BANCHE & COMPARI DI PARTITO

 il testo integrale dell'intervento di Mauro Pili in discussione generale sul decreto salva banche.

 MAURO PILI. Grazie Presidente, onorevoli colleghi, in questi mesi e in queste ultime settimane soprattutto abbiamo assistito tutti al malsano tentativo di derubricare questo decreto ad una sorta di polizza amica, una polizza affettiva finanziaria per le banche malate. Mi permetterete, colleghi, di dissentire da questa interpretazione e da questo tentativo di mistificare questo decreto. Stamane, il relatore di maggioranza si è per giunta avventurato a sostenere la tesi secondo la quale il salvataggio privato del Monte dei Paschi di Siena sia naufragato per l'instabilità politica del Governo. Ora, di fronte anche ad affermazioni di questo genere, sarebbe meglio evitarci anche, in questo contesto, le barzellette finanziarie, perché tutti sappiamo, voi per primi, che le condizioni finanziarie di quella struttura bancaria erano tali per cui non ci poteva essere alcun tipo di salvataggio serio, finanziario ed economico da parte di qualsiasi soggetto, visto il codice rosso del Monte dei Paschi di Siena: tante e tali sofferenze bancarie che solo uno sprovveduto o uno in malafede poteva esortare dei privati ad acquistare e a ricapitalizzare quella banca.

  Quello a cui abbiamo assistito in questi giorni vuol dire continuare ad ignorare la questione di fondo, che non viene esaminata, che non viene presa in considerazione da molte parti politiche all'interno di quest'Aula. Si ignorano le cause, si ignora o si fa finta di ignorare il reale stato di salute di queste banche e vi avventurate in percorsi clinici più appropriati a chiromanti da strada che a puntuali legislatori anche in materia finanziaria. Non intendo, dunque, in alcun modo derubricare il caso del Monte dei Paschi di Siena e questo decreto a una questione di polizza affettiva, tutt'altro ! Questo decreto ignora le questioni sostanziali, anzi, permettetemi di definire la questione sostanziale, ovvero il nodo centrale del sistema politico bancario, la questione, l'intreccio perverso tra la politica e le banche, quello che fa precipitare l'economia, che favorisce gli affari di partito, di parte, degli amici o degli amichetti del governante di turno.

  Dunque, il tema è molto chiaro e ben definito: politica e banche, banche e politica. È un intreccio perverso, che ormai è un cappio al collo del sistema di questa Italia, è un processo-meccanismo, che è fondato su questa antica logica: tu dai un fido a me e ai miei amici, e io ti restituisco tutto con gli interessi, prelevando però dalle tasche dei cittadini, quelli che magari non hanno mai investito un euro. Il Ministro di turno e tutti i suoi accoliti chiamano e chiamavano la banca di riferimento chiedendo un finanziamento per l'amico imprenditore: una volta 10 milioni, una volta 20 milioni, una volta 100, sino ad arrivare anche a somme di 1000 milioni, un miliardo di euro di affidamenti di finanziamenti all'amico di turno, che fosse editore o speculatore immobiliare, poco importava, l'importante era che ci fosse un rapporto do ut des che sostanzialmente fosse alla base del rapporto banche-politica.

