PREZZO DEL LATTE: BASTONATA DELL'AUTORITA', ECCO COME SI EVITANO LE SPECULAZIONI

AUTORITA' PER LA CONCORRENZA: NUOVO PIANO DI REGOLAZIONE DELLA PRODUZIONE DEL PECORINO ROMANO DOP, REGOLE PIU' CHIARE E RAFFORZATE PER RISPETTARE I QUANTITATIVI DI PRODUZIONE, DIVERSIFICAZIONE DELLE PRODUZIONI, RICERCA DI NUOVI MERCATI

Il parere dell'Autorità garante per la Concorrenza e il mercato sugli accordi per il prezzo del latte e la gestione della crisi del settore è stato pubblicato poco fa sul bollettino ufficiale.

Pubblico le conclusioni che sono il cuore del parere dell'Autorità.

Se ce ne fosse ancora bisogno confermano in ogni passaggio le considerazioni che avevo messo nero su bianco da ormai due anni.

La classe politica inetta e incapace di ieri e di oggi non solo non è stata in grado di attuare una strategia per il rilancio del settore ma si è rivelata del tutto inadeguata a fronteggiare la crisi del settore lattiero caseario.

Negli atti parlamentari a mia firma, mozioni, risoluzioni e interpellanze avevo messo nero su bianco un piano di dettaglio che prevedesse un'azione sinergica su più fronti a partire dalla creazione di un'autority che regolamentasse con rigore un nuovo piano di regolazione della produzione del pecorino romano dop, con quote produttive ben definite e vincolanti, regole piu' chiare e rafforzate per rispettare i quantitativi di produzione, un piano di diversificazione delle produzioni e la ricerca conseguente di nuovi mercati.

Un piano articolato che oggi l'Autorità Garante mette per iscritto nel provvedimento appena adottato che segna un vero e proprio duro colpo alla classe dirigente che gestisce il comparto.

E' assolutamente incredibile che debba essere un'autorità garante a tracciare queste linee fondamentali per il settore mentre la politica, di ieri e di oggi, ha mostrato la totale incapacità a governare tale comparto strategico per la Sardegna.

Un'ulteriore conferma che la crisi del comparto deriva da speculazioni, incapacità e assenza titale di visione.

Ecco le valutazioni conclusive deliberate e pubblicate poco fa dall'Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato.

Valutazioni conclusive

Ciò posto, in relazione al contesto fattuale di riferimento, l’Autorità ritiene che la valenza degli
accordi sui prezzi raggiunti presso la Prefettura di Sassari debba essere valutata nel contesto giuridico e fattuale di riferimento, alla luce della crisi del settore lattiero caseario sardo e delle caratteristiche peculiari del mercato del pecorino romano DOP, tenendo conto della natura eccezionale e transitoria degli impegni assunti dai trasformatori “su imposizione della pubblica autorità” per far fronte ad una situazione emergenziale determinata dalla violenza delle proteste dei pastori dei primi mesi del 2019, scaturite in “episodi criminali o comunque ai limiti della legalità”.

Pertanto, ad avviso dell’Autorità, seppure tali accordi si configurino astrattamente quali intese
restrittive della concorrenza ai sensi e per gli effetti degli artt. 2 della Legge 287/1990 e/o 101 del TFUE, sia con riferimento alla fissazione congiunta tra imprese di trasformazione concorrenti di un prezzo di acquisto omogeneo del latte ovino, sia in relazione alla fissazione comune dell’obiettivo di un prezzo all’ingrosso del pecorino romano non inferiore ai 6 euro al kg, tuttavia essi non appaiono nello specifico caso concreto censurabili in quanto non sono frutto di autonome scelte imprenditoriali dei soggetti coinvolti.

Proprio per tale motivo l’Autorità ritiene, in questa sede, al fine di scongiurare che situazioni come quelle oggi in esame si possano ripresentare in futuro, di dover svolgere alcune considerazioni in
merito alle possibili misure da adottare, in una logica strutturale di lungo periodo, al fine di far fronte alle fluttuazioni del mercato del pecorino romano DOP e di garantire una maggiore stabilità
complessiva del sistema, a vantaggio dell’intero comparto e, in particolare, di consentire meccanismi
di soluzione di eventuali future crisi che non implichino necessariamente interventi finalizzati a
sospendere i meccanismi di mercato nella filiera interessata.

In questa prospettiva, sul solco delle riforme già adottate da Governo e Parlamento, si potrebbero
ipotizzare diversi interventi volti ad una ristrutturazione e razionalizzazione del comparto primario dell’allevamento ovino, che appare eccessivamente frammentato, finalizzati al raggiungimento di una maggiore efficienza, organizzazione e competitività delle imprese che operano sul mercato della produzione del latte ovino.

Le imprese di allevamento potrebbero poi essere utilmente coinvolte nella pianificazione dell’offerta del pecorino romano DOP, attraverso un ripensamento delle previsioni del Piano di regolazione adottato dal Consorzio di tutela ai sensi dell’art. 150 del Regolamento CE 1308/2013. In proposito si è già avuto modo di osservare come “tutte le deroghe previste dalla specifica normativa settoriale all’applicazione della disciplina della concorrenza, anche laddove apparentemente rivolte ai settori della prima trasformazione industriale, risultano specificamente destinate a tutelare il settore primario della produzione agricola, maggiormente esposto alla volatilità dei mercati e ad un conseguente rischio di instabilità dei redditi.

Ciò pone, quindi, un’esigenza di monitorare
costantemente il rispetto della rappresentatività della componente agricola nell’ambito delle
decisioni assunte dal Consorzio, con riferimento sia agli obiettivi produttivi individuati sia alle
concrete modalità con cui i Piani di Regolazione vengono attuati ed applicati.

In tal senso, occorrerebbe, altresì,

rafforzare le disposizioni del Piano di regolazione affinché le stesse possano produrre quegli effetti di adeguamento dell’offerta alla domanda e di contributo al mantenimento della qualità e allo sviluppo dei prodotti lattiero caseari a denominazione d’origine specificamente previsti dalla normativa comunitaria in deroga al divieto di intese restrittive della concorrenza.

Infine, ad avviso dell’Autorità, sarebbe auspicabile, per un verso,

una maggiore diversificazione della destinazione del latte ovino, investendo sulla produzione di formaggi alternativi rispetto al Pecorino Romano DOP, a denominazione di origine protetta o generici,

per l’altro, procedere alla ricerca di nuovi mercati di sbocco, sia per la materia prima che per i prodotti caseari da essa derivati, al fine di contribuire ad una maggiore stabilità del sistema nel suo complesso.

L’Autorità auspica che le osservazioni sopra svolte possano essere tenute in considerazione da parte
degli Enti destinatari al fine di assicurare una maggiore stabilità complessiva del mercato del
pecorino romano DOP, che consenta il definitivo superamento dei suddetti accordi di prezzo e di
evitare il ripetersi in futuro della necessità di interventi idonei ad incidere sui normali meccanismi
di mercato della filiera.