MENO CARRI ARMATI PIU' TRATTORI, MENO GUERRE PIU' SICUREZZA PER I CITTADINI

L'intervento integrale di Mauro Pili sul decreto di proroga per le missioni militari internazionali

MAURO PILI. Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di non addentrarmi nella fitta rete di queste missioni internazionali in cui l'Italia è da tempo coinvolta: è un'articolazione così vasta che meriterebbe una più attenta analisi di costi, effetti e benefici, un'analisi che appare poco chiara da fare, sia sul piano dei costi e ancora di più sul piano degli effetti, che appaiono ancora nebulosi. Quindi, non mi addentrerò su questi scenari, su queste valutazioni, su questo tipo di analisi.

  Vorrei, invece, qui ed ora, Presidente, sollevare una riflessione molto più attenta sulla strategia e sulla capacità di questo Parlamento di incidere su uno scacchiere di missioni all'estero che appare sempre di più figlio di tempi passati e che appartiene a logiche passate.

  È questo il tema fondamentale: noi stiamo reiterando missioni, ormai da più di dieci anni, senza affrontare la strategia che è in maniera rilevante modificata nello scenario internazionale. Stiamo parlando di missioni estere militari con l'impiego di migliaia di uomini che vanno avanti, in alcuni casi, da oltre dieci anni. Mi riferisco al Kosovo, all'Afghanistan, al Mediterraneo e al Libano.

  La domanda che dobbiamo rivolgerci è semplice: queste missioni internazionali sono ancora necessarie e, soprattutto, sono la risposta corretta al nuovo scenario globale ? È questo il cuore del tema che voglio permettimi di sollevare in questo mio intervento. Queste missioni sono coerenti con un nuovo teatro che registra le stragi non in quegli scenari di guerra ma nei locali notturni, nelle pizzerie, nelle stazioni, negli aeroporti, cioè un cambio di strategia totale del crimine e del terrorismo che noi vogliamo combattere fuori casa e che, invece, è entrato maledettamente in casa ? Siamo certi che queste missioni non siano una risposta fuori tema, fuori tempo e fuori scenario ?

  Abbiamo il dovere, colleghi, di porci queste domande, se non vogliamo continuare a finanziare queste missioni avendo, invece, in casa un'emergenza che merita una risposta non occasionale ma dirimente e strategica.

  Queste missioni rispondono e corrispondono a logiche e interessi diversi rispetto all'attuale scenario. Lo dico sommessamente più per memoria che per la speranza di una risposta da parte del Governo.

MISSIONI PER FINANZIARE LE INDUSTRIE DELLE ARMI 

 Non sarà che operare in certi scenari significa foraggiare perennemente la grande industria delle armi ?

Non sarà che queste missioni sono funzionali, più che all'effetto sperato, a creare un diretto contatto finanziario tra le risorse dello Stato e le grandi industrie delle armi o che significano obbligatoriamente comprare armi di ultima generazione, spendendo miliardi di euro non funzionali alle missioni ma appunto all'acquisto di obici, carri armati, elicotteri, mezzi navali, armamenti di varia natura ? Sollevo in quest'Aula il mio convinto dubbio. Non è che la grande regia delle missioni internazionali obblighi tutti, Italia compresa, a tenere in piedi questo sistema per foraggiare le grandi lobby delle armi ?

  Pongo un punto interrogativo, che, per quanto mi riguarda, ha una risposta netta e chiara: sì, c’è un sistema che emerge dalle intercettazioni telefoniche, che emerge dagli acquisti delle armi, emerge dai nomi, emerge dai generali capi di stato maggiore della difesa, dell'aeronautica e della marina che diventano amministratori delegati delle più importanti industrie dalle armi in Italia. Prima fanno acquistare armi e missili, poi si congedano e vanno a produrre armi come presidenti o amministratori delegati di quelle società. E sono nomi e cognomi sotto gli occhi di tutti. Questo riguarda il sistema della NATO, oltre che quello interno italiano.

  Queste missioni, molto spesso, sono il presupposto per spese molto più cospicue di quanto possa apparire. Non è un caso che si continui a delegare la spesa militare ad almeno tre Dicasteri: quello della difesa, dello sviluppo economico e dell'economia. Capitoli di spesa blindati e inattaccabili. Non entro nel merito, come detto, di queste missioni, nello specifico, mi soffermo soltanto su due effetti: la perenne e infinita prosecuzione di alcune missioni solleva giustificate perplessità sulla reale efficacia. Erano missioni a tempo e sono diventate missioni indefinite e infinite. Secondo: alla non soluzione e definizione delle missioni corrisponde invece l'insorgere di un fenomeno sempre più incisivo e invasivo, per quanto ci riguarda: la guerra condotta in casa nostra, dalle sale concerto alle pizzerie, dagli aeroporti alla metropolitana, che genera terrore e soprattutto centinaia di vittime, come è stato sino ad oggi.   

