LO SCANDALO DELL'OSPEDALE DI ISILI - INTERRUZIONE SERVIZIO PUBBLICO A FINI PRIVATI

ESPOSTO IN PROCURA DEL DEPUTATO DI UNIDOS MAURO PILI - UN RAID ORDINATO DALLA ASL HA DISTRUTTO I LOCALI DELLE SALE OPERATORIE, ANESTESISTI TRASFERITI A CAGLIARI E POI RIMANDATI A ISILI CON COSTI DI 750 EURO A NOTTE. A RISCHIO LA SALUTE DI DECINE DI MIGLIAIA DI CITTADINI ISOLATI DA STRADE E TRASPORTI

ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA DENUNCIA DI MAURO PILI TRASMESSA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI CAGLIARI

ESPOSTO/ DENUNCIA


Oggetto: esposto/denuncia per interruzione pubblico servizio Ospedale S.Giuseppe – Isili danneggiamento aggravato bene pubblico – eventuali interessi privati in atti d’ufficio

Il sottoscritto Mauro Pili,
in qualità di cittadino sardo e deputato eletto nella circoscrizione Sardegna, espone e denuncia quanto segue:
a seguito di un sopralluogo nell’ospedale San Giuseppe di Isili al fine di accertare la situazione denunciata dal Comitato per la Salvaguardia della struttura sanitaria il sottoscritto esponente accertava quanto segue:
il piano della struttura sanitaria dedicato alle sale operatorie, il cui accesso risultava libero e senza alcun tipo di controllo, risultava gravemente manomesso con danneggiamento aggravato dell’intera struttura edilizia, elettrica e funzionale; appariva evidente da una verifica dettagliata che la struttura era stata pesa di mira da un vero e proprio raid teso a distruggere e rendere inutilizzabile la struttura stessa; le pareti delle sale operatorie risultavano gravemente danneggiate in seguito ad evidenti colpi violenti inferti sulle pianelle sanitarie con l’obiettivo di rendere del tutto inaccessibile e inutilizzabile le sale; con evidente intendimento di rendere inutilizzabile la struttura sono stati violentemente divelti gli impianti elettrici e idrici della struttura sanitaria; a testimoniare il raid si allegano immagini di dettaglio dalle quali si evince la gravità dell’atto compiuto da persone non identificate che si sono introdotte all’interno della struttura senza nessun esplicito e documentato mandato; la struttura, come si può evincere dalle stesse immagini, contiene ancora apparecchiature di pertinenza delle due sale operatorie smantellate e sono presenti pacchi di guanti, mascherine e indumenti in quantità considerevole legati all’attività chirurgica; non è dato sapere chi abbia operato in tale struttura e se gli stessi abbiano avuto qualsivoglia mandato e/o autorizzazione; risulta al sottoscritto che diversi pazienti fossero in procinto di essere operati quando gli è stato comunicato che la sala operatoria non era più disponibile; da dichiarazioni raccolte risulterebbe che un paziente avesse già avuta inserita la canula preoperatoria e che la stessa sia stata rimossa a seguito di tale evento; ad oggi la struttura operatoria risulta totalmente inutilizzabile e distrutta sotto ogni punto di vista; alcuni pazienti in attesa di interventi vengono dunque frettolosamente allontanati dal presidio e indirizzati verso plessi più remoti; in questo quadro di caotica incertezza si aggrava la posizione di coloro che, in funzione delle patologie diagnosticate, si sarebbero avvalsi non solo dei servizi di chirurgia in quanto tali, ma anche di tutte quelle figure professionali che insistevano nel reparto e che vengono ora messe in standby in seguito alla sospensione; ai pazienti dializzati per l'applicazione della fistola, gli viene negato il servizio, interrompendolo, sino ad allora prontamente fornito, e che ora si vedono costretti a raggiungere Muravera o Cagliari, con aggravio di costi e disagi e di fatto la negazione del diritto ai livelli essenziali di assistenza; A questo già di per se grave atto che si configura come una grave interruzione di un pubblico servizio, con l’aggravante dell’interruzione di un servizio sanitario di primaria importanza, si aggiunge che tale oggettiva situazione risulta essere stata premeditata da scelte che hanno deliberatamente e in modo subdolo deciso la permanente interruzione del pubblico servizio.
Risultano evidenti atti, dichiarazioni, della struttura dirigenziale della Asl 8, tesi a negare il servizio sino a qualche mese fa puntualmente garantito e che risulta, invece, gravemente interrotto e negato.
A supporto di tale affermazione il sottoscritto è stato messo a conoscenza del fatto che la dirigenza della Asl 8 aveva deciso con proprio atto il trasferimento dei tre anestesisti dalla struttura di Isili a Cagliari salvo, poi, con aggravio rilevantissimo di costi di chiedere la disponibilità degli stessi medici anestesisti alla fornitura delle stesse prestazioni notturne nell’ospedale di Isili, questa volta sotto un regime economico ben più rilevante.
Risulta al sottoscritto per notizie assunte nel corso del sopralluogo che le prestazioni del medico anestesista impiegano nelle ore notturne con una sorta di “distacco funzionale” siano state remunerate con cifre che si aggirano sui 750 euro a notte.
Occorre accertare se solo uno dei tre medici ha accettato di fornire questa prestazione e se lo stesso abbia o meno rapporti diretti, di parentela o meno, con i vertici della Asl 8;
