MOBY - TIRRENIA, FONDI DI NUOVO ALL'ATTACCO: BLOCCATE LA VENDITA DELLE

Nuovo capitolo della commedia Moby Tirrenia.

I fondi internazionali, proprietari del bond da 300 milioni, tornano all'attacco del gruppo Onorato.

Hanno percepito l'operazione da fotti e fuggi e non intendono sottostare ai tempi e alle volontà del gruppo campano.

Con un piano questa volta tutto bancario i fondi hanno di fatto diffidato le banche ad autorizzare l'eliminazione delle ipoteche sulle navi in vendita, la Moby Aki e la Moby Wonder.

Come avevo spiegato in anteprima un mese fa la vendita delle due navi ammiraglie avrebbe pesantemente intaccato il patrimonio di Moby a tal punto da mettere in discussione la capacità di ristorazione dei debiti.

Detto fatto. Quell'operazione non solo intacca il patrimonio ma anche le garanzie ipotecarie delle banche che avevano dato corda al gruppo armatoriale.

Ora sono i fondi internazionali, quelli che hanno chiesto il fallimento di Moby, a ritornare all'attacco chiedendo alle banche di bloccare quella vendita delle due navi.

Sound Point e gli altri bondholders di Moby non ci stanno e non vogliono in alcun modo passare per gli ultimi fessi del villaggio, quelli che restano con il cerino in mano.

L'obiettivo di vendere le due navi coincide, infatti, con la ricerca di denaro liquido necessario per saldare qualche scadenza entro i primi mesi del 2020.

Questo, però, mette a rischio il patrimonio che dovrebbe garantire il bond già ridotto ai minimi termini, ovvero con un valore di appena del 30%, con una perdita secca del 70% dalla sua emissione ad oggi.

Questa volta i fondi internazionale sono andati a bussare direttamente alla banca guida del finanziamento da 160 milioni a Moby, l'Unicredit.

Guai a togliere le ipoteche dalle navi è l'esortazione diffida dei fondi mondiali.

Siamo all'estremo tentativo di Onorato di bypassare il verdetto dei giudici che gli hanno suggerito con la chiarezza di una imposizione di fare ricorso a misure come il concordato preventivo oppure la ristrutturazione pilotata del debito.

Onorato affida le sue carte alle parcelle da mille e uno notte dello studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, meglio noto come GOP.

Allo studio legale è affidata la vendita delle due navi e la cura dell'intera attraversata nella giungla di debiti e bond.

Come ho anticipato nei mesi scorsi il tentativo di Onorato è quello di far cassa vendendo navi, fottendonsene dei servizi e della continuità stessa delle prestazioni come hanno fatto rilevare i giudici fallimentari di Milano.

Ora la partita si fa durissima.

I fondi sono chiamati a difendere con le unghie e con i denti la partita considerato che più navi si vendono e meno sono coperti nelle garanzie del loro bond ormai ridotto a carta straccia, spazzatura direbbe una nota agenzia di rating come Moody's.

La lettera minacciosa dei fondi inviata ad Unicredit, a capo del Monte dei Paschi di Siena, di Intesa Sanpaolo, di Bpm, Ubi,è chiara: se date la liberatoria alle ipoteche delle navi siete responsabili del grave depauperamento del patrimonio.

Una missiva che le banche hanno visto come un ulteriore aggravio: rischiamo in solido se si vendono le navi e non restano le garanzie per pagare il bond!

La parola passa ai legali di Unicredi che è anche la responsabile legale delle ipoteche.

La navigazione è sempre più movimentata e le secche sono dietro l'angolo.