Confesso: di strategie guerrafondaie ne capisco quanto un modesto venditore di ramoscelli d'ulivo.

Peggio di Marina Militare. Ignoro le più elementari regole di una battaglia navale.

Fatta questa doverosa premessa, difesa preventiva da attacchi via mare, dichiaro pubblicamente il dilemma che da anni mi assale: per quale motivo uno dei lungomare più belli della Sardegna urbana, il viale Colombo di Cagliari, è precluso ai cagliaritani e ai turisti di ogni genia?

Mi riferisco a quella porzione di Cagliari che si affaccia sul molo Ichnusa e si avvicina a Su Siccu, meglio nota come Ammiragliato.

Guardo e riguardo quel lungomare e mi domando il motivo della preclusione. Mi domando perchè quella distesa di edifici militari non vengono riconvertiti senza nulla aggiungere in alberghi a 5 stelle, ristoranti, servizi turistici.

In quale altra parte d'Italia un lungomare di quella portata è occupato dalla Marina Militare?

Posta come premessa la mia cronica assenza di nozioni di strategie militari oso domandare: per quale motivo un ammiragliato con rarissima potenziale sosta di navi da guerra deve occupare così invasivamente il cuore del centro abitato?

Qual'è la strategicità di quell'occupazione a piene mani del centro di Cagliari?

E poi, sopratutto, quanti sono gli uomini che occupano quelle migliaia di metri cubi e metri quadri. Ci vorrebbero mille uomini per rendere compatibile uno spazio così vasto.

I beni informati mi dicono che le unità impiegate in quell'area sarebbero solo qualche decina, a fronte di una potenzialità di non meno di mille posti letto.

Mi perdoneranno gli ammiragli, non me ne vogliano,ma non è uno spreco immobilizzare, sequestrare, un pezzo così importante della città capoluogo?

Qualche hanno fa mi ero anche convinto che i muri fossero caduti. Mi ero illuso. I muri resistono, insieme alle recinzioni di americana memoria.

Per fare una passerella lungomare, qualche anno fa, è stata realizzata una pensilina sull'acqua, per non disturbare la quiete di ufficiali e generali.

Diciamocelo: la cronica riverenza alle stellette ha messo il silenziatore un pò a tutti.

Non si spiegherebbe diversamente: troppi buffet e molta convivialità. Frequentazioni e ammiccamenti.

Sia ben chiaro non intendo licenziare nessuno, per l'amor del cielo. Anzi, vorrei poter suggerire un'opportunità per creare un potenziale occupazionale sicuramente molto più redditivo e congeniale a quell'area.

Sogni a cuor leggero? No.

E' semplicemente illogico tenere aree militari all’interno delle città. Devono essere dismesse per utilizzarle a fini economici e di sviluppo.

E' l’art.14 dello Statuto a prevede il passaggio alla Regione delle aree militari dismesse. E per dismesse intendo quelle male utilizzate o non utilizzate proprio.

Ma chi decide quando sono aree dismesse?

Se a deciderlo è lo Stato stiamo freschi.

Le aree non funzionali, sotto utilizzate e pericolose per la stessa vita urbana devono essere dismesse o ricollocate altrove.

E' impensabile che spazi e volumi militari, recintati con filo spinato, nel cuore delle nostre città siano utilizzati da qualche generale e niente più e nel contempo negate ad un'intera comunità.

Molto spesso si tratta di strutture non più utilizzate ma che per ingordigia vengono tenute sotto protezione militare.

Bisogna sfatare questa inviolabilità e partire dal presupposto che se un’area e un volume militare non c’entrano niente con la vocazione turistica delle nostre città devono essere dismesse.

Occorre lungimiranza.

Serve una nuova attuazione all’art.14 del nostro Statuto. Lo Stato deve dismettere tutto ciò che non serve, che è sottoutilizzato o ubicato in aree di pregio per niente strategiche sul piano militare.

Bisogna rifunzionalizzare quelle aree e assegnarle a progetti di sviluppo turistico, bloccati per vincoli in molti casi irrazionali o in altri casi perché preclusi dalla presenza militare.

Si tratta di centinaia di metri lineari sul fronte mare con immobili di pregio occupati da pochissimi dipendenti e pochi militari. Quell’area e quei volumi sono strategici per lo sviluppo della Cagliari turistica. Occorre il buon senso e il senso delle istituzioni per non precludere progetti di sviluppo che appaiono indispensabili per il futuro della Sardegna.

A Cagliari, dal molo Ichnusa a tutta la zona di su Siccu, esistono volumetrie che potrebbero essere felicemente riqualificate e rifunzionalizzate attraverso bandi internazionali per realizzare su quel fronte, oggi vietato anche ai cagliaritani, strutture turistico alberghiere tali da competere con i grandi lungomare turistici del mondo, da Nizza a Montecarlo.

Insomma Ammiragli di ogni ordine e grado è ora di lasciar spazio allo sviluppo.

E' ora che lo Stato dismetta privilegi borbonici e consenta alle città di valorizzare al meglio le proprie potenzialità.

Meno guerre, meno festicciole e più sviluppo turistico!