LATTE DI PECORA E PECORINO: IL SILENZIO DEGLI INCAPACI

Si sta svendendo il latte di pecora e nessuno dice niente. Si sta svendendo il Pecorino Romano prodotto in Sardegna e tutti tacciono. La politica sarda, da destra a sinistra, passando per le stelle e le stalle, è impegnata nella vetusta e consolidata cialtroneria di Palazzo.

Loro, la maggior parte di questa classe dirigente, della pastorizia se ne fottono, senza se e senza ma.

Anzi, mi risulta che qualcuno di loro si sia pure seduto al tavolo con gli ultimi speculatori laziali che vorrebbero fregarci anche il marchio del pecorino.

Al momento opportuno farò nomi e cognomi.

Un dato è certo, però, la giunta regionale non esiste. Non esiste politica agricola, non esiste nessun tipo di tutela per la più grande industria della Sardegna, quella dell'agropastorizia.

Gli allevatori lasciati allo sbando, alla mercé di un mercato di speculatori e profittatori, con le banche pronte a strozzinare ogni minimo debito di un'azienda.

Un meccanismo infernale. La Regione e lo Stato non pagano i contributi dovuti, gli allevatori che hanno fatto gli investimenti sono costretti a rivolgersi alle banche, crolla il prezzo del latte e del pecorino, le banche passano all'incasso e il gioco è fatto.

Un'associazione a delinquere!

Comitati su comitati, ma nessuna azione concreta e l'acconto del prezzo del latte sfiora i 50 centesimi, come mezzo litro d'acqua.

I giochi sottobanco, l'assenza di interlocutori istituzionali e gli interessi trasversali hanno portato a devastare un settore che poteva essere il traino dell'economia dell'isola.

In un anno il prezzo del Pecorino è crollato, trascinando le quotazioni del latte ovino tra i 50 ed i 55 centesimi al litro.

Se questo dovesse persistere sarebbe la fine dell'allevamento in Sardegna. Si chiude. Si è passati con acrobazie e faccendieri da una quotazione nei primi mesi del 2016 di un euro e 10 centesimi al litro per arrivare ad una ipotetica asticella di pareggio non inferiore ai 70 centesimi.

Sotto quella soglia si fallisce.

Gli speculatori hanno parlato di false e inesistenti sovrapproduzioni facendo passare le quotazioni del Pecorino romano da 9,5 euro al chilogrammo ai circa 6,50 di adesso.

Un danno per centinaia di milioni.

Crolla un settore decisivo per la Sardegna e questi policanti da quattro soldi giocano a monopoli con comitati interprofessionali.

Servono risposte, azioni concrete, per bloccare questo tracollo prima che sia troppo tardi.

Nessuno fa qualcosa per arginare le sempre più aggressive e devastanti importazioni di formaggi pecorini che arrivano dall'Europa dell'Est, Repubblica Ceca e Romania in particolare.

Importazioni triplicate nel 2015, per un totale di quasi tre mila tonnellate.

Si continua a stare in silenzio e a non reagire contro contraffazioni e imitazioni. La Regione latita su tutto. E in silenzio copre il ministro dell'agricoltura che pensa alla tessera in tasca del presidente della Regione Lazio e si prepara a tutelare gli industriali caseari del centro Italia a scapito della produzione sarda del pecorino romano.

Da domani sarò negli ovili della Sardegna ad ascoltare gli allevatori e i produttori. Per decidere insieme iniziative e azioni.

Non si può continuare ad attendere gli incapaci di turno! Occorre reagire e non c'è più tempo da perdere!