PILI: 2000 BOMBE, 14 CONTAINER CARICHI DI MORTE PARTITI STANOTTE DAL PORTO CANALE DI CAGLIARI

E’ IL PRIMO CARICO DOPO LO SCONTRO CON IL QATAR

IL DEPUTATO DI UNIDOS PUBBLICA LE IMMAGINI DEL CARICO CHE DOVEVA RESTARE SEGRETO

SEGNALAZIONE ALLE PROCURE SU QUESTO NUOVO CARICO DI MORTE, CONDANNATO ANCHE DALL’ONU

“Un porto canale deserto per un nuovo carico di bombe senza precedenti che stanotte ha lasciato lo scalo merci di Cagliari verso l’Arabia Saudita. Un’operazione secretata, coperta dallo Stato Italiano, iniziata ieri mattina all’alba e conclusasi stanotte poco dopo mezzanotte. Per portarle via dalla Sardegna hanno fatto arrivare una nave apposita, l’ennesima. I reali sauditi stanno acquisendo un arsenale senza precedenti destinato a destabilizzare una delle aree più delicate del mondo. Bombe da far schiantare sugli ospedali dello Yemen e continuare ad uccidere migliaia di civili e bambini. La gigantesca nave araba la Bahri Jedda ha attraverso i mari dall'Arabia Saudita sino a Cagliari per caricare oltre 2000 ordigni prodotti dalla RWM tedesca in agro di Domusnovas. Un carico da 14 container issati a bordo con la supervisione di tecnici, vigilanza e vigili del fuoco. L'operazione di carico ha avuto inizio ieri alle 18.00 e si è conclusa nella nottata quando la nave container ha preso il largo. Un carico di morte senza precedenti, nonostante tutti i richiami dell'Onu a fermare questa devastante guerra dei sauditi contro la popolazione Yemenita. Un approvvigionamento gestito con codice rosso. Massima riservatezza e allerta sicurezza massima. Nel porto canale deserto non c’era nemmeno una nave. I vigili del fuoco hanno presidiare sin dal pomeriggio di ieri ogni manovra dentro il porto terminal di Cagliari. I canali ufficiali ma con codice secretato imponevano la presenza di forze dell'ordine a presidio del porto canale già dalle prime luce dell'alba”.

La denuncia è del deputato di Unidos Mauro Pili che ha pubblicato le immagini delle operazioni del carico di morte, dello schieramento della sicurezza e della nave saudita.

“La nave della morte ha solcato quel tratto di mare racchiuso tra due sponde di cemento già dalla mattina ma solo in serata sono iniziate le operazioni di carico che si sono svolte senza l’ausilio delle gru ponte. Questo per avere meno personale in servizio e tenere il porto sotto il massimo riserbo. Nessuno doveva sapere perchè una nave battente bandiera dell'Arabia Saudita per l’ennesima volta ha lanciato le cime sulla sponda principale del terminal sardo. Si è trattato dell’ennesimo blitz Italo - Saudita pianificato in ogni dettaglio – denuncia Pili. Pianificato e organizzato dallo stato italiano, con la copertura del ministro della Difesa Pinotti e dello stesso presidente del consiglio Gentiloni. Sono loro che hanno trattato con gli emiri e i reali dell'Arabia Saudita questo carico di morte, coprendo la Germania che produce le bombe in Italia ma condanna il regime saudita”.

“Soldi in cambio di strumenti di morte. Quelle bombe hanno già provocato già migliaia di morti, migliaia di bambini falciati da quel carico di morte. Si tratta ancora una volta – sostiene Pili - dell’ alleanza dei ricchi contro i poveri. La ricca Germania sfrutta la povertà di un territorio, il Sulcis, per produrre armi micidiali e rivenderle ai ricchi dell'Arabia Saudita, che poi le scaricano sui poveri dello Yemen. E in questa giornata nefasta per la Sardegna quel carico di morte, decine di migliaia di morti, è stato caricato come normali container dal porto canale di Cagliari. In realtà dentro quegli involucri d'acciaio e ferro c'erano migliaia di bombe. Le micidiali serie Mk, made in Sardinia. Caricate e ora in viaggio verso l'Arabia Saudita. Altre stragi, altre vittime innocenti. Con il via libera del governo italiano che avalla una strage in violazione a tutte le norme internazionali e alle stesse leggi italiane”.

“Resta il tema del lavoro – aggiunge Pili. Il lavoro va salvaguardato. Occorrono leggi e provvedimenti ad hoc perchè nessuno perda un solo posto di lavoro. Occorre un provvedimento per garantire la ricollocazione dei lavoratori impegnati in queste nefaste produzioni. L’area mineraria in cui sorge la fabbrica costituisce uno degli esempi di degrado ambientale legato alla crisi mineraria. Occorrono progetti seri e urgenti di bonifica per ricollocare quei lavoratori. L'industria bellica forsennata e devastatrice, non può avere un futuro fondato sulla morte di migliaia di bambini e civili. Non bisogna perdere il lavoro, ma non bisogna nemmeno e soprattutto cancellare la vita di persone povere e inermi. Sarebbe facile fregarsene, in cambio di qualche voto! Ma la coscienza di ognuno deve prevalere sulla violenza di governi che producono armi e le spacciano in giro per il mondo. Poi non lamentiamoci quando l'immigrazione è un fenomeno incontrollabile. Resta da capire – conclude Pili - se le Procure fossero state avvisate di questo nuovo carico illegale in contrasto con le leggi sulla vedita e il trasporto di armi verso paesi in conflitto. Un traffico di armi condannato anche dall’Onu. La Sardegna non può e non deve stare a guardare, potrebbe esserne la prima vittima”.