PILI: AGGUATO AL PECORINO, REGIONE E COLDIRETTI SARDEGNA SI COSTITUISCANO CONTRO LO SCIPPO

COLDIRETTI LAZIO SI COSTITUSCE CONTRO IL CONSORZIO PECORINO ROMANO NEL PROCESSO SULLO SCIPPO DEL NOME DA PARTE DI UN PRIVATO

IL 29 IL PROCESSO ENTRA NEL VIVO

“Davanti all’agguato in atto contro il pecorino romano la Regione deve costituirsi senza perdere altro tempo davanti al tribunale civile di Roma. E altrettanto deve fare la Coldiretti Sardegna per reagire all’indebita costituzione della Coldiretti Lazio contro il consorzio del pecorino romano. Non è più tempo di scherzare: il danno che ne verrebbe da uno scippo del marchio è incalcolabile e gravissimo. Si tratta di un vero e proprio scippo che rischia di minare i fondamentali del diritto in materia di marchi dop che vietano ogni possibile usurpazione del marchio registrato. E’ evidente che le lobby si stanno organizzando per scippare una fetta di mercato al pecorino romano prodotto per il 95% dai produttori sardi, minando proprio il marchio di denominazione di origine protetta. La decisione della Coldiretti Lazio oltre che inopportuna è grave perché schiera un’organizzazione di categoria contro il consorzio del pecorino romano a difesa di un fantomatico cacio romano che in alcun modo può usare la denominazione di una produzione Dop. Non è un problema di quantità prodotte di cacio romano ma di norme vincolanti e chiare. La regione Sardegna entro il 29 marzo prossimo deve costituirsi a sostegno dell’azione legale del Consorzio del pecorino romano. E’ da mesi che lo chiedo senza che niente sia stato fatto. Ora che i termini stanno per scadere bisogna bloccare immediatamente tutte le azioni in essere relative alla contraffazione e all’usurpazione del marchio del pecorino romano. Il tentativo maldestro di una lobby romana è un atto di una gravità inaudita. Il comparto Ovino sardo e la sua produzione di Pecorino romano, prodotto che occupa la stragrande maggioranza della trasformazione ovina in Sardegna, così come la sua tutela, vengono messi a rischio da una campagna oltraggiosa di esponenti istituzionali e associativi del Lazio. Bisogna prima costituirsi in sede civile e poi mettere in campo un’azione politica e amministrativa per fermare il tentativo del Ministro dell’agricoltura e alti funzionari del Ministero, di mettere in discussione la titolarità della “DOP Pecorino Romano”. Il Lazio sta sostenendo la richiesta di una nuova DOP da chiamare “Cacio romano”, che già di per se (con il termine “romano”) genera confusione sui mercati a discapito della DOP “Pecorino romano”. Il 3 % dei produttori laziali con l'appoggio di alcuni DG apicali del MIPAAF e del Ministro stesso stanno cercando, con azioni discutibilissime dal punto di vista giuridico, di imporre e far riconoscere una nuova denominazione di origine CACIO ROMANO solo per il Lazio. Un danno giuridico prima ancora che economico. Siamo dinanzi a fatti di inaudita gravità per l'economia Sarda e per il rispetto della storia e del comparto ovino sardo che dal 1981 con grandi sforzi ha contribuito a consolidare nel mondo la reputazione della DOP Pecorino Romano. Per questa ragione dopo aver presentato la richiesta di intervento della Commissione Europea nel processo civile si devono costituire la Regione Sarda, la coldiretti sarda e lo stesso ministero dell’agricoltura. Il Ministero Italiano deve costituirsi parte civile proprio perché viene minato l’istituto della DOP, denominazione di origine protetta del pecorino romano, così come previsto dall'art. 13 del Reg. UE 1151/2012. La registrazione di un marchio CACIO ROMANO da parte di una azienda laziale, tale Formaggi Boccea S.r.L., è un chiaro tentativo di contraffazione della DOP PECORINO ROMANO. Un tentativo chiaro perche già dal 2009, i produttori laziali possono e potevano mettere la dicitura “Pecorino Romano prodotto nel Lazio”, e lo fanno perché il vero obiettivo è quello di togliere la denominazione e l’utilizzo del marchio Pecorino romano ai produttori sardi ed anche di svalutare il “Pecorino romano prodotto in Sardegna”. Lo ha detto stamane il deputato di Unidos Mauro Pili che dopo aver trasmesso un esposto alla commissione europea richiamando gli atti politici e amministrativi compiuti in queste settimane sia dalla Regione Lazio sia da parte del Ministero dell’Agricoltura e dall’ufficio registrazione marchi ha chiesto alla regione di costituirsi nel processo che inizia il 29 marzo prossimo a Roma.
“La tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche – in base ai regolamenti europei – sostiene Pili – deve essere estesa ai casi di usurpazione, imitazione ed evocazione dei nomi registrati relativi sia a beni che a servizi, onde garantire un livello di tutela elevato e analogo a quello che vige nel settore vitivinicolo”. “La Regione dorme, deve dismettere le letterine da babbo natale, ridicole e inutili al Ministro dell’agricoltura. Questa battaglia si affronta con azioni legali non con letterine. Per quanto ci riguarda – conclude Pili - è ora di agire e reagire, in ballo c’è la più importante industria produttiva della Sardegna”.