L'INGANNO DI MINISTRI E COMPAGNI SUL LATTE SARDO

INTERVENTO MAURO PILI ALLA CAMERA SU PREZZO DEL LATTE E SISTEMA AGROPASTORALE SARDO - prima parte

MAURO PILI. Grazie, Presidente, e grazie al rappresentante del Governo, della Presidenza del Consiglio dei ministri. Questa interpellanza non riguarda un settore o un semplice settore produttivo della Sardegna e del sistema Paese. Chiunque tenti di derubricare questo comparto, questa interpellanza, ad una mera rivendicazione di settore non solo non conosce i problemi ma è privo di quella necessaria visione per comprendere tutto quello che sta accadendo e ciò che è necessario fare. Voglio sperare, quindi, che la decisione di Palazzo Chigi di far rispondere il rappresentante autorevole della Presidenza del Consiglio dei ministri abbia proprio questa valenza politica, cioè di sottrarre il tema a una visione ristretta, di ampliarla e di dare quella giusta rilevanza a un settore, come quello agropastorale della Sardegna, fulcro di un sistema più ampio di valori che sono legati alla tutela ambientale, che sono legati alla natura, che sono legati alla valorizzazione delle identità, delle tradizioni e di qualcosa di molto più importante rispetto a un singolo settore; quindi – mi permetta di sintetizzarlo – nella valorizzazione del creato e di tutto ciò che questo comporta nella vita quotidiana delle campagne ma anche, conseguentemente, delle città.
  Dunque, questa interpellanza non è rivolta solo al Ministro dell'agricoltura, ma al Governo nella sua interezza e alla sua massima rappresentanza, appunto il Presidente del Consiglio dei ministri. In gioco non c’è solo un sistema di 10 mila aziende, capillarmente distribuite in tutta la Sardegna, ma c’è qualcosa di più rilevante che riguarda la capacità di questo tessuto produttivo-economico di dare delle risposte a una catena ambientale-naturalistica di grande rilevanza, come, appunto, quella della Sardegna. Dunque, da questo Governo, da questo autorevole rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri, mi attendo risposte serie e concrete. Si tratta di risposte che sono puntualmente invocate nel testo della interpellanza insieme ai quesiti, dove sono, però, indicate alcune soluzioni strutturali e strategiche per il settore e, appunto, per quella visione che richiamavo.

  Oso dunque sperare, onorevole Presidente e onorevole rappresentante del Governo, che non voglia qui svolgere il ruolo di mero lettore delle risposte ridicole, gratuite e destituite di fondamento che, in queste ultime ore, il Ministro dell'agricoltura ha voluto dilapidare in pubblica piazza soltanto per coprire proprie istituzionali e personali responsabilità nel malgoverno del settore agricolo in Sardegna e non solo. Se fosse così, ci troveremmo di fronte a una corresponsabilità politica anche della Presidenza del Consiglio dei ministri e quindi della intera rappresentanza politica del Governo e saremmo di fronte al festival delle bugie. Cercherò nella breve illustrazione di dare alcuni richiami sulla infondatezza delle risposte date dal Ministro nelle ultime ore e su promesse destituite di ogni rigore istituzionale e procedimentale e che soprattutto sono prive di quelle elementari risorse che invece erano, non soltanto necessarie, ma anche già disponibili anche sul fronte comunitario ed europeo.   Voglio sintetizzarle: innanzitutto, sul tema strategico, il pecorino romano, che affronta a livello internazionale una difficoltà, trova fattori speculativi che vanno bloccati alla radice, che vanno individuati in regole chiare che il Ministro ha la competenza, così come ha fatto per la produzione lattiero-casearia bovina, di fare anche per la sezione ovi-caprina, cioè misurare e certificare le produzioni di latte e conseguentemente quelle di formaggio. Non ci può essere una produzione oscillante che viaggia da 100 mila o 200 mila quintali in più o in meno se non vi è quella certificazione che taglia alla radice qualsiasi potenziale speculazione di chicchessia, produttori o quelli che mercificano sul mercato nazionale o internazionale, una produzione Dop, di origine protetta, come appunto il pecorino romano. Come è possibile