MEGLIO FASCIA DEL POPOLO, CHE FASCIA DI PARTITO

Ho indossato per tanti anni la fascia da Sindaco. In realtà, però, non gli ho mai dato il significato scritto nel giuramento prefettizio.

Vivevo quell'esperienza in trincea ben sapendo che Stato e Regione non mi erano amici. Leggevo negli occhi di prefetti e presidenti di regione, assessori e accoliti vari, la convinzione che i Sindaci fossero minorenni, e che i comuni dovessero essere sempre sotto tutela o sotto scacco.

Ne ero talmente convinto che indossavo quella fascia non per le cerimonie ma per le proteste. Fascia del Popolo piuttosto che tricolore.

Non leggevo in quella fascia i galloni di stato, ma quelli del mandato popolare ad agire.

Nel 1995, quando una legge sciagurata aveva imposto la chiusura di radio Iglesias, la storica emittente della mia città, crogiolo di dibattiti, confronti e servizio reale alla comunità indossai la fascia del popolo e riaccesi il segnale radiofonico che la polizia postale aveva spento.

Ripresero le trasmissioni "clandestine". Invocammo i tribunali e la radio riprese a raccontare legalmente la sua città.

Nel 1997 una folle giunta regionale, con una demente gestione del settore minerario, decise di punto in bianco, alla vigilia del mio secondo mandato da Sindaco, di spegnere le pompe di eduzione della miniera di Monteponi, con il non velato obiettivo di togliere l'acqua ad Iglesias. Indossai la fascia del popolo, mi feci calare a 400 metri sotto terra, e attesi che quella risalita della falda venisse fermata.

Cosa che avvenne dopo tre giorni di protesta solitaria in fondo ai pozzi.

La punizione per l'insubordinazione fu sistematica: la regione disponeva dei comitati circoscrizionali di controllo, territoriali e regionale. Veri e propri tribunali politici.

I componenti erano vecchi tromboni messi lì a sindacare l'operato dei Sindaci.

Quando mi bocciavano qualche pratica, non indossavo la fascia tricolore, ma chiamavo l'avvocato.

Ricorso al Tar. Senza perdere un attimo di tempo. Con procedure accelerate, con prelievo dell'istanza.

Non ne perdemmo una, dinanzi alla tracotanza di una regione senza pudore non c'era altra strada.

Mi chiamavano con sotterfugi e ammiccamenti per tentare di evitare lo scontro.

Dopo un pò smisero anche di chiamarmi. Non rispondevo a nessun partito e i miei azionisti di riferimento erano solo ed esclusivamente i miei cittadini.

Le vicende della vita a volte sono imprevedibili. Dopo qualche anno divenni presidente della regione.

Ad aprile del 2002 la mia prima legge finanziaria.

Articolo secco della legge: I comitati circoscrizionali e regionali sono abrogati.

Legge, non chiacchiere. Giusto per ristabilire l'ordine gerarchico. Non c'è una regione che comanda e i comuni che subiscono.

Spiegai che non ci sono maggiorenni e minorenni nelle istituzioni. Ci sono rappresentanti del Popolo, delegati attraverso il consenso a governare le proprie comunità. Dunque, rispetto.

Tre giorni fa 300 sindaci, su 377, hanno marciato su Cagliari. A mia memoria non ricordo una mobilitazione così importante, libera e spontanea.

Protesta sacrosanta contro una regione che li ha ridotti sul lastrico, costretti a cancellare servizi essenziali per consentire ad assessori e presidenti di regione di scialacquare denaro pubblico a favore di arabi e servitù di stato.

Oso qui e con il rispetto che si deve a quei rappresentanti del Popolo osservare che cotanta mobilitazione meritava un epilogo diverso da quello che ha avuto.

Possono 300 sindaci essere ricevuti da un modesto e grigio assessore al bilancio che non ha mai ricevuto un minimo mandato popolare?

No!

Immaginare un Presidente della Regione che fugge da tanta rappresentanza popolare è indegno sul piano istituzionale, vergognoso su quello politico.

E cosa mai avrà dovuto fare di tanto importante il presidente della Regione per non essere presente all'incontro a Cagliari con 300, dicasi trecento, sindaci?

Forse si consultava con i lustrascarpe di regime per pianificare la venuta del suo azionista di riferimento, il facente temporanee funzioni di presidente del Consiglio?

Non so. Ogni arrampicata giustificazione lo renderebbe ingiustificato.

