non serviranno cadaveri, ci sarà il Popolo Sardo

Giovanni Cualbu è un uomo mite. Pacato come i fonnesi. Parla poco, ma le sue parole sono sentenze. Come quelle che pronuncia il giorno del nostro primo incontro: i miei terreni non sono in vendita, questo è il pane della mia famiglia. Se useranno la forza per portarmeli via dovranno passare sul mio cadavere.

Sentenza, appunto!

In un caldo pomeriggio d'autunno mi chiese di raggiungerlo nella sua azienda per raccontarmi una storia che dai primi cenni sembra surreale, roba da fantasia spinta all'ennesima potenza.

Alla base del suo dire ci sarebbe un'ipotesi di esproprio giapponese in terra sarda. Roba da mitomane. Un piano che nemmeno la florida fantasia nipponica avrebbe saputo architettare con tanta immaginaria follia.

Lo ascolto. Mi vogliono portare via l'azienda per fare una distesa di 260 ettari di pannelli solari. Hanno presentato il progetto e attendono la valutazione d'impatto ambientale del ministero dell'ambiente.

Lo ascolto. Mi hanno detto che i terreni me li espropriano se non li vendo.

Se non avessi davanti a me un uomo d'altri tempi, austero, mite, riflessivo, con il volto segnato dal lavoro, penserei a suggestioni di fine estate.

Lo interrogo. Cerco di capire. Più lo ascolto e più mi convinco che questa storia è figlia di qualche madornale equivoco. O forse no.

Come è possibile che un gruppo di faccendieri presenti ad un ministero un progetto su terreni non propri e millanti un potenziale esproprio di terreni privati?

Se nel mio comune un cittadino avesse presentato un progetto per costruirsi la casa in un terreno non suo lo avrei fatto ricoverare d'urgenza. Matto da legare.

A Decimoputzu, un campo infinito di 260 ettari di terra, un tavolo da biliardo grande come 260 campi di calcio, secondo questi signorotti, deve diventare una distesa di panelli termodinamici solari. Praticamente una prateria di metallo e tubi.

Obiettivo fregare soldi allo Stato, con incentivi energetici sottratti dalle tasche dei cittadini attraverso le bollette elettriche.

Chiedo di vedere i terreni, appena arati.

Impossibile traguardarli. L'orizzonte si disperde, il sole si staglia in lontananza, il confine invisibile.

Duecentosessanta ettari accorpati, in pianura, non li avevo mai visti.

Azienda agricola Cualbu, da oltre 100 anni.

Lo tranquillizzo. Gli spiego che chiunque ipotizzi di espropriare i terreni agricoli per una speculazione di questa portata o è un folle o un delinquente in cerca di guai.

Il giorno dopo, per ogni precauzione, presento una prima articolata interrogazione parlamentare.

Chiedo che venga rigettato il progetto per assenza del primo fondamentale presupposto di qualsiasi investimento: la proprietà delle aree.

Non ricevo risposta. L'interrogazione, però, fa discutere. Al Ministero ci sono quelli che dicono, Pili ha ragione, dobbiamo rigettare il progetto e altri, quelli più governativi, che sostengono la politica dei due tempi: noi lo approviamo e poi sarà il Presidente del Consiglio a valutare se dichiararlo di pubblica utilità e procedere all'esproprio.

Mi riferiscono di questa seconda ipotesi: aggredisco il malcapitato interlocutore. Gli spiego che solo dei banditi possono pensare di dichiarare di pubblica utilità un vero e proprio furto di denaro pubblico come quella distesa di panelli di termodinamico solare.

Mi risponde aprendo le braccia al cielo come per dire: hai ragione ma le cose sono cambiate.

Cambiate nel senso che, secondo costoro, un terreno agricolo con un decreto del Presidente del Consiglio può essere espropriato ad un agricoltore sardo per assegnarlo a faccendieri italo-giapponesi che speculano a piene mani sugli incentivi dell'energia.

Tutto questo è surreale. Ma drammaticamente vero.

Ora, e vengo al dunque, se passa questa rapina, ogni sardo è in mano di questi banditi.

Sarà in piena vigenza una clausola di supremazia nazionale che espropria le terre, che annienta l'agricoltura, che umilia i sardi.

Giovanni Cualbu è il simbolo della resistenza di un Popolo.

Non dovranno passare sul suo cadavere, perchè prima dovranno trovare le bandiere alte e vigorose del Popolo Sardo.

Renzi, Pigliaru e compagni sono avvisati.

Sono centinaia i trattori, le greggi, i pastori, gli agricoltori e i cittadini pronti a tutto.

Oggi tocca a Giovanni Cualbu resistere all'orda barbarica di uno Stato di faccendieri, domani può toccare ad ogni Sardo.

Reagire, resistere, respingere.

Ogni Sardo deve essere Giovanni Cualbu.

Se passano duecentosessanta ettari di ferro sulle aree agricole della Sardegna passerà di tutto.

E la Sardegna e i Sardi non lo devono permettere.