MISSIONI FUORIGIOCO, FUORI TEMPO, FUORI SCENARIO

Una sorta di fuorigioco perenne occidentale. Missioni giocate fuori dal Paese, fuori dalla strategia occidentale, in casa avversaria, e smobilitazione delle retrovie domestiche, con gli effetti devastanti in casa nostra, che sono davanti agli occhi, tutti i giorni, della comunità internazionale. Questi schemi si devono riequilibrare e conseguentemente si deve prendere atto che l'avversario colpisce in campo globale, incutendo terrore ovunque, nei gangli della società occidentale, colpisce in casa nostra. Il Governo – questo Governo come altri – non si pone nemmeno per un attimo, in questi decreti, l'esigenza di cambiare schema, di cambiare strategia: conferma le missioni, le reitera in maniera indefinita, ma non si pone il problema di cambiare la strategia. Certo, conferma l'impiego di Forze armate per le esigenze di sicurezza del Giubileo, l'agenda della Chiesa, quella che ha dettato quella scelta, ma non è quella del terrore che viene seguita, e dichiara proroga sino al 31 dicembre 2016. Cioè, i terroristi sappiano che il Governo italiano garantisce la sicurezza nei luoghi e nei gangli del passaggio dei cittadini, nei luoghi dove sostanzialmente oggi vi è l'emergenza del Giubileo. Poi, dopo il 31, si faccia quello che si vuole, perché questa strategia lasciata soltanto al contingente e all'occasionale è deleteria e priva di qualsiasi visione strategica. Un governo che propone l'uso delle forze dell'ordine e delle Forze armate come un'occasione di ripiego; nessuna strategia a medio e lungo termine. La sicurezza civile e l'adeguamento delle Forze armate non esiste nemmeno nell'agenda politica, figuriamoci in quella militare.

SERVONO MISSIONI AL SERVIZIO DELLA SICUREZZA DEI CITTADINI

Qualcuno può forse pensare che impegnare i militari nelle strade, nelle piazze, nei luoghi dove stanno i cittadini sia una gestione riduttiva ed errata, sia la convenzione, anche questa sbagliata, che i militari fungano e servano solo per fare guerre e missioni internazionali: non è più così. Occorre affrontare la realtà e guardare in faccia quello che sta succedendo nel mondo, perché lo scenario è drammaticamente cambiato. La missione più importante oggi è garantire sicurezza vicina ai cittadini, in casa nostra. Una sicurezza più vicina ai cittadini e lontana dagli interessi dei produttori di armi e dei loro accoliti dentro e fuori il palazzo.
  Un Governo autorevole e lungimirante inverte questa tendenza, inverte quella che noi in Sardegna chiamiamo la strategia del «su connottu», del conosciuto; inverte la strategia per fronteggiare la nuova sfida globale della sicurezza, cosa che non emerge in questo decreto, che nemmeno volge un minimo di sguardo a quello che sarebbe necessario per fronteggiare, non in termini contingenti e occasionali la sicurezza, ma in termini strategici e lungimiranti.

NUOVO SCENARIO, SERVONO NUOVE STRATEGIE

Il nuovo scenario implica un cambio radicale di strategia: più uomini e meno armi, più formazione e innovazione, più intelligence e meno carri armati, meno basi militari, meno devastazione territoriale, meno invasività dello Stato in aree, per esempio, come la Sardegna, devastate da migliaia di ettari di basi militari. Per quale motivo tra gli obiettivi sensibili, per esempio, non sono stati introdotti l'ambiente e i beni archeologici ? Nel 1994, per esempio, con la gloriosa Brigata Sassari da sindaco di Iglesias misi in campo la cosiddetta missione «Forza Paris», per la protezione dell'ambiente dagli incendi estivi. Ebbene, non ci fu un solo episodio di focolaio che devastò il territorio, cosa che è successa in questi giorni con oltre 5 mila ettari devastati senza nessun tipo di coordinamento, senza alcun tipo di risposta e anche qui richiamando l'esigenza di una presenza delle Forze Armate più vicine ai cittadini, davvero più richieste dai cittadini per combattere, per esempio, la piaga degli incendi. Fate più missioni «Forza Paris» più vicine ai cittadini, che possano davvero far sentire la presenza importante e autorevole dello Stato. Tutto questo consentirebbe di rispondere a esigenze cogenti, vere emergenze vicine ai cittadini, in grado di evitare tragedie come quella dei giorni scorsi in Sardegna e consentirebbe – me lo permetta, rappresentante del Governo – soprattutto di fermare la devastazione della Sardegna: mi riferisco a quei 36 mila ettari occupati dalle servitù militari, avviando bonifiche vere, restituendo al popolo sardo porzioni di terra devastate a colpi di mortaio, bombe e missili.

