PILI: INFERNO JIHĀDISTA NEL CARCERE DI SASSARI - TERRORISTI ISLAMICI IN RIVOLTA, CHIEDONO TELEFONATE E LIBERTA’ DI PREGHIERA

POCHI AGENTI, SICUREZZA A RISCHIO: LO STATO CHIEDE DI SUBIRE IN SILENZIO

“Il carcere di Sassari è da giorni un vero e proprio inferno Jihadista. Rivolta collettiva nel cuore della notte e durante il giorno, sino al rifiuto di rientrare in cella per i 18 pericolosissimi detenuti accusati di terrorismo internazionale di matrice islamica. Detenuti che cercano in ogni istante lo scontro fisico con gli agenti e ogni giorno hanno una nuova rivendicazione, a partire da più libertà di telefonare in giro per il mondo. Nel carcere di Bancali, frazione estrema di Sassari, la rivolta dei terroristi, però, deve restare nascosta. Le disposizioni sono severissime e si arriva persino ad indagare qualsiasi agente lasci trapelare mezza informazione. Non si deve sapere che lo Stato sta maledettamente perdendo e che gli agenti penitenziari ogni giorno rischiano sempre di più la vita. E’ vietato parlare per timore di disturbare il ministro e i suoi accoliti del Dap che continuano a fregarsene di agenti e sicurezza. Nel carcere nato per essere circondariale e trasformato con di punto in bianco in carcere di massima sicurezza la rivolta è alle stelle, da ormai tre giorni. Trapela poco o niente. Le rassicurazioni sono quelle di Pulcinella: nelle prossime ore arrivano i nuclei speciali da Roma, annunciati da giorni ma che restano un miraggio nonostante la delicatezza della situazione. Le disposizioni date sotto voce agli agenti sono chiare: vietato reagire, per adesso la regola è subire. E’ da giorni che i terroristi islamici cercano lo scontro fisico con gli agenti. Irridono, provocano, mostrano violenza e muscoli di chi non ha niente da perdere. Da tre giorni, nel cuore della notte così come durante la giornata tutti insieme sbattono ogni oggetto che gli passa tra le mani sulle grate di ferro. Il carcere entra in subbuglio ogni qualvolta quel rintocco di protesta si esaspera. I terroristi, classificati detenuti di Alta Sicurezza di matrice terroristica, protestano senza tregua e addirittura 48 ore fa, nel corso del primo pomeriggio, tutti insieme hanno deciso di non voler rientrare nelle celle. La tensione è salita alle stelle. Tutti gli agenti in servizio si sono dovuti precipitare nel braccio jaddista del carcere. Tutti gli agenti precettati e trattenuti in servizio per sedare almeno momentaneamente tutti i detenuti musulmani. Le ragioni della protesta sono semplici: vogliono fare quello che vogliono. Ed è poco credibile la richiesta di praticare il loro credo a dispetto delle norme che regolano la vita penitenziaria. In realtà chiedono e vogliono telefonare, di qua e di la. Parlando la lingua che vogliono. Incomprensibile. A più mogli, magari. Nessuno lo dice, e qualcuno lo smentirà anche, ma alla base della protesta c'è il telefono. Lo chiedono e pare lo ottengano in cambio di tregua. Agli agenti i vertici hanno dato un passaparola: subire, siamo pochi! E' lo Stato che arretra, che continua ad utilizzare irresponsabilmente le carceri sarde come una cajenna di Stato. E gli agenti ancora una volta usati come scudo inerme di un governo che li espone ad ogni rischio”.

Lo ha denunciato con un’interrogazione urgente al Ministro della Giustizia il deputato di Unidos Mauro Pili che nell’atto parlamentare ha riportato i fatti accaduti nel silenzio più totale nel carcere sassarese.

“La scelta di scaraventare tutti i terroristi jaddisti nel carcere di Sassari è stata una scelta folle ed ora si cominciano a constatare i risvolti drammatici. Solo una mente malferma poteva concepire una tale polveriera: il maggior numero di capimafia, il maggior numero di terroristi jaddisti, con detenuti comuni di ogni genere. Solo degli irresponsabili possono lasciare degli agenti a ranghi ridotti a lumicino a combattere con questi signorotti dal viso angelico e barba serafica tinta di rosso ma pronti ad ammazzare uomini come mosche. Sia ben chiaro: ho presentato decine di interrogazioni in cui denuncio ogni episodio di questa malagestio di stato, se dovesse malauguratamente accadere qualcosa di grave nessuno può dire non lo sapevo. Questa nuova rivolta di jaddisti dal telefono facile e di uno Stato che arretra è la fotografia realistica che stanno subendo ogni ora e ogni giorno gli agenti impegnati nel carcere di Bancali in un difficile servizio. Nessuno dica che non si sapeva. Pochi agenti significa più telefono, più telefono significa più capacità di controllo e organizzazione terroristica. Il carcere è il fulcro di quell'agire criminale e lo Stato ne sta diventando complice”. “Nascondere quanto sta accadendo dentro il carcere di Bancali è da irresponsabili. Non foss’altro per la pericolosità dei terroristi detenuti, da uno dei trenta più efferati terroristi al mondo, BOUYAHIA (Hamadi Ben Abdul Aziz Ben Ali (alias GAMEL MOHAMED), classe 1966 tunisino sino all'Imam capo Muhammad Hafiz Zulkifal capo della cellula italiana di Al Qaeda (18 persone), passando per Abderrahim Moutaharrik, 28enne marocchino, campione di kickboxing, finito in carcere lo scorso aprile con l'accusa di terrorismo internazionale per presunti legami con l'Isis con la nomea del pugile dell'Isis e Carlito Brigande ricercato dalle autorità della Macedonia, divenuto un jihadista e pronto a farsi esplodere per colpire gli “infedeli”. Con loro nel braccio 8 di Bancali c'è la colonna sarda. Gli arrestati di Sassari e Olbia. E la colonna proveniente da Rossano. Ad occupare le celle di Bancali Abshir Mohamed Abdullahi, 23enne somalo arrestato per istigazione al terrorismo il 9 marzo scorso a Campomarino e anche il primo e per il momento unico migrante giunto con un barcone accusato di terrorismo: Mourad El Ghazzaoui".

"Non bastavano gli 89 capimafia reclusi nel braccio del 41 bis, ora il braccio n.8 del carcere di Bancali a Sassari è l’ennesima grave polveriera jihadista. Si tratta del 50% dei 41 dei più pericolosi detenuti islamici in Italia. In 18 occupano il braccio al 4 piano del carcere trasformato in Alta Sicurezza 2, quella per il terrorismo internazionale. Sono in rivolta ma il ministero persegue chi denuncia questi fatti. Un carcere circondariale, normalissimo, trasformato in Alta sicurezza 2 per terroristi internazionali. Tutti in silenzio. Senza nessuna preoccupazione per una carenza cronica e inaccettabile di 150 agenti almeno. Direttori che vanno e vengono. Comandanti in prestito e in aspettativa. Tutto questo conferma e aggrava le mie denunce. Le carceri sarde – conclude Pili - sono diventate la cajenna perenne di uno Stato che pensa alla Sardegna solo ed esclusivamente per liberarsi di criminali e terroristi Una situazione inaccettabile e gravissima. Questa bomba islamica terroristica nel carcere di Bancali va smantellata prima che sia troppo tardi”.