamento, o di provvedimento amministrativo, con negligenza, imperizia, imprudenza o violazione di norme tecniche, arrechi danno all'ambiente, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte».

“I Ministeri competenti per la tutela del Sito di Importanza comunitaria devono individuare tutte le responsabilità e conseguentemente adottare tutte le iniziative in sede di autotutela e di risarcimento dei danni causati. A questo si aggiunge che devono essere individuati tutti i responsabili e la catena di comando che hanno disposto l’occultamento, interrandoli, di tali agenti inquinanti e letali per la salute umana. Nessuno – ha concluso Pili – deve restare impunito. La Sardegna non può essere trasformata in una discarica a servizio di uno Stato vigliacco che protegge l’ambiente della Sardegna nascondendo sottoterra rifiuti pericoli e mortali”.