Tale grave ipotesi, se accertata, configurerebbe elementi ancora più rilevanti ai fini di un’interruzione di un pubblico servizio funzionale all’ottenimento vantaggi o altro a favore di persone ben identificate;
La chiusura delle sale operatorie che si ripercuote gravemente sul servizio generale del presidio ospedaliero si configura come l’interruzione di un pubblico servizio anche e conseguentemente alla chiusura di fatto del reparto di chirurgia che risultava non solo in piena efficienza ma con importanti numeri di fruizione da parte dei pazienti;
La chiusura di svariati reparti dal materno infantile alla chirurgia ha generato un grave danno alla popolazione del territorio e, considerato il grado di distanza e di isolamento dalla prima struttura sanitaria utile, un rilevante nocumento al primario diritto alla salute e alla vita;
In tal senso il perdurare dell’interruzione del pubblico servizio sanitario di primario intervento e di natura chirurgica, come era stato sempre dispensato dalla struttura ospedaliera, costituisce un vero e proprio rischio per l’intera comunità di Isili – Sarcidano – Barbagia di Seulo.
In quest’ottica appare rilevante accertare la determinazione delle strutture gestionali della Asl ed eventualmente dell’assessore regionale della Sanità che mirano a mantenere permanente l’interruzione del servizio pubblico considerato che intendono, secondo dichiarazioni pubbliche e atti amministrativi, disporre un appalto di lavori per il rifacimento di una sola sala operatorie per interventi di natura programmata, ovvero non in grado di far fronte a nessun tipo di urgenza chirurgica che si dovesse verificare nella struttura e quindi, e conseguentemente, a scapito di un’intera popolazione ricadente in area già gravemente condizionata.
Tale determinazione appare funzionale non solo a perseguire interessi diversi da quelli territoriali ma avrebbe costi gestionali rilevanti legati, per esempio, al trasferimento dei medici da altre strutture ospedaliere funzionalmente agli orari di chirurgia programmata.
La repentina e maldestra chiusura delle sale operatorie e del reparto di chirurgia sono l’effetto immediato e più grave della dismissione in atto di servizi fondamentali per la sicurezza dei cittadini.
La concretizzazione territoriale di questa evidente interruzione di pubblico servizio si manifesta in tutta la loro spregiudicatezza il 16 marzo 2016, allorquando la direzione della ASL 8 decide con la delibera N. 252 la chiusura delle due sale operatorie del San Giuseppe di Isili, sollevando questioni inerenti norme di sicurezza e agibilità degli impianti.
La chiusura delle sale ha causato un effetto domino che genera l’interruzione grave del pubblico servizio legato al reparto di chirurgia gettando nel caos organizzativo anche il Pronto Soccorso con ulteriore aggravio sul piano dell’interruzione del pubblico servizio.
Si ribadisce che la chiusura avviene repentinamente, senza preavviso pubblico e senza informativa immediata nei confronti di istituzioni e utent.
Nel frattempo l'azienda comincia ad organizzare il trasferimento del personale precedentemente impiegato in chirurgia eliminando mansioni e servizi del laboratorio analisi.
La chiusura di reparti e strutture chirurgiche coincide e genera il dilatarsi dei tempi di percorrenza per i pazienti che potrebbero risultare fatali per quegli utenti afflitti da acuzia grave, gestibile entro l’ora ma non oltre.
I pazienti afflitti da malattie croniche non potrebbero più avvalersi di determinati supporti che soltanto la presenza di una chirurgia perfettamente funzionante potrebbe garantire.
In assenza delle opportune professionalità e supporti chirurgici anche il Pronto Soccorso rischierebbe di trasformarsi in un Primo Soccorso con l’evidente interruzione di un pubblico servizio.
Recenti atti evidenziamo tutta la strumentalità delle motivazioni “tecniche” relative alla necessità di chiusura e ristrutturazione;
E’ fondamentale, per tutta la filiera di servizi sanitari, il mantenimento in piena efficienza delle strutture ospedaliere richiamate, proprio per affrontare le urgenze di un territorio distante, isolato e remoto, di tutti reparti operativi.
La chiusura di ostetricia-Ginecologia venne impunemente smantellato senza lasciare nessun tipo di servizio e tantomeno fu attivato il servizio di assistenza meglio definito Punto Donna costituendo anche in questo caso una rilevante interruzione di pubblico servizio.
Infine, il sottoscritto esponente chiede alla S.V IIl.ma di voler accertare ed eventualmente perseguire eventuali reati, dall’interruzione parziale e temporanea sino alla sua totale negazione di servizio pubblico di primaria e vitale importanza, che dovessero emergere dalla condotta dei vertici della Asl 8 e della stessa direzione politica e istituzionale in capo all’assessore regionale della Sanità.
Per quanto sopra richiamato si chiede alla Ill.ma Procura di Cagliari di valutare eventuali violazioni di legge in relazione a quanto esposto.
In fede
Cagliari, 19 luglio 2016 Mauro Pili