  Ed è questo che è successo: il politico è intervenuto sulla banca amica, ha fatto finanziare l'interesse privato del suo amico imprenditore, il quale poi ha restituito il favore al politico o al partito di turno, al Ministro e ai deputati, ai consiglieri regionali, tutti coloro che hanno costruito questa rete, questo sistema di interrelazione perversa tra la politica e gli affari e le banche; gli dà uno spazio sui giornali, se ne ha, gli paga qualche ufficio, gli dà qualche contributo per la campagna elettorale, qualche volta lo accompagna o gli lascia lo yacht per l'estate e via dicendo. Nasce così il tema centrale dal rapporto perverso banca-politica, cioè la corruzione politico-bancaria. Bisogna avere l'onestà intellettuale di dire che quello che è successo, in questi anni, e che stiamo, oggi, ratificando, e che state ratificando con questo decreto, è funzionale a quella che può essere tranquillamente definita la corruzione politico-bancaria. Nasce così quell'intreccio perverso tra politica e banche e c’è da domandarsi chi conta di più: contano di più i bancari, i banchieri, gli uomini del sistema finanziario o conta di più la politica ? Di certo, il vicendevole ricatto è tale che il sistema è destinato, comunque, a franare, chiunque sia di voi il più forte. Voi del PD, però, mi sia consentita questa digressione sul tema, vi siete stancati di dipendere dai banchieri e, quindi, siete andati oltre, avete ingegnato, ingegnerizzato – e non uso a caso la parola «ingegnerizzato», perché alcuni di questi sono ingegneri –; avete preso i segretari di partito, quelli regionali, per esempio, vedete il caso della Sardegna, e li avete messi a capo delle banche e delle loro fondazioni, cioè avete superato il sistema della dipendenza dai banchieri e dai bancari e avete messo a capo i vostri segretari, direttamente emanazione del partito, alla guida delle strutture bancarie e delle loro fondazioni, dal produttore al consumatore della mercificazione politico-bancaria. Siete diventati dominus del sistema politico-bancario e la dimostrazione è con il management, che viene confermato, del Monte dei Paschi di Siena; si tratta di una rete che viene confermata e che, anzi, riesce ad assorbire, a far proprio anche colui che magari era un manager di riferimento che ordinava o subiva gli ordini che gli venivano dati, e che, oggi, diventa, esso stesso, artefice e protagonista, perché indicato e confermato da certa politica. Chissà quante telefonate, quanti pizzini ci sono dietro i buchi del Monte dei Paschi di Siena. Perché il tema non è cercare i nomi, quelli sono scritti, prima o poi usciranno, il tema è: chi ha fatto il telefonatore di turno, il sollecitatore di turno, chi era, Ministro, segretario di partito, chi è che realmente ha inciso in quel finanziamento indebito a quell'amico imprenditore, funzionale a quel debito che non veniva assolutamente saldato ? Io so soltanto che ad Arborea, piccola, importante comunità agricola della Sardegna nel cuore dell'isola, un anno fa, cento uomini delle forze dell'ordine, in tenuta antisommossa, hanno prelevato una famiglia di un signore di settant'anni con la sua signora; li hanno portati via di forza per qualche decina di migliaia di euro che dovevano al Banco di Sardegna, li hanno portati via e gli hanno portato via tutti i beni. Certo non è successo per coloro che hanno indebitato il Monte dei Paschi di Siena che sono ancora al sole, che hanno ancora gli yacht, hanno ancora le imprese e che continuano a non pagare ciò che hanno ricevuto, a non restituire ciò che hanno ricevuto e, anzi, si beano del fatto che ci sia una classe politica che li copre. Dunque le banche franano e, così, lo Stato è chiamato a coprire quell'insolvenza.

  Più in grande si potrebbe dire che il sistema riguarda l'altro grande conflitto di interessi di questa classe politica, di questa classe dirigente e, cioè, il debito pubblico che non si può toccare, che non viene toccato non perché non se ne ha la capacità, ma perché non bisogna sottrarre quei cento miliardi di interessi annui che vengono pagati al sistema finanziario che regge proprio in virtù degli oltre 2000 miliardi di debito pubblico che ha il Paese. Ecco colleghi, è tutta qui la ragione di questo decreto, una foglia di fico che non copre e che non nasconde le miserie di questa politica che sugli interessi privati e privatistici nasconde e cancella l'interesse generale. Ecco la spiegazione di questo decreto, mi permetterete di definirlo una tangente di Stato per pagare i regali agli imprenditori amici, a loro volta corruttori e concussi da questo sistema.

  Non banche che finanziano l'economia, ma al servizio di lobby di partito e di potere, articolate dai livelli più alti per arrivare al più piccolo degli imprenditori costretti a subire, in qualche caso, appunto, il ricatto di certa politica. Il risultato è di queste ore: l'economia è ferma al palo; il risultato non è certo attribuibile a quest'ultimo paravento di Governo che è in carica, ma è attribuibile a quello che ha fatto Renzi in quei due anni e mezzo e passa al Governo del Paese. L'Italia è ultima nel sistema della crescita europea, ultima ! Ha raggiunto un livello talmente infimo di capacità di stimolo all'economia che ha raggiunto, appunto, l'ultimo posto nella graduatoria europea. Zero impulsi, zero stimoli, solo prebende e ammiccamenti, roba da mercato delle pentole bucate, che hanno caratterizzato questo Governo e il suo predecessore. Altro che innovazione, l'innovazione 4.0. State turlupinando l'Italia e non solo con questo decreto.

