NUOVA MAZZATA PER ONORATO, IL TRIBUNALE DI ROMA GLI SEQUESTRA ALTRI 60 MILIONI DI EURO

Un disastro annunciato. Il tribunale di Roma ha sequestrato alla compagnia italiana di navigazione, la nuova Tirrenia, di proprietà dell’armatore Vincenzo Onorato, altri 60 milioni di euro.

Si tratta di una mazzata ulteriore, questa volta letale, che non lascia margini d’azione.

A inizio marzo il primo sequestro aveva riguardato la prima tranche da 55 milioni di euro che Onorato non aveva versato allo Stato per l’acquisto della Tirrenia.

Ora è scattato l’ennesimo e ancora più cospicuo sequestro deciso dal Tribunale di Roma che ha accolto la richiesta di Tirrenia in amministrazione straordinaria sequestrando l’intero ammontare della rata non pagata e scaduta ad aprile del 2019.

Una decisione che riporta Onorato e la CIN nel profondo rosso della posizione di default sancita con le comunicazioni alla borsa di Lussemburgo.

Siamo dinanzi ad una situazione non più governabile.

Il tentativo del governo di imporre pezze ad un disastro economico finanziario senza precedenti sta continuando va ad aggravare la situazione.

È impossibile che possa reggere un impatto economico finanziario con 700 milioni di debiti.

Non va dimenticato che il gruppo Moby ha recentemente comunicato alla borsa di Lussemburgo il default sul rimborso del prestito bancario e della cedola sul Bond quotato alla borsa del gran Ducato.

I commissari di Tirrenia non potranno far altro che eseguire questo ennesimo sequestro che dovrà avere copertura totale e non fittizia.

L'amministrazione straordinaria di Tirrenia ha il dovere di eseguire questa azione proprio per evitare responsabilità dirette sia sul piano erariale, civile e penale che gli potrebbe derivare dal mancato adempimento alla decisione del giudice, da loro stessi sollecitata con la richiesta del sequestro conservativo.

La soluzione del tribunale fallimentare di Milano appare ora l’unica strada percorribile per salvaguardare i creditori e mettere, per quanto possibile, al sicuro gli stessi lavoratori.

Ulteriori perdite di tempo come quelle proposte dal governo anche recentemente rischiamo di fare ulteriori e più gravi danni a partire dalla gestione della continuità territoriale da e per la Sardegna.

La convenzione va revocata anticipatamente e va immediatamente messo in campo un piano che consente attraverso un decreto di evitare nuovi monopoli e favorire, invece, soluzioni come il bonus insularità da affidare ad ogni singolo passeggero e trasportatore che potrà scegliere la compagnia che meglio soddisfa le proprie esigenze sia in termini di costi che di qualità di servizio.

Perdere altro tempo significa portare al disastro il servizio pubblico essenziale della continuità territoriale da e per la Sardegna. Con molti complici e troppi amici di Onorato.