Le bugie puzzano lontano un miglio e notoriamente hanno le gambe corte. Solitamente ci cascano due categorie di persone: gli allocchi o i complici.

Il titolare della mescita di fanghi fognari di Magomadas ha fatto credere a quattro pellegrini che lo hanno ascoltato che nella rivendita di rose rosse nell'oasi della Malvasia fosse tutto in regola. Un paradiso terrestre, tutto profumato e ordinato.

E qualcuno gli ha pure offerto tribuna per raccontare quanto fosse bello mescolare le fogne altrui a due passi dalle case dei poveri cittadini di Magomadas. Peccato che nessuno avesse studiato i problemi, nessuno conoscesse le norme, nessuno che fosse in grado di rispondere alle fantasiose ricostruzioni del signore dei fanghi fognari.

Ma cosa vi aspettavate che raccontasse colui che impunemente realizza nella propria terra un'attiva di lavorazione di scarti fognari altrui?

Passino gli allocchi, peggio,invece, per i conniventi, coloro che si sono erti a difensori della causa solo perchè amichetti del padrone o compagni di merenda.

Che qualcosa non fosse in regola lo si capiva lontano un miglio.

Bastava usare un metro infallibile, il buon senso. Poi per il resto ci hanno pensato le autorità a fermare quello che i cittadini da tempo denunciavano.

E' il 18 ottobre scorso quando i tecnici dell'Arpas fanno irruzione nel cantiere di Magomadas. Ad aprire il fronte ci sono il Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale di Oristano e i tecnici della provincia di Oristano deputati ad assumere eventuali atti conseguenti al sopralluogo.

Il blitz nasce dalle ripetute denunce dei cittadini ormai esasperati da quello che accade ogni giorno nel loro paese.

Lo scenario che si prospetta è a dir poco sconcertante.

Si configura sin dalle prime verifiche un'esigenza immediata: fermare tutto,sospendere l'autorizzazione e vietare qualsiasi movimentazione di fanghi all'esterno di quel recinto.

L'ordinanza del dirigente è la n.56 del 29 ottobre scorso e dispone:

diffida e contestuale sospensione dell'autorizzazione ai sensi dell'art.208, comma 13 del Dlgs 152/2006.

Nella scala gerarchica delle sanzioni è quella che porta ad un passo dalla revoca dell'autorizzazione.

Peccato per coloro che hanno difeso a spada tratta la causa dei fanghi. Allochi o peggio complici. Credere senza studiare, senza informarsi, senza conoscere. Brutta bestia l'ignoranza, sopratutto se accompagnata da servilismo e stoltezza a buon mercato.

E poi il mestatore di fanghi che non dice niente, compra di corsa quattro teli, racconta che tutto è in regola.

Peccato che qualche settimana prima l'autorizzazione all'esercizio di fangopoli gli era stata bloccata con un provvedimento d'urgenza delle autorità competenti.

Peccato che secondo le autorità stesse trattando fanghi non certificati, senza documenti, senza carta d'identità.

I tecnici lo beccano proprio nel momento in cui stanno scaricando il fango. Gli chiedono i documenti di trasporto di quei fanghi fognari provenienti dall'altro capo dell'Italia.

La risposta è disarmante quanto eloquente: non li ho.

I tecnici della Provincia e dell'Arpas verbalizzano: il titolare "ha accettato e depositato nelle vasche di essicazione un carico mancante della certificazione di avvenuta stabilizzazione del fango".

Vi ricordate le parole di quei quattro cialtroni che hanno difeso a spada tratta la nota della società: è tutto in regola, lasciateli lavorare, si agitavano!

Peccato che fossero dei mistificatori a sostegno del loro amichetto dei fanghi fognari.

Le riscrivo le parole del verbale: il titolare

"ha accettato e depositato nelle vasche di essicazione un carico mancante della certificazione di avvenuta stabilizzazione del fango".

Dunque non era tutto in regola, anzi. Il primo riscontro è devastante: i fanghi non sono certificati.

Ma i tecnici della Provincia e dell'Arpas non si fermano.

E sempre durante il blitz accertano: risultava in corso, da parte degli operatori della Soc. Geco Srl, la miscelazione del fango in uscita dalle vasche con materiale proveniente dalla vagliatura di rifiuti misti da demolizione presenti presso la propria linea di trattamento di recupero inerti!

I tecnici poi verbalizzano l'altra gravissima irregolarità nel sito e registrano le parole del Gestore come una confessione:

"ha dichiarato, come sottoscritto nel verbale di sopralluogo trasmesso da Arpas, relativamente alle terre di recupero destinate ad essere miscelate con i fanghi "di comprendere tutte le terre derivanti dal recupero delle varie famiglie di inerti, ad eccezione dei fanghi di dragaggio e delle miscele bituminose".