  Vengo proprio all'esame puntuale delle ricadute che questo decreto non avrà sul sistema e quello che invece genererà. Ci avete riempito la testa in maniera reiterata, in questi mesi, in questi anni: il sistema bancario italiano gode di buona salute, anzi, anche il lillipuziano signorotto fiorentino si è arrampicato sugli specchi per dire: non c’è nessun pericolo, non si corre nessun rischio, e lo ha fatto in maniera violenta anche prima del referendum, garantendo sulla sua persona che niente rischiava il sistema bancario del Paese. Tutte frottole, tutte balle funzionali soltanto all'imbroglio del sistema Paese. Ora, con questo decreto, volete sostanzialmente farci credere che, con una caramella al miele, si può curare un tumore ai polmoni. Affidate a questo pomposo decreto «reggi banche» il fantomatico compito di risanare il sistema bancario, creando un sistema efficiente necessario al rilancio economico. E chi ci può credere ? Chi è il soggetto, chi è l'economista, chi è l'esperto di finanza che può credere che questo modesto decreto, privo di contenuti strategici e anche di contenuti contingenti, possa dare qualche risposta ? Se era questo il proposito si tratta di un'iniziativa non solo parziale e poco efficace, ma, addirittura, fuorviante sotto ogni punto di vista. Cercherò, colleghi, per sommi capi, di spiegare perché è parziale, perché è poco efficace e perché è fuorviante. È parziale perché non affronta la questione dirimente che è quella dei crediti parzialmente esigibili e delle sofferenze. Non affronta il cuore del tema che è quello che viene richiamato in maniera molto chiaro dalla BCE che dice sostanzialmente che in Italia abbiamo crediti parzialmente esigibili che ammontano, insieme alle sofferenze, a 390 miliardi, cioè ci sono a rischio, nel sistema bancario del Paese, 390 miliardi e voi fate un decreto da venti, e di questi 390, 200 miliardi sono di sofferenze, ovvero di perdite che per le banche significheranno, comunque, bene che vada, una perdita di 100 miliardi di euro e, quindi, voi, sapendo che ci sono in circolo 100 miliardi sicuri di perdite e di sofferenze che non saranno recuperate, fate un decreto tampone, foglia di fico, assolutamente inutile, che sarà spazzato via come neve al sole nei suoi effetti, come sta succedendo per il Fondo Atlante che avrebbe già perso tra il 24 e il 27 per cento del capitale, tra 850 e 875 milioni nel processo di ricapitalizzazione delle banche ufficiali in dissesto nel 2016.

