ryanair, si chiude

Quando 14 anni fa volai a Dublino, per siglare l'accordo decennale con Ryanair per lo sviluppo dei voli low cost in Sardegna, non avrei mai immaginato una fine così rovinosa per mano di un clan criminale al servizio di Alitalia e compagni.

Sapevo sin dall'inizio che le major company, Alitalia, Lufthansa, Air France, ce l'avevano a morte con quel sistema di volo a basso costo. E non me lo mandarono a dire. Incaricarono la defunta Air One, consociata con Lufthansa, di ricorrere in ogni dove per tentare di fermare quella che sarebbe stata una vera e propria rivoluzione dei cieli.

Nel 2002, era febbraio, spiegai in piena giunta regionale che bisogna ricondurre tutti i fondi della pubblicità istituzionale alla Presidenza della Regione per mettere in campo un piano strategico per moltiplicare le presenze di turisti in Sardegna attraverso i voli low cost. Ci fu qualche sacca di resistenza ma alla fine il piano passò. Uno stanziamento straordinario per dare spinta propulsiva ad un sistema che moltiplicava effetti sul Pil, sull'occupazione e sulle entrate della Regione.

Un affare per la Sardegna. Nessun regalo a Ryanair, come sentenziò un anno fa la commissione europea.

Si trattò di un investimento strategico che mise in piedi la più imponente azione autopropulsiva dell'economia di sempre.

Nonostante l'incombente mannaia europea andammo avanti, senza tentennamenti, consapevoli non solo della bontà del piano ma soprattutto della sua legalità.

Tutto questo sino all'arrivo di un vero e proprio comico, incapace anche di far ridere, nominato prima consulente del centrodestra per i trasporti e addirittura assessore dal centrosinistra, a dimostrazione che certa politica non fa distinguo.

Inizia l'odissea! Il mago universale addetto alla complicazione degli affari semplici riesce a superare ogni ipotizzabile soglia di demenzialità.

Prima propina ad una psichiatra, assessore del centrodestra, una legge, la 10 del 2010, che si addice perfettamente alla professione del responsabile dell'assessorato: la follia. Follia che diventa collettiva quando ad approvare la legge è il consiglio regionale.

Legge da matti per matti!

Quasi per premiare l'ispiratore di cotanta cialtroneria il più inutile dei presidenti della storia autonomistica sceglie come assessore ai trasporti l'amico di giochi e di famiglia del presidente della fondazione del banco di Sardegna.

Un contentino alla famiglia e uno all'Alitalia.

L'opera di demolizione verso il voli low cost assume da subito i connotati di una guerra civile. L'assessore del centrosinistra, già consulente del centrodestra, blocca tutto, in attesa di un verdetto europeo.

A settembre del 2015 arriva il primo: la gestione del modello Alghero, avviata nel 2002 dalla mia presidenza, non fa una grinza. Legittimo rispetto alle norme di ieri, e sopratutto corretto rispetto a quelle di oggi.

Non basta. Con qualche sindaco che gli regge il giochetto del perder tempo, il mago universale si inventa l'attesa per una nuova sentenza europea.

Pur non essendo assolutamente necessario si aspetta agosto di quest'anno per leggere il nuovo verdetto della commissione europea che comunica: il modello di Alghero è l'unico legittimo.

Tutti pensano che l'odissea sia finita.

No. Capitan fracassa parte per Bruxelles per l'ultima farsa ferragostana.

Un viaggio immaginario di cui nessuno sa niente. Obiettivo affondare ora, e per sempre, lo sviluppo economico legato ai voli low cost. Parte e rientra. Come se non fosse mai partito.

Agosto è al giro di boa. E il tempo è inesorabilmente segnato da un incedere nefasto del calendario aeronautico.

Venderanno gli aeroporti di Alghero e di Cagliari agli amici e ai parenti di partito, cacceranno per sempre i voli low cost della Sardegna, e assumeranno laute poltrone e prebende per essersi distesi al servizio del padrone.

Tutto questo con la politica in vacanza, alla faccia di chi dovrà chiudere i battenti per sempre.

In qualche modo, mi dice qualcuno, i sardi hanno scelto loro.

In una terra senza libertà, in realtà non ci sono scelte libere.

E' per questo motivo che abbiamo il dovere di resistere e di reagire, a prescindere da un voto, per fermare faccendieri, azzeccagarbugli e servi del potere. Per restituire libertà ai Sardi, a partire dalla libertà dal bisogno.