che ci sia un sali e scendi così rilevante, da un anno all'altro, del consumo e della produzione ? Per quale motivo il Ministro non ha fatto – ed è questa la prima domanda – quel decreto che è stato fatto qualche mese fa per le produzioni lattiero-casearie del settore vaccino ? È evidente che vi è un'attenzione diretta su quello che succede nel nord Italia e c’è una totale disattenzione e un disinteresse rispetto a quello che succede invece su un comparto ben più delicato e ben più importante e anche sulla rilevanza strategica che questo ha nella valutazione ambientale e naturalistica del settore lattiero-caseario e ovi-caprino. E per quale motivo il Ministro non ha fatto quel decreto sulle dichiarazioni obbligatorie nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari ? Èquesta la prima domanda, sulla quale io ritengo si debba dare una visione strategica e togliere alla radice la potenzialità di speculazione, che non può essere lasciata nella mera mediazione di soggetti più o meno interessati alla mediazione stessa. C’è bisogno di un ente certificatore che intanto passa per quel decreto che le disposizioni comunitarie consentono, anzi obbligano, per arrivare all'individuazione di un percorso normativo o legislativo di un’authority che possa governare e certificare sia le quantità che le qualità e anche orientare e regolamentare, così come avviene in gran parte delle colture internazionali di produzione lattiero-casearia o ovi-caprina le produzioni. Da una parte, la tutela del pezzo forte, del Pecorino romano Dop, dall'altra, le altre produzioni, il pecorino sardo Dop, il fiore sardo Dop e, dall'altra, trovare tutte le formule di diversificazione che possano essere collocate sul mercato, senza perdere ulteriormente penso sul piano qualitativo e sul piano economico.
  E poi se non si ritenga di dover collocare, se esistono, queste giacenze e queste eccedenze produttive, che vanno verificate e quantificate e quindi la necessità di dare risposta a quell'acquisizione di quantitativi sufficienti per far fronte a questa emergenza che esiste anche nell'ambito dell'indigenza, così come le norme comunitarie in qualche modo indicano e se non ritenga di dar vita a una risposta seria, non soltanto di sblocco delle risorse accantonate e inutilizzate, e poi ritornerò su questo passaggio anche in relazione alle dichiarazioni di queste ultime ore del Ministro competente. Per quale motivo ancora oggi non risultano allocate queste risorse ? È evidente che serve una risposta concreta sulla responsabilità, su chi non ha pagato, sul perché sono state bloccate quelle risorse, nonostante ci fossero mille sollecitazioni sia sul fronte interno del sistema regionale, che su quello europeo.   E poi c’è l'esigenza di fare un piano d'azione che tolga quello che diventa l'elemento cardine della distruzione del settore lattiero-caseario della Sardegna e dello stesso pecorino romano Dop e cioè quello che sta accadendo nelle segrete stanze della politica del Partito Democratico e di qualche organizzazione di categoria, che stanno facendo di tutto perché nel Lazio possano essere foraggiate attese o aspettative che vedono la registrazione, da una parte, nel registro dei brevetti, di un marchio «Cacio romano» totalmente illegittimo e illegale rispetto alle norme nazionali e internazionali. Dall'accordo di Stresa, dal 1961 in poi, è vietato utilizzare la parola «Romano», nome proprio di un prodotto lattiero-caseario che riguarda alcune regioni – tra queste la Toscana, la Sardegna e il Lazio – che non può essere derubricato a mera rivendicazione geografica. Ci sono norme che lo Stato italiano ha l'obbligo di tutelare nel registro brevetti, perché era dovere del Ministro impugnare quella registrazione, chiedere al Ministero dello sviluppo economico il motivo per il quale quella registrazione è stata fatta senza l'avallo e senza il parere – io credo vincolante – del Ministero dell'agricoltura. C’è un silenzio assenso del Ministro dell'agricoltura, in collusione di fatto con gli interessi del Lazio, da una parte, e contro quelli della Sardegna, dall'altra. Ed è evidente che questo non può essere in alcun modo accettato.