Sono dati evidenti, visto che la stessa ABI ha detto, nella sua audizione alla Camera e al Senato, che affrontare il tema delle sofferenze era la priorità assoluta. Perché questo provvedimento è inefficace ? Perché, non affrontando il tema delle sofferenze, si accentua l'indebolimento del sistema bancario stesso e, quindi, è un cane che si morde la coda e non riesce ad affrontare e a venire a capo di quello che, invece, è un tema ben più alto sul sistema, sulla governance da attuare, non con i nomi, ma col sistema di una corretta governance per recuperare ciò che si è perso o che si sta per perdere. È opinione comune tra tutti gli analisti che la situazione dei crediti a bassa esigibilità sia destinata a peggiorare con questo sistema perché, se è evidente che gli indicatori economici sono tutti al ribasso per l'Italia, è altrettanto automatico che la situazione dei crediti sarà assolutamente sempre peggiore e destinata a peggiorare, i crediti mi inesigibili e le sofferenze, se non lo avete ancora capito, sono partite perse e voi non potete portare qui un decreto che non ha la capacità di affrontare sul piano strategico quello che sarà il dramma della incapacità a recuperare tutto quello che si sta per perdere. Tutto questo si rifletterà sulla redditività e sui bilanci delle banche, automaticamente, sulla capacità delle banche di espletare quel compito di sviluppo economico assolutamente necessario. E qui viene il peggio sul piano strategico: se gli utili non sono sufficienti a coprire l'aumento delle risorse e delle riserve necessarie per far fronte al peggioramento del credito del portafoglio, è inevitabile che venga intaccato il capitale, c’è un automatismo, lo dice la stessa storia del Monte dei Paschi di Siena. È successo più volte nel corso degli anni, quando gli aumenti di capitale sono stati divorati da performances disastrose dei crediti, oltre che da altri fenomeni che la stessa Banca d'Italia ha definito errori, irregolarità gestionali – aggiungo io –, diffusi errori e irregolarità gravissime sul piano gestionale. Il provvedimento, che portate all'attenzione della Camera dopo averlo passato al Senato, è – se vogliamo, per esagerare – un tampone che non entra nel seno della crisi del sistema, dà un placebo che alla fine lascia l'ammalato in situazione peggiore, acqua per curare un tumore. È un costo aggiuntivo per la collettività, sia per il costo maggiore del debito collettivo, sia per una minore crescita dovuta appunto alle maggiori debolezze del sistema bancario. Tutto questo avviene con affermazioni, come quelle che ho sentito stamane, con le quali parlate della ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena. Affermate che questo decreto è funzionale a una potenziale ricapitalizzazione precauzionale. Ma come fate ? Qui sfondate a calci la porta del ridicolo perché affermate ciò che sostanzialmente nemmeno un incompetente può assolutamente pensare. Ma forse non vi siete accorti che la richiesta di aumento di capitale è andata a vuoto e che la banca è con tutte e due i piedi nella fossa e che quindi questo provvedimento è già di per sé anacronistico e fuori tempo massimo rispetto a quello che si doveva fare e che andava fatto ? Ovviamente c’è da chiedersi dov'era la Banca d'Italia, dove era la Consob, se abbiano esercitato o meno il ruolo e le prerogative di sorveglianza. Io continuo a ribadire che non l'hanno fatto. Sono stati a guardare, senza incidere, senza chiamare in causa tutti quelli che erano i responsabili di quella mala gestio della struttura bancaria. E aggiungo: voi avete la corresponsabilità, la complicità e la connivenza col sistema proprio perché avete confermato il management che ha gestito tutte le ultime fasi di questo sistema, cioè avete legato il management alla vostra combriccola, a quella combriccola che ha visto generare il credito facile a favore di alcuni, negandolo ad altri, con le note conseguenze che tutti noi stiamo vedendo. Infine, un riferimento alla garanzia dello Stato su passività di nuova emissione e qui siamo al paradosso. In questa parte si propone che lo Stato garantisca le emissioni di titoli di debito degli istituti di credito che si trovano in situazione di estrema difficoltà. Questa è la sintesi. Il pericolo di questo tipo d'intervento non ha bisogno ovviamente di esplicitazioni, si spiega da sé; sono soldi persi, soldi buttati, soldi che verranno messi in un sistema soltanto funzionale a creare ulteriore pentole bucate di un sistema che voi non volete in alcun modo sanare alla radice perché appunto non fate quelle regole di governance che invece devono essere fatte, regole di governance – e qui introduco l'ultimo tema del mio intervento – che non riguardano solamente il Monte dei Paschi di Siena, perché se uno si gira intorno, se io mi giro intorno verso la mia terra, verso la Sardegna, mi rendo conto che il Banco di Sardegna, che ha soltanto il nome di Sardegna è guidato dall'ex segretario politico del Partito Democratico che guida la Fondazione, quindi è azionista del Banco di Sardegna, mentre è a capo invece della struttura bancaria del Banco di Sardegna il fratello dell'assessore della sanità, azionista di riferimento politico all'interno della giunta regionale, di quella corrente che governa il banco di Sardegna, quindi una visione delle mani sulle banche che riguarda nomi e cognomi ben individuati e individuabili della politica, cioè il segretario del Partito Democratico che diventa presidente della fondazione bancaria che dovrebbe governare il sistema del credito in Sardegna.

