POTEVO SCEGLIERE IL SILENZIO

Diciamoci le cose come stanno:denunciare e prendere posizione sul contenuto della lettera dei medici del SS.Trinità di Cagliari non era questione da decidere a cuor leggero. Argomento delicato, carico di responsabilità, per i medici che l'hanno scritta e per me che ne sono venuto in possesso.

Si tratta di vite umane. Persone gravemente malate, non abituate alle cure, e soprattutto ignare del rischio che corrono e che fanno correre.

Da mesi le grida di preoccupazione giungevano a me e credo a tanti altri. Voci flebili, preoccupate e intimidite.

Avevo tentato di spiegare ciò che mi era stato sussurrato: gli sbarchi erano incontrollati e il presidio medico sanitario insufficiente e approssimativo.

Me lo dicevano sottovoce i poliziotti che presidiavano gli sbarchi, i medici, i volontari. Tutti, insomma, si rendevano conto che quel traffico di donne, bambini e uomini non aveva controlli sufficienti.

Mancava una catena sanitaria vera che, partendo dal nome e dal volto, rendesse tracciabile quel migrante paziente.

Capitava, invece, di diagnosticare la scabbia e poi, cinque minuti dopo,far salire tutti nello stesso pullman, sani e malati. E poi la maledetta TBC di nefasta memoria, debellata a colpi di morti e vaccini su larga scala.

Mi giungeva voce di reparti infettivi nei nosocomi sardi stracarichi di pazienti.

Ceppi di Tbc resistenti ad ogni cura.

Provai a richiamare l'attenzione sull'esigenza di rafforzare il presidio medico infettivo. Fui tacciato da untore. L'Attila della sanità sarda, assessore per meriti bancari, usava i cannoneggiamenti soliti della propaganda: efficienza assoluta, siamo i migliori al mondo, tutto a gonfie vele.

E la maggior parte dei commentatori accettavano il verbo del palazzo. E del resto come avrei potuto chiedere ai medici, ai volontari, ai poliziotti di dire le cose come stavano? Li avrei dovuti esporre, semmai avessero accettato, alle intimidazioni e alle spregiudicate ritorsioni di chi usa il potere come una clava per fender chiunque osasse contraddire il manovratore.

Questa volta no. Il silenzio si è rotto all'incedere del rischio sempre più grave. La soglia del pericolo era stata abbondantemente superata e i medici di trincea, quelli che passano dalla lebbra alla Tbc, hanno deciso di mettere nero su bianco: “Frequenti episodi di pazienti, anche con TBC bacillifera, che si sono allontanati dal reparto e non vi hanno fatto più ritorno".

I medici del reparto infettivi scrivono molto di più di una lettera. Medici con coscienza e scienza. Misurano le parole e scrivono tutto quello che un medico responsabile avrebbe dovuto scrivere: la verità.

Verità dura, difficile, per la soglia del nuovo anno Giubilare.

Un SOS vero e proprio: la situazione è fuori controllo e bisogna agire senza perdere altro tempo.

La missiva choc è scandita da cinque denunce una più grave dell’altra, dalla fuga dei pazienti affetti da TBC bacillifera per arrivare all’impossibilità di garantire sicurezza nel reparto stesso. La lettera protocollata dai medici è giunta come un macigno sulla scrivania del direttore della divisione di Malattie Infettive del presidio SS. Trinità di Cagliari. E’ tutto il reparto che chiede una chiamata forte e chiara alla responsabilità delle istituzioni che hanno scaricato sul presidio tutta la gravità di quello che sta accadendo nel silenzio più assoluto. Il primario non ha potuto far altro che prendere carta e penna e trasferire la lettera ad almeno dieci destinatari, tra i quali la prefettura di Cagliari.

Negli uffici della rappresentanza del governo la lettera è giunta qualche giorno fa mettendo in allerta tutti coloro che ne hanno capito la gravità del contenuto: con la gestione allegra degli sbarchi e la gestione dei migranti si sta mettendo a rischio la salute pubblica di un’intera regione. Tutto questo è intollerabile anche in considerazione del fatto che le mie denunce di oltre un anno fa sulla mala gestione sanitaria degli sbarchi erano state contestate con l’accusa di allarmismo. Ora la superficialità e l’irresponsabilità dell’assessore e della stessa giunta emerge in tutta la sua devastante verità. Questa volta a denunciare quello che sta accadendo sono i medici in trincea, quelli che conoscono come pochi quello che sta realmente accadendo. La loro denuncia è circostanziata: un vero e proprio SOS medico rivolto alle istituzioni. State sottovalutando tutto quello che sta succedendo in seguito agli sbarchi e si sta mettendo a serio rischio la Salute Pubblica. Salute di tutti, a partire da quella dei migranti che sono rimasti a contatto e che vi restano con quei casi di infezione resistenti a qualsiasi contrasto.

Mi sono domandato più volte se fosse giusto rompere il silenzio dinanzi alla politica sorda.

La conclusione è semplice: rispondo ala mia coscienza. Preferisco una critica anche gratuita oggi, piuttosto che la coscienza minata domani.

Un incendio si spegne sul nascere, mantenere il silenzio sul focolaio che avanza significa rischiare il disastro. E nessuno dovrebbe scegliere la strada infida del silenzio.