MOBY TIRRENIA, UNICREDIT SCATENA LA GUERRA CONTRO ONORATO, SAPEVATE TUTTO E ADESSO IN TRIBUNALE

In una lettera inviata ai vertici della compagnia di navigazione, l'istituto in qualità di security agent, ha affermato che "sono in corso analisi approfondite circa la valutazione del danno arrecato, nonche' alla individuazione delle idonee azioni dirette alla tutela della reputazione" della banca, dei propri funzionari e "degli interessi dei propri soci".

Per Unicredit era impossibile liberare ipoteche

Nel procedimento richiesti anche provvedimenti cautelari

Unicredit, 'security agent' nella procedura di Moby, si trovava nella "ovvia impossibilita' di poter vagliare le richieste" di liberare l'ipoteca sulle navi da vendere alla compagnia danese Dfds, che si è poi tirata indietro.

E' scritto nella lettera inviata dalla Banca alla Compagnia di navigazione in risposta all'accusa di aver fatto saltare l'operazione. UNICREDIT indica la "ovvia rilevanza del procedimento" con la "richiesta di provvedimenti di natura cautelare" al Tribunale.

UNICREDIT cita a sostegno della propria tesi il decreto del Tribunale di Milano in cui si legge che Moby si trova in una "situazione di crisi evidente".

Per la Banca era quindi doveroso "chiedere chiarimenti agli organi societari di Moby circa la situazione economico finanziaria della società, circa l'intenzione di assumere i provvedimenti richiesti dal Tribunale e ulteriore conforto anche con esperti terzi sulla congruità del prezzo di vendita delle navi oggetto delle richieste di cancellare le ipoteche e delle navi" da acquisire con i proventi della vendita.

Chiarimenti che, per la banca Unicredit, sarebbero stati "dovuti, considerando che il prezzo di vendita delle navi era di 137 milioni di euro, mentre il valore di quelle navi evidenziato nel piano del 2018 (...) era di euro 190 milioni".

Inoltre, "la recentissima perizia Brax evidenziava un valore di 157 milioni e mancava qualsiasi perizia indipendente circa le navi in via di acquisizione, nonchè la stima di eventuali costi/investimenti sulle stesse".

Secondo UNICREDIT era dunque "evidente" la necessita' di "avere e valutare attentamente tali informazioni, trasmetterle ai propri mandanti e poi prendere una decisione consapevole e informata in adempimento dei basilari doveri di diligenza nell'esecuzione del mandato".

"Il Security Agent - afferma ancora la banca - non solo è soggetto professionale tenuto a un livello di diligenza coerente con la propria natura, ma agisce quale mandatario sia delle banche finanziatrici sia degli obbligazionisti".

Nella lettera UNICREDIT afferma con durezza che "nessun addebito può essere fondatamente mosso alla banca e quindi respinge qualsiasi pretesa risarcitoria".

"Al riguardo, tra l'altro, - scrive Unicredit - non capiamo su quali basi possiate imputarci una responsabilità per i danni derivanti da possibili vostri inadempimenti nei confronti di Dfds, posto che avete negoziato termini e condizioni in totale autonomia senza tener conto dei tempi dell'istruttoria dovuta per la liberazione delle garanzie.

Istruttoria peraltro da compiere - fa notare la banca - in un momento in cui vi era grande attenzione da parte dei creditori sulla situazione del gruppo".

Il Gruppo, nel ripercorrere le fasi della vicenda, ricorda che in qualità di Security Agent si " è immediatamente attivato per la fase di istruttoria funzionale alla delicata e complessa valutazione, attivando anche la consultazione con le banche finanziatrici "ricevendo anche il 17 ottobre scorso "formale diffida da parte dei Bondholders a non liberare le ipoteche sulla Moby Wonder e la Moby Aki".

"L'istruttoria - si legge nella lettera - è proseguita in maniera serrata, anche per il tramite dei rispettivi consulenti legali, che si sono incontrati anche il 25 ottobre per ribadire e integrare condividere la lista di informazioni - già richiesta il 18 ottobre e pressochè ignorata - e i documenti necessari per consentire la valutazione".

Infine il "27 ottobre la società ha comunicato alla banca l'elenco dei chiarimenti che era disposta a fornire e i tempi necessari per fornirli. Purtroppo la decisione dell'armatore danese Dfds è stata assunta e comunicata - viene sottolineato nella lettera - il giorno dopo e al riguardo comprendiamo la vostra frustrazione e ne condividiamo il dispiacere".