LA SARDEGNA NON E' UNA COLONIA DEL MINISTERO DELLA DIFESA

  Sono stati devastati anche da una visione nefasta della Sardegna, trattata dal Ministero della difesa alla stregua di una colonia da devastare, demolendo le coste a colpi di missili e realizzando, come è capitato in questi giorni, di verificare e di accertare delle vere e proprie discariche di armamenti e di materiali velenosi nelle discariche interrate dentro le basi militari. Sì ! Ci sono discariche interrate di materiali pericolosi dentro la base militare del poligono di Capo Frasca nella Sardegna occidentale. Hanno scavato, il Ministero della difesa ha fatto fare gli scavi e poi dentro ci ha messo l'amianto, devastando un'area di interesse comunitario e oggi facendo un'opera che, per portare alla luce quell'azione messa in campo qualche anno fa, ha fatto rinvenire 10 mila tonnellate di amianto, frutto di azioni autorizzate da una catena di comando nazionale...

  PRESIDENTE. Onorevole Pili, le chiedo scusa. Lei sta ponendo delle questioni sicuramente di grande rilievo. Noi, però, siamo su un provvedimento che riguarda le missioni internazionali. Lei lo sa perfettamente e la pregherei di... grazie.

  MAURO PILI. Sto arrivando appunto a questo aspetto, che è inutile continuare a utilizzare 36 mila ettari in Sardegna rispetto a vecchie logiche e missioni infinite quando ne sono necessarie di nuove e sostanzialmente più importanti.

CON QUESTO TREND IN SARDEGNA IN TRE MESI 20.000 MIGRANTI

Nel primo fine settimana di luglio sono sbarcati in Sardegna, per esempio, grazie a quelle operazioni richiamate nel decreto, 1.700 migranti e molti di questi sono minori. Se per i prossimi tre mesi queste missioni, messe in campo in questo decreto, dovessero confermarsi, con questo trend in Sardegna giungerebbero oltre 20 mila migranti. È fin troppo evidente a tutti, a quelli di buonsenso e anche a chi vuole utilizzare questo in termini demagogici, che siamo dinanzi a cifre improponibili, considerato che già oggi il sistema dell'accoglienza è alla paralisi. Questo vale per la Sardegna ma non solo; qui sì che urge una missione internazionale autorevole, che va proposta sotto l'egida dell'ONU. Serve un argine internazionale militare al traffico di uomini sulle coste del Mediterraneo, argine gestito dai caschi blu d'intesa con i Governi provvisori o legittimati. Bisogna bloccare questo flusso, questo drammatico flusso che rischia davvero di creare situazioni ingovernabili. Bisogna farlo dismettendo i carri armati e puntando sulla strategia dei trattori per arare e per seminare, capaci appunto di dare risposte laddove queste risposte molto spesso sono venute in termini diversi.

BISOGNA FERMARE LA TRATTA DEGLI UOMINI CON UNA MISSIONE ONU SULL'ALTRA SPONDA DEL MEDITERRANEO

E' inutile fare missioni in giro per il mondo se poi non si affronta la missione internazionale più delicata. Oso pensare e anche sperare – e concludo, Presidente – che la coalizione internazionale di cui l'Italia fa parte non ha perso un secondo per bombardare, come è capitato alla Libia qualche anno fa - non voglia trovare scuse oggi per arginare con una missione internazionale appunto guidata dall'ONU che possa bloccare e arginare quel fenomeno che può avere un impatto molto più grave sull'Occidente e sulle nostre case in termini molto più invasivi di una guerra. L'autorevolezza di uno Stato e di una coalizione non si misura con la forza delle armi o dei missili ma con la forza e con la lungimiranza della sicurezza per i propri cittadini. Sino ad oggi su questo tema questo Governo ha fallito ed è per questo motivo che io voterò contro su questo decreto.