MARE SARDO SCIPPATO, UN BUCO DI OTTO MESI E LA LONGA MANUS DELL'ENI

Il dilemma in Italia resiste da quando c'è l'Eni: conta di più il ministro degli esteri o l'amministratore delegato della società petrolifera?

Dalla liberazione di ostaggi in Africa alle vicende più intricate sul piano economico, dalla svendita o meno di sovranità nazionale agli affari più spregiudicati, l'Eni è il vero ministero degli esteri italiano nel mondo.

Le diplomazia del petrolio, la persuasione dei petroldollari, trasformano spiragli in praterie. Il potere indomabile di spianare strade laddove le montagne sarebbero altrimenti insormontabili, perforare pozzi petroliferi in ogni dove, dal deserto alle profondità marine.

L'Eni può, sempre!

Non è un caso che la vicenda del mare sardo, espropriato a colpi di decreto dal Presidente dell'Algeria, riservi retroscena e tempistiche inquietanti, tutti legati al petrolio e al gas.

Per quale motivo, per esempio, sono passati otto mesi dall'adozione di un atto formale del governo italiano davanti all'Onu per impugnare il decreto algerino?

Perchè ben tre governi, quello di Gentiloni, Conte uno e due, sono rimasti sostanzialmente inermi e silenti su questa vicenda?

Si può pensare che il tutto sia riconducibile solo ed esclusivamente a distrazione o negligenza?

Difficile. Alla Farnesina esiste una scuola di diplomazia efficiente come poche, difficile che l'operazione sardo algerina sia passata indisturbata.

Nei giorni scorsi il governo del Marocco ha approvato due leggi per l'istituzione di altrettante zone economiche esclusive, davanti alla Spagna.

Il governo spagnolo e quello autonomo delle Canarie non hanno fatto passare nemmeno una settimana per aprire un conflitto frontale e respingere l'assalto del paese del nord Africa.

Contro l' istituzione della zona economica esclusiva marocchina gli atti spagnoli sono durissimi, non in punta di piedi.

In Italia, invece, silenzio!

Per la prima lettera all'Onu, roba da signorine educande d'altri tempi, l'Italia fa passare ben otto mesi! 240 giorni di silenzio.

Formalizza il conflitto all'Onu solo a novembre 2018, a fine mese esattamente.

Nazioni Unite che non rispondono, ignorando la blanda protesta italiana.

Al palazzo di vetro, sede dell'Onu a New York, lasciano correre.

Nel frattempo, però, in quei mesi, prima e dopo il decreto scippa mare sardo, in Algeria sta succedendo di tutto, dalle rivolte popolari ai colpi di stato, dalle manifestazioni spontanee a quelle pilotate, dalla destituzione militare a quella popolare del Presidente della Repubblica.

Nonostante da quell'area continuino ad arrivare migliaia di immigrati dritti dritti nelle coste sarde nessuno si occupa della vicenda mare e confini.

Sono tutti distratti, tranne l'Eni.

E' il 28 ottobre del 2018 quando, ad Algeri, con il caos in tutto il paese e la nuova zona economica esclusiva a mare istituita da 7 mesi, arriva lui, il vero ministro degli esteri italiano, tale Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni.

Nessuno del ministero degli esteri, quello ufficiale, sino ad allora, aveva mosso un solo dito per bloccare la zona economica esclusiva che si inerpicava dal Magreb sino ad Alghero, passando per Carloforte e Oristano.

In Italia tutti fermi, come se qualcuno avesse silenziosamente fatto trapelare il silenzio di Stato. Nessuno si muova.Lasciate fare.

In realtà quella missione ad Algeri di Descalzi era tutt'altro che una visita di cortesia, con l'Eni ancora travolto dalla bufera sui rapporti poco chiari con l'Algeria.

Due i convitati: Eni e Total, i due amministratorii delegati delle due compagnie petrolifere, di fatto il ministro degli esteri italiano e francese.

I Ministri veri, quelli con il portafoglio pieno!

A vergare la visita post scippo mare sardo c'è il Presidente della Sonatrach, il vero capo di stato dell'Algeria.

C'ho trattato per anni, per progettare e realizzare il metanodotto Galsi, Algeria - Sardegna. Le poche certezze in quegli infiniti faccia a faccia algerini erano legate ad un dato inequivocabile: il vero governo era la Sonatrach, l'unico core business il gas.

Quando firmai gli accordi mi resi conto che il Presidente della Sonatrach firmava per tre: per la società petrolifera, per lo Stato e per l'Opec.

Dunque, il potere costituito.

E non è da escludere che quel decreto-scippo del Presidente della Repubblica d'Algeria lo abbia manoscritto proprio il Capo dello Stato facente funzioni, il Presidente della Sonatrach.

