L'ALGERIA PREPARA LE BOMBE SISMICHE PER CERCARE GAS DAVANTI ALLA SARDEGNA

Bombe sismiche per cercare petrolio e gas davanti alla Sardegna. L'Algeria ha un piano per setacciare a colpi di airgun tutta la nuova zona economica esclusiva istituita già a marzo del 2018.

Lo scrive senza mezzi termini, già da aprile 2018, il sito della Natural Gas World, il più accreditato al mondo tra la stampa specializzata nei temi energetici.

La data di pubblicazione non è casuale: 3 aprile 2018, ore 15:35.

Le agenzie di stampa avevano appena battuto la notizia dell’istituzione e dell'entrata in vigore, al largo dell'Algeria, della zona economica esclusiva.

Negli ambienti mondiali dell’energia quell’invasione di campo nel Mediterraneo occidentale da parte degli algerini ha solo una chiave di lettura: mare di conquista alla ricerca di gas e petrolio.

Mark Smedley che racconta i fatti non lascia adito a dubbi: la zona economica esclusiva è lo strumento per affermare l ruolo dell'Algeria come potenza di primo piano nel mercato mondiale del gas.

Per farlo recinta a colpi di decreti unilaterali porzioni infinite di mare.

Gli algerini era chiaro sin dall'inizio non si occuperanno di saraghi o sparlotte, aragoste o gamberi.

Punteranno tutto sul core business.

Useranno bombe sismiche a più non posso, quelle che devastano l’ambiente con gravissime ripercussioni sulla fauna marina, a partire dai cetacei, per cercare petrolio e gas ovunque.

Un’operazione spregiudicata che potrebbe già essere in atto considerato che in Sardegna da mesi ruotano imbarcazioni specializzate nelle prospezioni petrolifere marine.

Anche nelle scorse settimane al porto di Cagliari hanno ormeggiato i mezzi dedicati alla introspezione petrolifera.

È evidente che dopo il divieto di devastare il mare a colpi di esplorazioni sismiche da parte del parlamento italiano anche le società petrolifere italiane hanno di fatto avallato finito per avallare l’occupazione energetico-militare del mare davanti alle coste sarde, sul versante occidentale.

Se il principale sito di comunicazione e informazione delle grandi strategie mondiali in tema di energia e gas arriva mette in relazione l’avvio di una campagna sul larga scala, a colpi di bombe sismiche, con la nuova zona economica esclusiva significa che il piano di occupazione del Mediterraneo occidentale è cosa ben nota negli ambienti delle lobby petrolifere.

Ad essere all'oscuro, o aver fatto finta di niente, è stato solo il ministero degli esteri che per ben otto mesi è rimasto in silenzio senza muovere un solo dito per bloccare quella invasione algerina sulle coste sarde.

Un dato è certo le esplorazioni petrolifere fuori dalle acque territoriali italiane potrebbero avere ripercussioni gravissime su tutto l’habitat marino e e nel contempo essere eseguita senza alcun tipo di autorizzazione italiana.

L’Algeria ha ripetutamente affermato di considerare la zona economica esclusiva davanti alle coste sarde già vigente.

Una normativa internazionale lacunosa e inadeguata, senza certezze di diritto rischia di scatenare conflitti non solo sulla carta.

In ballo c'è la sovranità territoriale marittima ma anche il dominio militare in questi immensi specchi acquei.

Resta evidente che se l'Algeria ha deciso di effettuare, sempre che non lo stia già facendo, campagne di Airgun, bombe sismiche, nei mari davanti a casa nostra nessuno, stante questa situazione, potrà impedirglielo.

Italia non ha mai istituito una zona economica esclusiva funzionale a tutelare le coste della Sardegna e non solo.

Non esistono proposte di legge compiute in tal senso, considerato che quella annunciata dai 5 stelle non esiste da nessuna parte e nel sito della Camera viene segnalata come non disponibile. Significa che non esiste. Ancora una bozza.

Un ritardo sostanziale accumulato da parte del governo che avrebbe, invece, dovuto emanare con solerzia un atto analogo già dal marzo del 2018 proprio per impedire senza se e senza ma applicazioni arbitrarie e unilaterali della normativa internazionale.

La decisione dell'Algeria di intraprendere una campagna di introspezione petrolifera a colpi di bombe sismiche pone da subito l'Italia davanti ad una scelta: bloccare militarmente o con la diplomazia queste prospezioni petrolifere oppure accettare in silenzio l’occupazione algerina.

Un governo silente, complice e in ostaggio, come tanti altri delle società petrolifere ha il dovere, una volta smascherato, di reagire con atti seri e concreti, non con chiacchiere difensive, ridicole e destituite di ogni fondamento giuridico e strategico.

Serve vigilare, denunciare, per reagire con forza.

Non possiamo accettare un'occupazione petrolifera e militare delle coste della Sardegna, sarebbe l'ennesimo sopruso di Stato.

Non dico niente per la Regione. E' inesistente. Di certo non può essere paragonata alla regione spagnola delle Canarie. In pochi giorni ha riunito il parlamento contro l'occupazione dei mari da parte del Marocco. Altra storia: qui sono sucubi per natura!