ONORATO, RENZI & COMPANY, LA CENETTA ALL'HARRY'S BAR CON I SOLDI DELLA SARDEGNA

La cenetta è fissata per il 15 gennaio, nell'anno del renzismo 2016.

La location è riservata, lungo l'Arno Amerigo Vespucci, Firenze.

Gli invitati accorrono da mezz'Italia.

Sconosciuti o meno, ma tutti con il portafoglio pieno o da riempire. Imprenditori o prenditori poco importa, l'ascesa del bullo di Firenze ha bisogno di loro.

Harry's Bar, il più chic che la Firenze anglofona possa offrire.

Ad accogliere gli ospiti ci sono le prime donne e la donna per eccellenza, quella Maria Elena Boschi da sempre volto femminile del Giglio magico di Renzi.

Con lei c'è il braccio destro Luca Lotti, addetto al sottobosco del partito e agli affari giudiziari, e poi Marco Carrai, una sorta di compare che si occupa di tutto, dalla casa per il capo alla cyber security.

E poi il presidente della Fondazione Open, quell'avvocato Alberto Bianchi chiamato a governare la cassaforte della corrente renziana ed oggi sotto inchiesta per quel traffico di denaro e influenze.

L'accoglienza del gotha è per le 21. Arrivano tutti, nessuno escluso. Ventidue commensali, una sola premier dame: la Boschi.

E' lei che fa da padrona di casa. Fonzie non c'è. La sua presenza non era prevista.

L'ordine del giorno è scritto negli appunti sequestrati dalla Guardia di Finanza nei giorni scorsi: incontro conviviale con contributori.

Allegata alla fattura c'è la mappa del tavolo: lei, Maria Elena al centro, tutti gli altri in ordine sparso, senza una logica.

Gli amichetti di Renzi risultano per lo più illustri sconosciuti salvo, però, avere storie e portafogli pesanti.

Uno su tutti: Paolo Fresco, già braccio destro di Gianni Agnelli, Ex General Elettric ed ex Fiat.

Contributore per "appena" 50.000 euro, un pò pochini per la sua storia ma, nonostante tutto, gli assegnano il posto più ambito, quello alla destra della Boschi.

I più sfigati nel tavolo sono un fruttivendolo e un marinaio.

Li hanno messi negli spigoli estremi, nella periferia del lungo tavolo ovale.

Eppure i due, il marinaio e il fruttivendolo, avrebbero meritato un trattamento di miglior favore non foss'altro per la ciclopica contribuzione: 300 mila euro a testa.

Il fruttivendolo, Riccardo Maestrelli, non mi dice niente. So che, oltre al versamento cache di 300 mila euro alla Fondazione Open, ha favorito un "piccolo" prestito di 700.000 euro a Renzi, attraverso la mamma, per l'acquisto della nuova villa della famiglia dell'ex premier. Prestito restituito, dice il bullo di Firenze, in 4 mesi. Salvo, però, nominare il fruttivendolo nel consiglio di amministrazione nientemeno che della cassa depositi e prestiti, la cassaforte di Stato.

L'altro sfigato, lontano mille miglia dalla Boschi, lo conosco bene, anzi di più. Il suo nome è Vincenzo Onorato, in arte Mascalzone Latino.

Per la serata lo descrivono elegante e spaccone, uno di quelli che quando c'è da contribuire all'ascesa dei potenti non si tira indietro. Lo fa con la tracotanza di chi dispone soldi a piene mani, molti dei quali sono, però, soldi pubblici.

Chi se ne frega se i conti non vanno a gonfie vele, un bel contributo oggi può essere utile per un domani.

Tra novembre del 2015 e luglio 2016 il patron di Moby e Tirrenia sgancia la bellezza di 300 mila euro. Tutti per la fondazione Open di Renzi e compagni.

Cosa volete che siano 300 mila euro per uno che incassa 73 milioni di euro, puliti puliti, dallo Stato per gestire con navi vecchie e non pagate la continuità territoriale da e per la Sardegna?

Certo, oggi è sull'orlo del fallimento, ma l'investimento allora sembrava nel breve termine aver dato un buon esito, se è vero come è vero, che Renzi ricevette in pubblica Leopolda il solenne encomio di Onorato per l'approvazione di leggi e leggine richieste a gran voce da Mascalzone Latino.

Ora quella cenetta da 1.610 euro rischia di andare di traverso ai commensali.

La Guardia di Finanza sta spulciando tutti i contributi ricevuti dalla fondazione di Renzi e nel contempo sta incrociando le eventuali elargizioni di governo!

Se i Magistrati acquisissero i miei interventi alla Camera dei deputati sul finanziamento alla fondazione Renzi, quando ancora nessuno ne parlava, potrebbero venire a capo di molte più cose.

Da Onorato a Mossi e Ghisolfi, dalla navigazione con i soldi di Stato alla gestione di improbabili centrali di biofuel con una sfilza di norme e normette funzionali a sistemare le cose!

Non vado oltre.

Onorato, dunque, ha elargito a piene mani 300 mila euro alla fondazione del Presidente del Consiglio.

Un benefattore, un sovvenzionatore di ideali nobili e altruistici?

Un Onorato illuminato dalla politica di Renzi e compagni, un pensatore sempre senza secondi fini, un pasionario che regala 300 mila euro senza chiedere niente in cambio?

Questa è la storia della cenetta all'Harry's bar sul Lungarno, nel cuore del Giglio fiorentino. Il resto è tutto da scrivere. E lo sta scrivendo, per adesso, la Guardia di finanza.