I convenuti, Eni e Total, firmano con Sonatrach due protocolli d’intesa. Non si tratta di pozzi petroliferi ben individuati da gestire ma di una partnership esclusiva per l’esplorazione petrolifera e del gas nell'offshore algerino in un'area geologica praticamente inesplorata.

Offshore, ovvero in mare aperto. Partnership esclusiva, guarda caso.

Firmano l'allora Presidente e Direttore Generale della società di stato algerina, la Sonatrach, Abdelmoumem Ould Kaddour, l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi e l’Amministratore Delegato di Total, Patrick Pouyanné.

Recita il comunicato ufficiale trilingue: "oggi hanno firmato, in occasione dell’Algeria Future Energy Summit di Algeri, due protocolli d’intesa che prevedono l’istituzione di una partnership esclusiva per l’esplorazione dell’offshore algerino".

Prosegue il comunicato ufficiale: "In parallelo, Eni e Total perseguiranno l’assegnazione di permessi di esplorazione che consentiranno di completare in tempi rapidi la valutazione del potenziale petrolifero".

Il vero ministro degli esteri italiano, l’Amministratore Delegato di Eni, ha dichiarato:

«Con Sonatrach e Total avremo la possibilità di esplorare le acque profonde dell’offshore algerino, un’area in una provincia geologica praticamente inesplorata dove Eni potrà portare il contributo della sua esperienza maturata nel mediterraneo orientale e delle più avanzate tecnologie esplorative».

Guarda un pò! E quale sarebbe questo offshore algerino? Magari davanti a Carloforte o Alghero?

Di certo l'Eni c'è! Di certo l'Eni sapeva, e non solo ha taciuto, ma è corsa a firmare un accordo per le esplorazioni a mare, proprio con coloro che sette mesi prima avevano scippato il mare sardo con un atto unilaterale e per otto mesi mai impugnato dallo Stato italiano.

Dopo le dimissioni militari dell'anziano e storico presidente algerino Abdelaziz Bouteflika e quelle di Abdelmoumene Ould Kaddour, numero uno di Sonatrach, sostituito da Rachid Hachichi, capo del settore esplorazione e produzione, il futuro si complica con l'avanzata di Erdogan in tutto il Magreb a partire dalla Libia e dall'Algeria.

ALGERIA PAESE FONDAMENTALE PER IL GAS IN ITALIA E IN EUROPA

L’Algeria è fra i primi dieci Paesi al mondo per produzione di gas naturale con un'estrazione stimata in 130 miliardi di metri cubi l’anno.

Il combustibile viene esportato lungo tre gasdotti – due verso la Spagna e uno verso la Sicilia, il TransMed – che trasportano gas in Italia e Europa.

L’Algeria è il terzo fornitore europeo e addirittura il secondo se si prende in considerazione solo l’Italia.

A Mazara del Vallo, Sicilia, arrivano oltre 30 miliardi di metri cubi l’anno di gas algerino.

Le mire turche non sembrano impensierire l'Eni. Dal 1950 è presente in Algeria e dagli anni 80 produce a piene mani.

Eni è di fatto padrone in Algeria di ben 3.359 chilometri quadrati.

Nel giugno 2017, giusto per comprendere i rapporti tra Eni e Algeria, è stato esteso il contratto per 15 anni dei giacimenti del Blocco 403 (Eni 50%).

L'Italia, quindi, attraverso l'Eni, è legata all'Algeria a doppia mandata.

E bastano due dati per capire i reali rapporti di forza: l'Algeria fornisce all'Italia e all'Europa 17 miliardi di metri cubi che arrivano a Mazara del Vallo attraverso il metanodotto Transmed, 4,5 miliardi metri cubi che dalla Libia approdano a Gela attraverso il gasdotto Greenstream (tutti e due dell'Eni). Stiamo parlando di 21,5 miliardi metri cubi: pari al 32% dei 67,9 miliardi complessivamente importati e al 29% dell’insieme dei consumi interni” dell'Italia.

Sui confini a mare più di qualcuno ha chiuso più di un occhio, dalla Farnesina, sede del ministero degli esteri, a Palazzo Chigi.

Hanno chiuso gli occhi in tanti.

Tutti i partiti,nessun escluso, godono di buone relazioni dirette con l'Eni.

Basta un semplice cenno perchè il silenzio su affari di stato come questi regni sovrano.

Tanto quel mare scippato dall'Algeria si affaccia sulle coste della Sardegna!

Colonia d'Italia, usurpati dalla Stato italiano, fottuti dall'Algeria!

E per qualcuno dovremo anche stare in silenzio!

I petroldollari, del resto, possono solleticare molti, ma non tutti!