Sono troppo evidenti le gravissime irregolarità nella gestione del sito che i tecnici della Provincia scrivono senza perdere altro tempo: RITENUTO di dovere immediatamente procedere, anche in assenza della relazione conclusiva di Arpas, all'interruzione dell'esercizio della linea di recupero fanghi per la produzione di ammendante compostato con fanghi al fine scongiurare qualsiasi rischio di danno ambientale determinato dalla produzione e dallo spandimento del materiale prodotto.

Dunque: interruzione del trattamento fanghi per scongiurare qualsiasi rischio di danno ambientale!

Diteglielo a quei cretini che si sono sdraiati a raccontare che l'associazione fanghi e fogne era una profumeria a cielo aperto, ditegli che l'attività ha ricevuto un provvedimento gravissimo come l'interruzione del trattamento fanghi per scongiurare qualsiasi rischio di danno ambientale.

E hanno avuto la faccia come il deretano di dichiararsi offesi e indignati per le immagini, le uniche vere e documentate, che dimostravano quello che si faceva dentro quell'accampamento!

Peccato che tv di stato e non abbiano si siano fatte imbambolare da un signore che si è dimenticato di dirgli che le autorità gli avevano ordinato di non far uscire da quel recinto un solo kg di fango e che la sua autorizzazione era stata bloccata per gravi irregolarità!

Sono abituato a microfoni protesi a tentare di smentire le mie denunce su fatti concreti e documentati. Me ne dolgo ma vado avanti. Del resto le bugie puzzano e hanno le gambe corte.

Il verbale ordinanza è esplicito:

"per quanto evidenziato il Gestore è da considerarsi inadempiente al provvedimento

autorizzativo n. 1283 del 24.10.2018 in quanto ha gestito la linea di recupero fanghi per la produzione di ammendante compostato con fanghi in maniera difforme alle prescrizioni in esso riportate e al progetto approvato".

Ma non basta, l'ordinanza di interruzione attività recita ancora:

"l'esame successivo della documentazione fornita dal Gestore in sede di sopralluogo - riguardante le verifiche effettuate dallo stesso in sede di accettazione del rifiuti - ha evidenziato la mancanza della certificazione, prescritta al punto 5.12 dell'allegato "8" Quadro prescrittivo" della determinazione autorizzativa n. 1283 del 24.10.2018, attestante l'avvenuta stabilizzazione dei fanghi accettati in ingresso all'impianto, ai sensi di quanto riportato nel I paragrafo 5 delle direttive regionali approvate della DGR 32/77".

Dunque nessun certificato sulla stabilizzazione dei fanghi in ingresso all'impianto! Vorrei vedere la faccia dei quei quattro imbelli che dicevano che tutto era apposto!

La stabilizzazione dei fanghi è l'elemento fondamentale di qualsiasi trattamento e autorizzazione! E invece i propagatori di regolarità a buon mercato, quello delle fogne, restano in silenzio, assoluto!

Ma non è finita. Il dirigente della Provincia che firma l'ordinanza conclude con una "sentenza" immediata e una serie preannunciata.

La prima:

RITENUTO di dovere immediatamente procedere, anche in assenza della relazione conclusiva di Arpas, all'interruzione dell'esercizio della linea di recupero fanghi per la produzione di ammendante compostato con fanghi al fine scongiurare qualsiasi rischio di danno ambientale determinato dalla produzione e dallo spandimento del materiale prodotto.

La seconda:

di demandare ad un successivo esame le ulteriori irregolarità, criticità e non conformità riscontrate in sede di sopralluogo che necessitano di maggiori ed ulteriori valutazioni sia da parte della Provincia di Oristano che da parte di ARPAS anche ai fini di eventuali conseguenti ed ulteriori provvedimenti da adottare;

E chi glielo dice a quelle quattro mezze trombette da avanspettacolo che hanno difeso a spada tratta la fabbrica delle fogne altrui?

Ditegli che l'esame delle "ulteriori irregolarità, criticità e non conformità riscontrate in sede di sopralluogo" è solo rimandato!

Non irregolarità ipotetiche: "riscontrate".

Lo dico sempre per quei cialtroni che mi hanno attaccato: sapete cosa significa "riscontrate"?

Semplice: fuorilegge!

E la conclusione è una sentenza:

DIFFIDA ai sensi dell'articolo 208, comma 13, del D. Lgs. 152/2006,la ditta Geco srl:

1) dal proseguire l'attività di raccolta, trattamento e riciclo di rifiuti non pericolosi relativa alla linea fanghi per la produzione di ammendante;

2) dal conferimento fuori dall'impianto di quanto prodotto dalla linea recupero fanghi;

La norma è chiara dopo la diffida e la contestuale sospensione dell'autorizzazione, scatta la revoca dell'autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in caso di reiterate violazioni che determinino situazione di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente.

Nelle prossime ore, nei prossimi giorni, la pubblicazione del resto dei documenti!

Avete appeso male le chiavi! E adesso denunciatemi!

Con l'ambiente e la salute non si gioca, mai !