LATTE & PECORINO, QUOTAZIONI E IMBROGLI DI STATO

Vorrei mettere nero su bianco un dato e un episodio: la quotazione farlocca del prezzo del latte ovino proposta dal braccio statistico del ministero dell'agricoltura e , poi, l'incontro fortuito con un dirigente del ministero dell'agricoltura in transatlantico a Montecitorio.

Veniamo al primo dato: Ismea, il servizio statistico del ministero dell'agricoltura ha pubblicato qualche giorno fa la quotazione del prezzo del latte ovino in Sardegna. In piazza sarda, secondo questi rilevatori di Stato, la quotazione del latte ovino andrebbe dai 60 ai 70 centesimi a litro. Sfugge a questi misuratori d'ufficio che da settimane nelle assemblee dei soci delle cooperative si parla apertamente di una quotazione tra i 50 e i 55 centesimi.

Un litro di latte viene, in realtà, pagato molto meno di un mezzo litro d'acqua. Basta vedere il riscontro fotografico che pubblico: mezzo litro d'acqua 80 centesimi

Dunque, prezzi e costi senza nessun riscontro con la realtà.

Obiettivo fin troppo evidente per non avallare richieste di intervento come quelle avanzate nella mia ultima risoluzione in commissione tese a raddoppiare l'intervento economico, come previsto dalle disposizioni comunitarie, a favore degli allevatori sardi.

Un istituto, l'Ismea, che non solo raccoglie, o fa finta, i dati in nome e per conto del ministero dell'agricoltura ma anche per la regione sarda, a conferma della permanente sudditanza anche statistica della sardegna.

Roma, insomma, spiega a Cagliari quali sono le quotazioni del prezzo del latte in Sardegna. Roba da non credere.

Alla pari di Agea che da Roma dispensa i fondi che spettano di diritto alla Sardegna. Come per gli interdetti, i tutori ti portano via la pensione e ti danno lo stretto necessario, se vogliono e quando vogliono.

E quando te lo danno fanno anche un comunicato stampa, come oggi, in cui comunicano di averti restituito alla Sardegna una parte dei soldi che gli avevano rubato per tre anni. Trattenendosi, comunque, un gruzzoletto e il 7% su tutto per sicurezza.

Regione sotto tutela in balia delle sfrenate angherie romane.

E poi, l'episodio.

Ieri mattina a fine seduta alla Camera un giornalista di una testata nazionale mi intratteneva sul tema del pecorino romano. Apprezzava il prodotto e incitava la difesa. In quel frangente un funzionario di stato, in alta uniforme da palazzo, transitava nel corridoio-salone della politica nazionale salutando il giornalista.

In un attimo la conversazione sulla tutela del pecorino romano si estende al malcapitato interlocutore del palazzo il quale tranquillizza i presenti: abbiamo raggiunto un accordo, il ministro ha messo tutti d'accordo, si mantiene il pecorino romano e si aggiunge il cacio romano che avrà quantitativi minori.

Faccio finta di non sentire, ma questo signore insiste e provoca.

A quel punto il giornalista, capendo la mal parata decide per le presentazioni: il funzionario di punto in bianco scompare, comprendendo di aver dato l'informazione sbagliata alla persona meno indicata.

Faccio giusto in tempo a raccomandarmi: spero che il ministro abbia il coraggio di venirlo a dire in Sardegna.

Silenzio, fuga.

La realtà è, però, chiara ed evidente.

Alcuni pezzi del Pd, con l'avallo di certa politica regionale, compreso lo stesso Pigliaru, non vogliono disturbare il braccio destro di Renzi, il ministro Martina, e hanno stretto un patto d'azione per consentire la registrazione fuori legge di una dop denominata "cacio Romano".

Con la complicità di un'organizzazione agricola romana, la Coldiretti del Lazio e appoggi vari, si sta tentando la grande truffa.

Non è un caso che il Pd abbia fatto ritirare da 15 giorni la mia risoluzione dalla commissione agricoltura per paura di essere chiamato a votare sulla questione Cacio Romano. E non è un caso che sullo scippo illegale del pecorino romano si registrino troppi silenzi anche in Sardegna.

Spero che la Coldiretti sarda faccia sentire la sua voce, così come auspico che il consorzio di tutela del pecorino Romano alzi il tiro sul piano legale e rafforzi l'impugnativa contro i marchi furtivi e le dop in itinere di "cacio Romano".

Sappia la coppia Martina Renzi che la truffa del pecorino sarà contrastata in ogni modo e che i giochetti di palazzo si schianteranno con il mondo delle campagne.

In Sardegna allevatori e agricoltori non sono abituati a perdere giornate di lavoro. Se le perdono sarà per farsi sentire.

Renzi e Martina avvisati e mezzo salvati.

Dovreste ringraziarmi che vi sto avvisando!