  Quindi qui c’è stato un superamento, cioè siete andati oltre, non vi siete fatti più controllare dai banchieri e dai bancari, ma avete sostituito i vostri dirigenti di partito con quelli che sono appunto oggi i dirigenti delle banche. Per fare che cosa ? per foraggiare un sistema perverso di partito, perché la Banca Popolare dell'Emilia-Romagna ha in maniera assolutamente grave acquistato ormai più di quindici anni fa il Banco di Sardegna con manipolazioni politiche, anche in quel caso degne di nota anche per la procura della Repubblica. Sono stati pagati tutti quei crediti che aveva il Banco di Sardegna con la banca popolare dell'Emilia-Romagna con titoli della stessa BPER, titoli che hanno perso il 49 per cento soltanto nell'ultimo anno, quindi la regione Sardegna e i sardi hanno venduto una banca e si sono fatti pagare con carta straccia dalla Banca Popolare dell'Emilia Romagna e i soldi dei sardi sono stati mandati totalmente in Emilia-Romagna. Perché dico questo ? Perché c’è un dato che è riportato nel bilancio del Banco di Sardegna in cui si dice, a pagina 91: «il Banco di Sardegna ha crediti verso le banche per circa 3 miliardi di euro», 3 miliardi di euro che sono quasi pari agli investimenti totali del Banco di Sardegna in Sardegna, cioè in Sardegna il Banco di Sardegna investe 3 miliardi e seicento milioni, 3 miliardi sono stati spediti alla Banca Popolare dell'Emilia Romagna, che ne detiene il capitale, che li gestisce, che eroga finanziamenti al sistema politico dell'Emilia-Romagna, che foraggia con i soldi dei sardi il sistema politico del Partito Democratico dell'Emilia Romagna. Questa è la sostanza. Dov’è la Banca d'Italia, dov’è il Governo quando si vede che una banca come il Banco di Sardegna sposta 3 miliardi di euro a favore di un'altra banca che viene definita, nelle logiche finanziarie della Consob, come una delle banche più a rischio, una delle banche più pericolose sul piano dell'inesigibile, delle sofferenze ? E ci sono dati che sono molto chiari e molto evidenti, che non lasciano dubbio se guardiamo il documento di registrazione effettuato dalla BPER presso la Consob il 27 giugno del 2016 dove si contengono queste informazioni: a pagina 2 del documento vengono riportati rischi per gli investitori. In Italia la BPER è l'Istituto in condizioni finanziarie peggiori degli altri istituti della sua categoria e presenta rischi maggiori. Quindi i soldi dei sardi, 3 miliardi, anziché essere utilizzati per la funzione statutaria e costituzionale della banca, cioè incrementare lo sviluppo economico della Sardegna, vengono spediti in Emilia-Romagna, a una banca che si dice che è uno degli istituti in condizioni finanziarie peggiori degli altri istituti. Dov’è la Banca d'Italia quando arrivano e ci sono travasi di denaro di questa portata ? Tra consociati – si dirà – ma quando c’è la ragione sociale di una banca bisogna seguirla, non bisogna distrarla e, se si distraggono i fondi dei risparmiatori sardi a favore del sistema politico di una banca come la BPER che ha queste condizioni di perdita, di sofferenza e di inesigibilità, vuol dire che c’è la copertura politica che sta andando avanti ed è questo che va bloccato. Così come si potrebbero tranquillamente richiamare quelle definizioni che fa la Fondazione Sardegna. La Fondazione che ha le quote del Banco di Sardegna dice: «abbiamo fatto degli investimenti, abbiamo investito 78 milioni di euro nella BPER e abbiamo guadagnato 77.000 euro all'anno» Da settantotto milioni di investimenti a 77.000 euro di guadagno. E dice: sono investimenti strategici. Se questa è la strategicità anche per il sistema di controllo della Banca d'Italia vuol dire che stiamo finanziando quel sistema politico-bancario di cui parlavo prima. Bene, se tutto questo andrà avanti è perché la politica con la «p» minuscola persegue e continua a perseguire i propri affari di bassa lega, ignorando la funzione reale delle banche che è creare economia, reddito, occupazione e conseguentemente sviluppo.

Non banche per affari di famiglia, così come è capitato al Governo Renzi e reiteratamente capita ancora al Governo Gentiloni, affari di famiglia e di partito: tutto questo reggerà sino a quando la Banca d'Italia non svolgerà la sua funzione e non assolverà il suo compito di controllo e di garante. Ma anche qui l'intreccio tra politica e controllo, sappiamo tutti, è perverso. Un dato è certo: se non interrompete questo vortice, voi per primi ne pagherete le conseguenze e ne sarete travolti. Per quanto mi riguarda – concludo, Presidente – posso soltanto esortarvi: fermatevi prima che sia troppo tardi e per quel poco che potrò continuerò comunque a denunciare le malefatte di questo sistema nel Paese e nella mia terra che sono in alcuni casi molto più evidenti, anche se più silenziate del resto del Paese stesso. Anche perché di fronte a questo non si può stare in silenzio e a guardare. Anche per questo motivo voterò contro questo decreto-legge che è contro i cittadini, contro l'economia, a favore degli affari vostri, dei vostri amici e dei compagni di partito.