MORTI SOSPETTE, TAMPONI E SILENZI - DA SAMASSI A SANLURI, DA TEMPIO A SASSARI

Sta esplodendo in ogni angolo della Sardegna il caso delle morti sospette. Lo vado dicendo da giorni, con le rimostranze di qualcuno che continuava erroneamente a mettere la mascherina sugli occhi.

In realtà che qualcosa nella comunicazione della Regione rasentasse l'omertà lo si era capito da subito. Ritrosia alla trasparenza, timore di trasmettere l'inadeguatezza che sta spazzando senza mezzi termini le troppe bugie messe in campo in questo mese di guerra.

Ho cominciato a capire che qualcosa non stesse andando per il verso giusto nella drammatica conta delle vittime di coronavirus la settimana scorsa.

E' l'alba di martedì 17 marzo quando ricevo la voce trafelata di chi mi comunica che a Samassi c'è stato un decesso per coronavirus.

Non mi appassiona, anzi la ritengo una malvagità, la discussione tra chi si arrampica su sottigliezze da morte con o per coronavirus.

Roba demenziale per chi non ha gran senso della vita. Come dire: se uno ha una prospettiva di vita di 100 anni e il coronavirus gliela anticipa di 20/30, pazienza!

Ho cercato di trovare conferme ufficiali a quel decesso che correva velocemente di angolo in angolo nell'agricolo paese di Samassi.

Raccoglievo voci ma mai conferme ufficiali.

Mi imbatto, dopo qualche ora, in una pseudo dichiarazione ufficiale: infarto!

Posiziono la notizia nell'archivio delle verifiche da proseguire, in attesa degli eventi. Salvo, poi, qualche giorno dopo ricevere la notizia che la moglie del defunto viene ricoverata di tutta fretta al Santissima Trinità di Cagliari, reparto infettivi: positiva al coronavirus.

Faccio ulteriori riservate verifiche e mi viene detto che il marito era risultato positivo.

Dunque niente infarto, forse concausa, ma il killer era stato il coronavirus!

Passano troppi giorni tra quel decesso sospetto e la verità.

Giorni di omertà inaudita da chi avrebbe dovuto, e non lo ha fatto, informare le autorità locali e assumere le necessarie azioni di contenimento.

La domanda è come la pallina di un flipper nel cervello: non si ferma mai. Quando è stato fatto il tampone alla vittima numero di Samassi, prima o dopo il decesso?

E sopratutto per quale motivo la maglia del controllo non si è chiusa subito, all'istante, al primo segnale riconducibile al virus?

Il caso 1 di Samassi è emblematico di quanto sta esplodendo in queste ore in Sardegna: la verità nascosta su tante morti nascoste!

E' il caso di ieri a Tempio dove il sindaco ha messo nero su bianco 5 morti sospette, con sintomi dichiarati palesemente rispondenti alle letali conseguenze di un coronavirus non diagnosticato!

La stessa cosa dicasi per Sassari, con un paziente sospetto in cardiologia. I medici chiedono subito il tampone, che non arriverà.

Al secondo ricovero dello stesso paziente, sempre in cardiologia, la richiesta si fa più insistente. La risposta è disarmante: non abbiamo tamponi.

I ben informati dicono che parte un ponte aereo con Roma per recuperarne qualcuno. Il paziente è positivo: morirà da lì a poco.

E' la vittima numero 2 della Sardegna.

E rischiava di essere annoverato tra una morte sospetta ma non conclamata. Con tutto quello che comporta. Mancato contenimento e quant'altro necessario.

Peccato che quella vicenda non presa in tempo, non accertata da subito, abbia e stia causando un disastro a Sassari con centinaia di soggetti positivi. Una reazione a catena che dovrà essere chiarita nei palazzi della giustizia!

E adesso Sanluri: casa di riposo chiusa. In attesa di tamponi per tutti, ospiti e personale.

Ma intanto ci sono 4 morti sospette e anziani con la febbre alta ricoverati nella struttura.

Le domande si rincorrono: erano stati chiesti i tamponi? Erano stati fatti e quando?

Tutto questo è, però, il frutto di una scelta grave e inaudita: fare i tamponi solo ed esclusivamente con casi conclamati sull'orlo del precipizio.

20 giorni fa dissi che si trattava di una scelta da trogloditi e che bisogna in quella fase intensificare i tamponi proprio per monitorare ogni singolo pericolo in modo tale da arginarlo subito, senza perdere un solo attimo.

Purtroppo non è andata così. I fanfaroni della regione continuavano a dichiarare che tutto andava bene, che erano a pronti a fronteggiare 110 mila persone in quarantena.

Questa prosopopea cialtronesca ha fatto il resto.

Leggo dichiarazioni di ridicoli sostenitori di pontida in terra sarda che plaudono l'efficienza dell'assessore della sanità e del presidente della regione. Avessero il minimo rispetto dei morti ed evitassero queste pagliacciate in salsa lumbard!

La magistratura farà il suo corso, ma adesso occorre tentare il tutto e per tutto per arginare il disastro.

e come non mi stancherò di ripetere molto spesso il silenzio è complice, denunciare e informare può evitare il peggio.

Auguri alla nostra terra e al Popolo Sardo!