LA RIVOLTA DEI MEDICI DI OLBIA: IN REPARTO CON SOGGETTI A RISCHIO, SENZA PROTEZIONI, ABBANDONATI DA TUTTI

LETTERA CHOC ALLA DIREZIONE SANITARIA GALLURESE

In reparto con soggetti a rischio, mettendo in pericolo la sicurezza dei pazienti, dei medici e del personale sanitario.

Lo denuncio da settimane raccogliendo l'urlo di protesta e di dolore di tanti operatori sanitari che non hanno più nemmeno la facoltà di denunciare quello che di scandaloso avviene all'interno degli ospedali.

Quella circolare bavaglio del Assessor Nessuno ha per qualche giorno interdetto tutti, poi, però, è prevalso il senso di responsabilità.

Continuare a nascondere i misfatti significava diventare complici di questa gestione da Procura della Repubblica della Sanità sarda.

Per questo motivo stasera medici e personale sanitario dei reparti più esposti al contagio, cardiologia e rianimazione,dell'Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia, hanno preso cara e digitato una cartella di puntuali e devastanti sulla reale situazione dell'ospedale.

Altro che il "tutto a posto" dei due di viale Trento.

Che le affermazioni del presidente della regione fossero campate per aria, inconsistenti sotto ogni punto di vista, l'ho detto e scritto ieri.

Affermare, come ha fatto il responsabile principale di questa situazione, che le mascherine erano presenti in quantità abbondanti negli ospedali ha fatto traboccare il vaso già colmo.

E la lettera di stasera dei medici e operatori sanitari di Olbia è la conferma che la soglia della sopportazione è finita.

Una lettera che pubblico integralmente per far capire la reale situazione degli ospedali della Sardegna con una sanità governata da politici dilettanti e incapaci.

Ecco la lettera:

SIAMO ABBANDONATI, NESSUNO CI ASCOLTA

I dirigenti medici e il personale infermieristico e Oss della U.O.C. di cardiologia - UTC del presidio ospedaliero Giovanni Paolo II di Olbia, in riferimento alla grave epidemia coronavirus in atto a livello nazionale regionale, intendono denunciare la carente attenzione rivolta alle condizioni di lavoro e la totale assenza di comunicazione da parte della direzione di presidio e autorità competenti.

IN REPARTO OPERIAMO CON CONVIVENTI DI SOGGETTI POSITIVI AL COVID

Dopo svariati giorni dall’accertamento dei primi casi positivi emersi nel reparto di rianimazione e, nonostante la comunicazione a chi di dovere, di quotidiani rapporti lavorativi intercorsi (talora anche senza adeguato uso dei dispositivi di protezione individuale) e la presenza in reparto e in sala emodinamica di due conviventi con soggetti positivi per COVID non si è proceduto con lo screening del restante personale.

Non abbiamo, inoltre, ancora ricevuto nessuna nuova indicazione sulle modalità lavorativa specifica o le eventuali misure aggiuntive da adottare.

LAVORIAMO CON PERSONALE POTENZIALMENTE INFETTO

Segnaliamo, quindi, che nella nostra unità operativa continua a lavorare personale potenzialmente infetto, senza che vi sia la possibilità di escludere la diagnosi, e in condizioni di lavoro che non tutelano la salute dei pazienti.

DOPO 72 ORE NESSUN RISULTATO DEI TAMPONI

Infatti, allo stato attuale dopo 72 ore dall’esecuzione dei primi tamponi (unicamente al personale convivente con soggetti positivi, che ha svolto fino ad allora normale attività lavorativa presso la nostra struttura) non risulta disponibile l’esito di tale fondamentale accertamento.

DISPOSITIVI SICUREZZA INSUFFICIENTI

La dotazione di presidi, allo stato attuale, è insufficiente per svolgere la nostra attività assistenziale in totale sicurezza e, in assenza di adeguata formazione del personale anche i presidi minimi e necessari di cui siamo stati dotati potrebbero rivelarsi in adeguati.

I CAPI CON LE MASCHERINE SICURE E NOI IN TRINCEA CON QUELLE CHIRURGICHE

Inoltre vogliamo segnalare che, mentre su indicato di ottimizzare le risorse, per esempio utilizzando le sole mascherine chirurgiche anche in caso di contatto sospetto, in diverse occasioni abbiamo riscontrato come, invece, il personale della direzione sanitaria, circola per l’ospedale dotato di maschera FFP3 con valvola.

NON CI SONO PERCORSI INTRA - OSPEDALIERI E PROTOCOLLI

La carenza comunicativa da parte dell’azienda è una costante di questa emergenza sanitaria, infatti, al momento non siamo stati ancora informati riguardo definiti e condivisi percorsi intra-ospedaliero e protocolli assistenziali da seguire in caso di pazienti sospetti o accertati positivi (vedi paziente X accompagnato dal personale del 118 che esegue, solo per nostra iniziativa, primo triage intra-ospedaliero in pronto soccorso).

RISCHIO INFEZIONE PER PAZIENTI, MEDICI E FAMILIARI

Inoltre questo ritardo, unitamente alla già citata carenza DPI., non fa altro che incrementano il rischio di trasmissione dell’infezione verso altri pazienti, colleghi e nostri familiari.

DECLINIAMO OGNI RESPONSABILITA' VERSO TERZI

Per i motivi sopra elencati, con grande rammarico, ribadiamo di dover declinare ogni responsabilità per eventuali danni a terzi derivanti dall’esercizio della nostra professione che al momento viene svolta in condizioni inadeguate ma con la massima serietà e professionalità.

Firmato

Il personale medico infermieristico ed OOS del reparto di Cardiologia - UTIC - emodinamica.