Del resto la coppia di fatto, Pigliaru & Paci, sono la stessa cosa. Professori che considerano i Sindaci alla stregua di maturandi che si presentano al primo colloquio di orientamento universitario.

La spocchia dei saccenti, quella di coloro che hanno "imbruconato" in qualche università con tante x e molte y, convinti di rivolgersi agli interlocutori guardandoli sempre dall'alto verso il basso.

Sono gli stessi, Pigliaru e Paci, che due anni fa gridavano al successo per aver firmato, con largo funesto anticipo rispetto alle altre regioni, un accordo con il giullare di firenze per anticipare gli effetti del pareggio di bilancio.

Quando lessi quell'intesa esclamai: questi sono matti!

Preparai con i tecnici una nota in cui spiegai che bisognava fermare quell'accordo: tutti i comuni della Sardegna sarebbero stati messi in un colpo solo in ginocchio. Mentre Renzi chiedeva all’Europa una proroga di un ulteriore anno per il raggiungimento del pareggio di Bilancio i professori di Viale Trento si preparano al suicidio di massa con l’accettazione del pareggio di bilancio già dal 2015.

Spiegai in pubblica piazza: quell'intesa non riguarderà solo l’ente regione, ma coinvolgerà automaticamente tutti i comuni sardi, chiamati al pareggio del bilancio di competenza e peggio ancora quello di cassa. Un suicidio omicidio senza precedenti.

Misi nero su bianco un'interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia.

Il pareggio di bilancio previsto nell'accordo sarebbe valso non solo per la Regione ma anche per tutti gli enti locali. Per la Sardegna, dunque, non solo la Regione ma anche tutti i 377 comuni dell’isola sarebbero stati chiamati ad un pareggio anticipato di almeno un anno, sia per il bilancio di competenza che quello di cassa.

Un salto nel vuoto senza precedenti. Nuove tasse, nuove entrate, e più tagli di servizi, minori uscite.

Insomma quel patto fantomatico imponeva: se volete uscire dal patto di stabilità dovete entrare nella morsa del pareggio di bilancio. E farlo, lo capiva anche un neofita, in un periodo come questo, significava strozzare imprese e cittadini.

Qualche mese fa, un sindaco, non sardo, impugnò i tagli della finanziaria dello Stato perchè non concordarti in sede di conferenza unificata.

Il tar, in sede di esame del ricorso, girò la palla alla Corte Costituzionale che accolse il ricorso del Sindaco.

Con una personale lettera ai sindaci sardi suggerii ad ogni comune sardo di invocare la restituzione di quei denari rapinati indebitamente dallo Stato e che la Corte Costituzionale aveva ritenuto illegittimi.

Ora, dinanzi al niente della risposta di Paci, prono ventriloquo di Pigliaru, oso suggerire: quella forza istituzionale delle 330 fasce del Popolo deve aprire uno scontro giudiziario.

Le delibere della regione, i tagli, gli equilibri imposti unilateralmente devono essere contrastati con la fascia del popolo e con gli avvocati, nei tribunali.

Pertini, ultimo vero capo di Stato, amava ripetere: a brigante, brigante e mezzo. Bisogna alzare il livello dello scontro. Per essere ascoltati bisogna farsi sentire.

Dinanzi all'arroganza di una giunta regionale, incapace di assumersi le responsabilità e di condividere le scelte di governo in materia di finanza locale, serve la fascia del popolo e il martello dei tribunali.

E soggiungo per quei tanti sindaci che erano in piazza e che appartengono ai partiti di governo:
non dimenticatevi che all'art.117 è previsto che il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario diventi esclusiva competenza dello Stato.

Ovvero sui tagli, bilanci e tributi decide da solo il governo di turno.

Votare e far votare Sì al prossimo referendum, come qualcuno potrebbe fare, significherebbe avallare una logica che vede i Sindaci e i comuni trattati sempre più da minorenni.

Non dilapidate quella grande mobilitazione, quella vostra fascia rappresenta il Popolo non un partito.

Usatela ancor di più come un'ascia di guerra e di protesta per la difesa dei vostri diritti e di quelli dei vostri concittadini. Invocate i tribunali.

E con la coscienza di Sardi liberi riflettete su una riforma costituzionale che potrebbe togliervi anche la possibilità di protestare.

Sindaci Sardi Liberi è molto meglio che minorenni sotto tutela di stato e di partito.

Più fascia del Popolo Sardo, meno fascia tricolore!