LA GUERRA DEI TAMPONI - E' CAOS TOTALE TRA REGIONE E SANITA' TERRITORIALE

È scontro senza esclusione di colpi nella gestione del coronavirus in Sardegna. Ora scoppia la guerra dei tamponi.

Con tanto di minacce per chi dovesse trasferire trasgredire gli ordini del palazzo

L’ultima lettera che trapela dall’assessorato regionale della sanità conferma il caos gestionale dell'emergenza. Sin dall’oggetto della comunicazione il quadro è chiaro:

difficoltà nella gestione dei test diagnostici e il richiamo al rispetto rigoroso delle procedure previste.

Il fatto stesso che l’assessorato della sanità debba ricorrere ad una tale comunicazione lascia comprendere la disastrosa gestione che si registra nella sanità sarda.

È il direttore generale dell’assessorato regionale alla sanità a scrivere a tutti vertici della sanità regionale. Dell’assessore oramai non si ha più traccia.

Scrive il vertice dell'assessorato:

è giunta segnalazione a questa direzione generale delle fortissime pressioni a cui è costantemente sottoposta l’unità di crisi locale per richieste di effettuazione dei tamponi, dei test diagnostici, su personale dipendente delle aziende sanitarie non rispondenti ai criteri di appropriatezza.

In taluni casi - scrive il direttore - è stata segnalata l’effettuazione del tampone o del test, senza che sia stata richiesta l’autorizzazione preventiva all’unità di crisi locale, come previsto dalle procedure regionali.

Una vera e propria guerra per i tamponi tra le direttive regionali e quelle che sul territorio emergono in maniera più evidente.

La comunicazione lascia trapelare la verità sui fatti a partire dall’affermazione della

“nota scarsità delle risorse complessivamente disponibili (in particolare Tamponi reagenti), determinando conseguenze negative sulla capacità del sistema di sottoporre a tampone il personale effettivamente esposto, individuato dagli operatori di sanità pubblica sulla base dei criteri di contatto raccomandati dall’OMS e ribaditi il mistero della salute.

Nella missiva il richiamo esplicito è per i direttori sanitari aziendali, di presidio ospedaliero e delle asl per

"attenersi rigorosamente alle procedure previste e di segnalare i casi sospetti e le situazioni di criticità all’unità di crisi locale di riferimento, collaborando fattivamente con gli operatori sanità pubblica al fine di individuare, secondo i criteri di rintraccio dei contatti raccomandati dall’OMS, il personale effettivamente sposto da sottoporre tampone".

Quella che si sta registrando sul territorio è una vera propria corsa all’accaparramento dei pochissimi dispositivi di campionamento a disposizione facendo franare le affermazioni del presidente della regione sulla consistente disponibilità di quanto necessario per fronteggiare l’emergenza.

Continua ad emergere una duplice faccia di questa crisi: da una parte una Regione che proclama efficienza e disponibilità di mezzi e dall’altra un disastro gestionale sotto ogni punto di vista a partire dall'assenza di tutti quegli elementi indispensabili a partire dai tamponi e reagenti necessari per arginare il contagio sul territorio.

Si racconta, dunque, una verità artefatta che non trova alcun riscontro nella realtà.

In questa comunicazione riservata ai vertici della sanità regionale vi sono elementi che confermano quanto lo scontro in atto tra le indicazioni gestionali regionali e sul territorio stiano generando il caos totale.

Scrive ancora il direttore generale:

si sottolinea come comportamenti diretti ad eludere o aggirare le procedure definite a livello regionale di cui si richiede l’applicazione uniforme, considerate le possibili pesanti conseguenze sulle capacità del sistema regionale di far fronte alle reali necessità, e quindi sulla salute pubblica, può comportare responsabilità personali.

Una vera e propria guerra senza confine per la gestione del contenimento del contagio posto che, come si riporta nella stessa comunicazione, non sono disponibili ne tamponi ne reagenti come, invece, facilmente si è propagandato nei giorni scorsi.

La realtà è un’altra e va denunciata senza mezzi termini perché si comprenda la realtà dei fatti e si ponga reale soluzione a queste gravissime situazioni.

Servono risposte serie e non più proclami propagandistici.