L'IMBROGLIO ALITALIA CON I SOLDI DEI SARDI

Stralcio intervento Mauro Pili alla Camera

Veniamo al buco nero. Voi proponete con questo decreto-legge un prestito ponte di 600 milioni di euro. Ma come è possibile che un Governo reiteratamente, dopo la tanto sbandierata esigenza di privatizzazione, è costretto a intervenire di nuovo con un prestito ponte della cifra modesta di 600 milioni di euro? Voglio entrare nei dettagli dei costi di Alitalia perché tutti comprendano che non c'entra niente il costo del personale che è in linea con i costi europei, comprese le compagnie low cost. Cosa, invece, incide in una gestione fallimentare e affaristica, una ruberia quotidiana, nella gestione di Alitalia? Ad esempio, un'ora di volo di Alitalia costa il 35 per cento in più di quanto costa un'ora volata della compagnia Ryanair. Stiamo parlando del 35 per cento: un costo straordinariamente rilevante che si scaraventa sulla gestione e sulla qualità del servizio, perché se avessimo più qualità di servizio e più efficienza si potrebbe anche discutere, ma stiamo parlando di servizio nettamente inferiore sul piano della qualità che le compagnie low cost, anche le più scalcagnate, riescono a dare in termini di puntualità, di efficienza, di periodicità anche delle connessioni. Il costo che paghiamo non è, quindi, il costo dei dipendenti, ma è semmai una strategia che è quella di pagare molto di più alcuni servizi rispetto ad altri. Il costo medio per dipendente di Alitalia al netto degli oneri è di 48.000 euro in linea con tutte le compagnie europee. Se andiamo a valutare, invece, i costi della manutenzione ci accorgiamo che la manutenzione di Alitalia viene fatta nelle gioiellerie perché non è pensabile che, nel 2015, l'ultimo dato compiuto e analizzato dallo stesso bilancio della società, ci sia un costo di 400 milioni di euro all'anno di manutenzione per 122 aeromobili. Questo vuol dire, facendo un rapido calcolo, che ogni aereo è oggetto di manutenzione per 3.200.000 euro. Ma, direte, che la manutenzione è la sicurezza: no, i parametri della sicurezza sono universalmente uguali per tutti; non c'è qualcuno che è più bello o più bravo nella manutenzione; tutte le compagnie devono essere sullo stesso piano e così è quello che avviene. In realtà, considerando la composizione della flotta tutta a medio raggio e regionale, noi abbiamo che Alitalia spende circa 1.000 euro di manutenzione per un'ora di volo. Ripeto: 1.000 euro di manutenzione per un'ora di volo, cioè il 40 per cento in più di quanto spende qualsiasi altra compagnia europea dalle majors, dalla British Airways, per arrivare a Lufthansa, che spendono il 40 per cento in meno per la manutenzione. Chi ruba e chi ha rubato su un costo del 40 per cento in più della manutenzione e perché i cittadini italiani devono pagare quei 600 milioni di prestito ponte per chi ha rubato e ha continuato a rubare, per esempio, sulle manutenzioni e i costi dell'handling e dell'assistenza ai passeggeri?
Vuol dire che per noi, ogni volta che l'aereo fa la toccata a terra o riparte, c'è un costo medio di 1.500 euro, il 20 per cento in più di quello che capita in qualsiasi altro contesto europeo e anche in questo caso parliamo di un risparmio, che si avrebbe immediatamente, di 60 milioni di euro. E che dire di un costo del carburante del 6,3 per cento in più? E stiamo parlando delle cose più elementari, quelle più visibili. Forse l'Alitalia fa rifornimento nelle pompe dell'Agip o dell'ENI lungo la Fiumicino-Roma o ha una capacità di acquisizione del fuel jet in contesti internazionali che gli consente, alla pari delle altre, di abbattere il costo del carburante? No, l'Alitalia spende il 6,3 per cento in più nel carburante, quindi, è evidente che qualcosa succede, che qualche ruberia, passatemi questo termine, esiste anche su questo versante.
E che dire, poi, infine, dei 600 milioni di euro che Alitalia spende per il godimento di beni di terzi nella gestione delle sue strutture? Seicento milioni di affitti, di godimento di beni di terzi; noi stiamo parlando di costi che sono oltre il 20 per cento del fatturato e il 18 per cento dei costi, di cose che non si sono potute contabilizzare, che nessuna società può permettersi, seicento milioni di affitto e di godimento di beni di terzi.
Ebbene, noi, con questo provvedimento, andiamo ad avallare questo “magna, magna” generalizzato dell'Alitalia e non solo lo avalliamo, ma lo finanziamo con i soldi del Paese. Voi direte: ma è un intervento industriale quello che fa il Governo; no, è un intervento politico, è un intervento strategico delle forze politiche che, ancora una volta, mettono mano a questo carrozzone dell'Alitalia. E la dimostrazione è che, qualche settimana fa, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio ha firmato i decreti con i quali autorizza una regalia di soldi regionali della Sardegna, attraverso un decreto del Ministro, appunto, per dare 50 milioni di euro all'Alitalia per fare una pseudo continuità territoriale con la Sardegna. Anche in quel caso è dimostrato, con tutti i dati, che sono soldi regalati, privi di qualsiasi consistenza e legittimazione giuridica, economica e sostanziale. Però, il magna magna sardo, autorizzato, sottoscritto dal Governo in carica, vede come artefice l'assessore regionale dei trasporti, il peggiore assessore dall'era nuragica in poi, il peggiore che si possa ricordare a memoria d'uomo in Sardegna, un grossolano esponente di una lobby politico bancaria, ben riferita agli ambienti del Partito Democratico che, proprio per questi reiterati regali, una volta a Tirrenia, una volta, in questo caso, ad Alitalia, viene promosso dal Governo Gentiloni-Renzi a presidente dell'Autorità portuale della Sardegna, cioè più soldi regali a questi faccendieri di Alitalia e più vieni premiato.
Quindi, non si può dire che non ci sia una logica politica, c'è un inquadramento strategico della politica che punta a coprire, appunto, questo tipo di risultati. È una vergogna non soltanto per la Sardegna, ma, anche, per l'Italia.
A ciò si aggiunge che in questo provvedimento proponete l'abbattimento dei costi aeroportuali all'ENAV; guarda caso, è un provvedimento che nasce per gli aeroporti piccoli, solo dopo che questi sono stati privatizzati, come per dire: se è il pubblico che li gestisce teniamo i costi più alti in assoluto, se subentra qualche amico, per esempio la F2i, dove ci sono le compartecipazioni societarie delle banche amiche del Governo Renzi e non solo, è evidente che si abbattono i costi gestionali, per giunta dell'ENAV, e si arriva a creare, anche, in quel caso, un rapporto straordinario di dipendenza tra l'interesse privato e quello pubblico. In questo caso, è emblematica la vertenza dell'aeroporto di Alghero dove l'anticorruzione sta lavorando alacremente per capire il grado dell'interesse di un aeroporto svenduto con l'avallo del Ministro, un aeroporto piccolo, però con un milione e passa di passeggeri con Ryanair, demolito in due anni dall'ignavia, dall'incapacità politica del Governo regionale e di quello nazionale, per favorire, anche in questo caso, l'Alitalia.