PILI: MISSILI RADIOATTIVI RITROVATI IN TUTTO IL POLIGONO DI TEULADA

AMMISSIONI CHOC DELL’ARPAS, DOPO 12 ANNI MISSILI RADIOATTIVI SU TUTTA L’AREA DEI 7.200 ETTARI DELLA BASE -
IL DELEGATO ARPAS DELLA PROCURA RISPONDE AL DEPUTATO DI UNIDOS MAURO PILI: NON SI SPARAVA SOLO SULLA PENISOLA INTERDETTA MA IN ALMENO ALTRE TRE AREE DOVE SONO STATI RINVENUTI RESTI RADIOATTIVI DI MISSILI MILAN -
DA MATTARELLA A PINOTTI: UNA CATENA DI COMANDO RESPONSABILE DI QUESTO DISASTRO
“Partiamo dalle risposte certe. Abbiamo ritrovato numerosi resti di missili Milan in tutto il territorio del poligono, sia nelle aree a terra sia nella penisola. Le aree a terra sono tre. Una si chiama Seddas de Croveddu, un’altra Perda Rosa e la terza area Cogolidus. Seddas de Croveddu si trova all’interno del poligono Alfa. A Seddas de Croveddu e a Perda Rosa ci sono tuttora dei carri bersaglio, nel cui intorno sono stati trovati numerosi resti di missili Milan. Alcuni risultavano avere ancora una parte o tutta la lunetta di torio, quindi erano radioattivi”.

E’ questa una delle risposte choc che Massimo Cappai – dirigente Arpas Sardegna e soprattutto delegato della procura per l’inchiesta su Teulada - ha fornito alle domande del deputato di Unidos Mauro Pili che nel corso dell’audizione del dirigente in commissione d’inchiesta Uranio impoverito ha cercato di squarciare il velo sull’utilizzo di materiali radioattivi nella base di Teulada.

“Le risposte fornite dal delegato della procura sono sconvolgenti. Aver ritrovato dopo 15 anni pezzi di missili Milan all’interno della base ancora radioattivi pone la parola fine alle balle di Stato che avevano sempre negato l’utilizzo di questi sistemi d’arma all’interno di Teulada. L’affermazione secondo la quale questi resti dei missili radioattivi sono stati rinvenuti ovunque all’interno della base stravolge in colpo solo tutte le affermazioni reiterate dei vertici della difesa, dal ministro ai generali che avevano guidato la base. Una catena di comando dal Ministro della Difesa Sergio Mattarella che guidava la difesa nel 1999 quando si iniziò ad usare il materiale radioattivo per arrivare ai giorni nostri con l’attuale ministro Pinotti che ha sempre negato la presenza di missili e armamenti radioattivi nel poligono di Teulada. Le affermazioni del delegato della procura sono di una gravità inaudita perché significa che per 12 anni niente è stato fatto per rimuovere queste testate di missile con rilevanti presenze radioattive di torio. E quindi si è impunemente attentato alla vita dei militari e dei civili che hanno operato in quelle aree inconsapevoli del pericolo che correvano e che corrono. Tutto questo è avvenuto nel silenzio più totale con reiterate smentite oppure con affermazioni talmente ridicole da sembrare davvero fuori luogo come quella che la presenza della base avesse tutelato l’ambiente. Ora si scopre che almeno tre grandi aree sono state fatte usate per lanci di missili radioattivi”. Lo ha appena dichiarato il deputato di Unidos Mauro Pili divulgando il resoconto stenografico ufficiale della commissione d’inchiesta su uranio impoverito che nella serata di mercoledì aveva sentito il dirigente dell’Arpas – delegato della procura Massimo Cappai e il professor Biggieri dell’università di Firenze. Pili, che nelle prossime ore svolgerà una visita ispettiva nel poligono di Teulada, ha pubblicato sulla piattaforma www.unidos.io l’intero resoconto stenografico sul confronto con i due auditi in commissione d’inchiesta.