E veniamo a quello che il Ministro in queste ore ha detto. Quindi, spero, auspico, oso sperare che il rappresentante della Presidenza del Consiglio ministri non voglia reiterare quello che ha detto qualche ora fa il Ministro dell'agricoltura. Ha detto ieri, a tarda sera: «Ho firmato un decreto per sbloccare 40 milioni di euro dei fondi saldo della politica agricola comunitaria». Già l'affermazione di aver firmato un decreto, riportata a piene pagine da alcuni quotidiani, è destituita di qualsiasi senso e fondamento giuridico perché il Ministro non ha la competenza di firmare alcun decreto di erogazione di fondi della PAC, che spettano allo strumento pagatore, appunto all'AGEA e non certo al Ministro. E se fosse stato il Ministro l'autorità competente a firmare quel decreto, perché ha atteso la manifestazione che si è svolta nei giorni scorsi a Cagliari per sollecitare risposte sul settore complessivamente ? Per quale motivo un Ministro cala la maschera e assume il ruolo di colui che lancia le briciole e ciò che è dovuto diventa un favore, anziché il rispetto di un diritto negato per due anni al pagamento di quei contributi alle organizzazioni agricole e sostanzialmente al mondo agropastorale e agrario della Sardegna ? Per quale motivo fa pesare il suo ruolol, con un'informazione del tutto infondata, cioè la firma di un decreto per dare 40 milioni ? È falso. Il Ministro, non solo non ha firmato nessun decreto, ma semmai l'AGEA deve sbloccare quei 40 milioni o anche di più, che sono soldi già stanziati, già ripartiti nel 2013-2014 a favore degli allevatori della Sardegna. Erano soldi che competevano per riparto nazionale ed europeo ai sardi, agli allevatori della Sardegna, agli agricoltori della Sardegna, quindi imputarsi questo – come hanno fatto alcuni consiglieri regionali, andando in combriccola dal Ministro per farsi elargire ciò che era dovuto – è vergognoso sul piano istituzionale e immorale su quello politico ed è evidente che, quando si fanno affermazioni di tale portata, si dà la connotazione esatta di questo Governo. E poi aiuti diretti per il miglioramento qualitativo della produzione; si dice: darà il Ministro Martina il 50 per cento di 6 milioni alla Sardegna per quanto riguarda l'abbattimento o la sostituzione delle femmine adulte di età superiore ai quattro anni, cioè 3 milioni di euro. Facciamo un semplice calcolo: in Sardegna ci sono 3 milioni di capi ovini: un terzo sono femmine adulte e quindi un milione; se dovessero essere ripartiti questi 3 milioni, vuol dire che stiamo dando 3 euro a capo per eliminare quel tipo di animale, 3 euro a capo.

Bisogna dire agli agricoltori e allevatori della Sardegna che questo Ministro si è impegnato a dare 3 euro per eliminare un capo ovino ancora in piena produzione, con una elargizione da rottamazione da quattro soldi, da elemosina di Stato. È evidente che stiamo di fronte a farneticazioni senza precedenti.
  Cosa dire del paniere nel Bando indigenti ? Sono stati stanziati 13,5 milioni a livello nazionale e dice il Ministro: «Daremo un contributo di 4 milioni». Vuol dire che su uno stock giacente di eccedenza di 100 mila quintali questo Ministro si candida a fare acquistare 5 mila quintali di formaggio, ovvero il 5 per cento. Pensa di affrontare il tema dell'eccedenza, quella che si sarebbe creata per il suo omesso controllo, perché il Ministero aveva il compito di controllare e quindi è evidente che anche su questo il tracollo del prezzo del latte è 0,50, meno di una bottiglietta di mezzo litro d'acqua in qualsiasi distributore automatico di Roma o di qualsiasi altra città.   Quindi è evidente che c’è una responsabilità che è in capo totalmente al Governo, che il Governo ha il dovere di risolvere alla radice, perché non si tratta – come ho detto inizialmente – di un settore marginale dell'economia dalla Sardegna, ma si tratta di una risoluzione strategica, dove le produzioni hanno una rilevanza nazionale e internazionale per un settore che deve essere tutelato e non invece offeso, come è capitato in questi giorni.