QUELLA LETTERA... SE CI FATE CHIUDERE VE LA FACCIAMO PAGARE

Sia ben chiaro i signori del fango fognario pugliese hanno tutto il diritto di lamentarsi.

Quell'accampamento stando alle leggi italiane e sarde non sarebbe mai dovuto sorgere. E, invece, qualcuno, per omesso controllo, ha preso per vero quello che era stato scritto in una dichiarazione di autocertificazione.

Tutto in regola, aveva scritto il progettista della fangopoli, comprese le distanze dal centro abitato disciplinate in maniera chiara e insindacabile nel piano regionale rifiuti.

Peccato che il metro non lo abbiano mai usato. E che nessuno avesse verificato che quelle distanze non erano rispettate. 158 metri dal centro abitato anzichè 300. Non roba di centimetri.

Si può discutere di tutto il resto, anche se le prove messe insieme da Arpas sono più che un verbale una condanna!

Ma non c'è margine per le distanze. Non sanabile, non derogabile, solo demolibile!

Dunque, per molti versi, chi è causa dei suoi mali pianga se stesso.

C'è un elemento, però, che esula dal lamentarsi: la lettera inviata dalla società che gestisce l'accampamento, va abbondantemente oltre la lamentela.

Ne pubblico uno stralcio, in attesa di quella con i timbri del comune, che spero venga divulgata dal Sindaco quanto prima.

In quella lettera ci sono due fatti di una gravità inaudita.

Intanto la preveggenza. La società dice di aver avuto comunicazioni "informali", circa l'imminente adozione di un provvedimento interdittivo (chiusura) da parte del Comune.

Sorge spontanea la domanda chi ha fatto queste comunicazioni "informali" alla società?

C'è una talpa in comune? C'è un infiltrato della società che anzichè tutelare gli interessi dei cittadini si occupa di informare informalmente e preventivamente i gestori della fangopoli?

Il fatto non è secondario: aver avuto informazioni di tale rilievo e averle rigirate alla società che gestisce questo scandaloso agglomerato di zanzariere e container è fatto grave e non sottovalutabile.

Una lettera preventiva che minaccia denunce e pagamento danni può avere gravi risvolti penali, proprio perchè si palesa una lite temeraria preventiva tesa ad intimidire di fatto un pubblico funzionario.

II messaggio della lettera è fin troppo chiaro: ti faccio pagare danni ciclopici se mi chiudi gli impianti.

Parto dal presupposto che un Sindaco o un'amministrazione comunale, provinciale o regionale, che si accingano ad adottare un atto interdittivo verso una società non lo possano sbandierare ai quattro venti proprio per evitare ogni qualsivoglia interferenza esterna.

Quella della società è l'ennesima mossa falsa. Prevenire una decisione dell'amministrazione comunale con una lettera di fatto minacciosa è non solo eticamente poco corretto ma può rivelare altri profili d'indagine.

La società ha infiltrati dentro l'amministrazione comunale?

E sopratutto con quale spirito è partita una missiva così duramente preventiva contro l'amministrazione comunale?

Si tratta di un'indebita interferenza che ha certissimamente risvolti che esulano il livello amministrativo della vicenda.

Spero che questa missiva sia già in mano di chi di dovere.

All'infiltrato spione si aggiunge il contenuto della missiva: sfracelli per chi si oppone a fangopoli.

La minaccia è esplicita: pagherete milioni di danni all'azienda che con nobile arte e sapiente maestria ha dispensato profumi e leccornie all'intero territorio.

Suvvia, se la contesa non fosse drammaticamente seria basterebbe riderci sopra.

In realtà basterebbe calcolare il danno che tale attività ha fatto in sei mesi al territorio per intentare quella sì, una legittima causa risarcitoria milionaria a favore dei cittadini e delle attività economiche gravemente colpite da moscopoli!

Un territorio sottoposto all'attacco di miasmi da sentirsi male, da una rara specie di mosca fognaria capace di aggredire in massa il malcapitato di turno.

Clienti dei b&b costretti a fuggire, terreni e produzioni Doc a rischio.

Danni incalcolabili. Non ho un solo metro quadro di vigneto, figuriamoci di malvasia. Ma se solo lo avessi avuto è certo che mi sarei costituito parte civile per chiedere un risarcimento infinito.

Tutti soldi da versare in un conto corrente del Comune per una campagna promozionale a favore della Planargia, della sua qualità ambientale e vitivinicola, della sua costa e del suo patrimonio storico e naturalistico.

Chiederei solo di scrivere nei titoli di coda: pubblicità progresso pagata con i soldi pignorati agli affaristi delle fogne pugliesi in terra sarda!