“A questa prima risposta in cui si affermava in modo chiaro e inequivocabile la presenza di missili con presenza radioattiva è seguita una domanda chiara e precisa: La risposta anche in questo è semplicemente sconvolgente considerato che le affermazioni di Cappai rivelano la presenza di un vero e proprio deposito di componenti radioattive stoccate in un’area definita riservata e radioprotetta. Un deposito mai autorizzato e considerato il tipo di contenuto non autorizzabili in alcun modo in un’area definita Sito di Importanza Comunitaria”. Ecco lo scambio di domande e risposte tra il delegato della procura Massimo Cappai e il deputato di Unidos e componente della commissione d’inchiesta Mauro Pili sullo smaltimento dei materiali radioattivi:

MAURO PILI. E’ stata resa tracciabile da parte dell’esercito la rimozione o comunque l’allontanamento dalla base di questo tipo di residuo radioattivo ed eventualmente come, ovvero se c’è un affidamento diretto a una società specializzata o quant’altro?
MASSIMO CAPPAI, Dirigente dell’Arpas Sardegna. Tutto il materiale che è stato recuperato è custodito all’interno del comando del poligono di Teulada in un’area riservata, nella quale si applicano le norme di radioprotezione. In quell’area è intervenuto più volte il CISAM, l’organismo tecnico interforze dell’Esercito preposto per legge a svolgere questo ruolo. Non abbiamo, però, ancora riscontri di dismissioni, ovvero di cosiddetto «smaltimento», di queste sorgenti presenti all’interno del comando. Abbiamo chiesto notizia dell’eventuale ritrovamento, ovvero che fine avesse fatto tutto il materiale recuperato dai vari reparti esercitativi che nel corso degli anni avessero effettuato le operazioni di bonifica dopo l’uso dei missili Milan, ma non abbiamo avuto alcuna risposta.

MAURO PILI. Questa domanda su un elemento cardine, a cui non avete avuto risposta, è stata fatta come procura, cioè come soggetti delegati dalla procura, o come ARPAS?

MASSIMO CAPPAI, Dirigente dell’Arpas Sardegna. Ribadisco che noi abbiamo avuto una delega di indagine da parte della procura. In sostanza, non lavoriamo come ARPAS, ovvero come organismo tecnico che svolge il suo ruolo di regione, ma siamo organi tecnici a supporto dell’indagine della procura. Di conseguenza, tutte le interlocuzioni, le domande e le richieste, vengono veicolate direttamente dalla procura.

MAURO PILI. Quindi, non avete fatto nemmeno una verifica su quest’area riservata?

MASSIMO CAPPAI, Dirigente dell’Arpas Sardegna. Per precisione, non è che non abbiamo avuto risposta. La risposta è stata che tutti i reparti portavano via i propri rifiuti, quindi il comando del poligono non sapeva…

MAURO PILI. Di quello riscontrato radioattivo non c’è una tracciabilità?

MASSIMO CAPPAI, Dirigente dell’Arpas Sardegna. No, non abbiamo avuto nessun riscontro su questo.

“Da questo serrato confronto emergono due dati emblematici: esiste un deposito di materiali radioattivi sconosciuto e mai autorizzato e soprattutto non esiste nessuna tracciabilità di questo materiale radioattivo e qualsiasi richiesta avanzata al Ministero della difesa non ha trovato alcuna risposta. La mancata tracciabilità denunciata dalla procura apre un fronte inquietante sul quale è indispensabile fare chiarezza subito senza perdere altro tempo. E’ un muro di gomma di uno Stato che si frappone all’individuazione di questo vero e proprio disastro ambientale e conclamato attentato alla vita di militari e civili. E’ vergognoso che la regione dinanzi a questi elementi così precisi e gravi stia a guardare e sussurri un riequilibrio quando dentro casa è stata realizzata un’area riservata per lo smaltimento o la conservazione di materiali radioattivi. Dinanzi a queste notizie così gravi una Regione autorevole dovrebbe attivarsi per azioni concrete e decise per evitare che altri misfatti vengano compiuti in quell’area. Il silenzio di queste ore su questi fatti – ha concluso Mauro Pili - è complice e sinonimo di sottomissione totale”.