PILI: PORTO CANALE DI CAGLIARI, SCATTA L’OPERAZIONE CHIUSURA

DALL’8 GENNAIO PIANO DISMISSIONE MEZZI E ATTREZZATURE

REGIONE COMPLICE HA IGNORATO LE MIE DENUNCE DI UN ANNO FA

QUANDO TUTTI TACEVANO QUELLO CHE STAVA ACCADENDO

VERSO LA CASSAINTEGRAZIONE

SUBITO TRATTATIVA CON CHINA SHIPPING E COSCO

“Scatta l’operazione chiusura per il porto canale di Cagliari. Con una comunicazione delle 17.23 del 29 dicembre Andrea Battilani, uno dei general manager della CICT, ha comunicato al Gruppo Manutenzione di Cagliari il piano di drastico ridimensionamento del porto canale. La comunicazione è secca: nell’ottica del contenimento dei costi dovuto al ridimensionamento dei volumi di traffico previsti nel 2018, in accordo con il Reparto Operativo è stato varato un piano di riduzione dell’utilizzo dei mezzi/attrezzature per l’anno 2018 che consentirà minori spese di esercizio. Il piano di riduzione, che sarà attuato a partire da lunedì 8 Gennaio p.v., prevede l’utilizzo di alcuni mezzi/attrezzature mentre i restanti mezzi saranno parcheggiati nelle zone B04/B05 e saranno considerati non utilizzabili ma mantenuti in condizioni idonee ad essere utilizzati immediatamente in caso di variazioni positive dei volumi di traffico, attraverso interventi di manutenzione e movimentazione che saranno comunque sempre effettuati. Formula edulcorata ma esplicita: si va verso la fermata per il crollo del transhipment e del traffico complessivo. Una decisione scontata che arriva a seguito di una gestione scandalosa del porto canale con una regione e un governo latitanti. La responsabilità politica è tutta in capo ai governi nazionali e regionali che più di un anno fa erano stati edotti dalle mie denunce su quanto stava avendo nel porto Canale. Manifestando incapacità e connivenza la giunta regionale non solo non ha saputo prendere atto della situazione ma ha ignorato del tutto il problema che ha cominciato a conoscere dopo le mie reiterate azioni parlamentari. Il risultato è stato fallimentare, non solo non sono riusciti ad arginare il tracollo ma lo hanno incrementato con inerzia e incapacità. In un anno il tracollo è stato scandito da numeri impietosi: quasi il 50% in meno. Dati da tenere nascosti, e che solo dopo le azioni parlamentari che li denunciavano sono diventati di pubblico dominio. Tutto questo fa venir meno una delle clausole fondamentali del contratto di gestione del porto canale da parte della Conship che per esercitare la concessione doveva garantire un bugdet di movimentazione che appare decisamente fuori dagli attuali regimi di traffico. Un porto in secca senza che nessuno faccia niente per arginare questo tracollo senza precedenti e che adesso si ferma anche sul piano dei mezzi con il blocco di 2 delle grandi gru di banchina, 15 gru di piazzale, dieci trattori con semirimorchi. Il deserto si era manifestato con le mie prime denunce: le unità paganti a luglio 2016 erano state 17.000 nel 2017 appena 9.000. Nel 2016 i movimenti a Luglio erano stati 34.000 a luglio 2017 risultavano 18.000” “Dopo aver assunto nel 2003 sotto la mia presidenza il ruolo strategico nel Mediterraneo ora il Porto canale è a un passo dalla chiusura. Nel mese di dicembre la situazione è crollata ulteriormente e la situazione è drammaticamente destinata a peggiorare visto che il disastro è stato attenuato da un disservizio di qualche settimana in un porto del Mediterraneo. Per il terminalista cagliaritano è il tracollo con la sempre più evidente fuoriuscita dal circuito internazionale del transhipment. Disastro che si è aggravato con il blocco del collegamento inverso dall’India verso il nord Europa. L’effetto domino sta riguardando anche le rotte Canada – Mediterraneo e Golfo del Messico Mediterraneo. Tutto questo con il silenzio scandaloso della giunta regionale e della politica sarda2. “Servono iniziative straordinarie e commissariali sia sul piano strategico che commerciale e occorre urgentemente riposizionare il porto nello scenario internazionale. Per questo serve un management di livello internazionale in grado di rilanciare il ruolo strategico del porto canale di Cagliari e non figure fallimentari come l’ex assessore dei trasporti messo per meri giochi di corrente a presiedere l’autorità portuale”. “Ci sono in ballo 600 lavoratori che rischiano di finire per strada se non si interverrà immediatamente per fermare questo declino gravissimo della prima infrastruttura trasportistica della Sardegna - ha detto il deputato di Unidos. Da una verifica ministeriale sarebbero ancora disponibili i 20 milioni di euro statali per l’implementazione delle gru, con l’installazione di quelle più grandi, indispensabili per far rientrare il porto nei circuiti internazionali considerato che gran parte delle navi hanno una dimensione ormai troppo grande per le potenzialità delle gru del porto canale. La parte privata deve farsi carico del coofinanziamento proprio per poter realizzare l’intervento e utilizzare i fondi pubblici”. “All’investimento infrastrutturale deve essere affiancata una trattativa serrata e seria con un nuovo soggetto internazionale in grado di ristabilire la centralità del porto terminal container. Serve un’interlocuzione diretta con CHINA Shipping e COSCO , gli unici soggetti che in questo momento possono rendere nuovamente strategico Cagliari. A questo deve essere affiancato un taglio netto delle tasse di ancoraggio, per due motivi, il primo per essere competitivi con gli altri porti e secondo perché quelle risorse hanno finito per finanziare infrastrutturazione di altri porti. E’ ora – ha concluso Pili - che Stato e Regione la smettano di ignorare questa situazione e finiscano di essere complici di un fallimento annunciato”.