LA CONDANNA DEGLI SPECULATORI DEL GRANO CAPPELLI, 150 MILA EURO DI MULTA

Gli speculatori del grano Cappelli sono stati scoperti e puniti.

Puniti pesantemente dall'Autorità garante della concorrenza con un'esemplare multa da 150.000 euro.

Le accuse sono durissime, le prove inchiodanti.

La mia denuncia di tre anni fa non solo era fondata ma aveva messo nero su bianco il rischio gravissimo di speculazione poi accertata e verificata.

Un'operazione con molte coperture, dal governo alla Coldiretti, che hanno praticamente messo in essere una sinergia politico sindacale per coprire questa vergognosa vicenda speculativa.

Il grano Cappelli era stato riscoperto negli anni scorsi in Sardegna grazie al produttore Santino Accalai (nella foto nello stabilimento di Tuili) che dopo averlo valorizzato è stato scippato, insieme ai produttori sardi, della titolarità della semenza con un chiaro intento speculativo da parte della Sis di Bologna, società che come si vede dagli atti risulterà connessa in lungo e in largo con la Coldiretti.

L'operazione viene scoperchiata con una mia interrogazione parlamentare del 24 ottobre 2017.

https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5-12526&ramo=C&leg=17

Nella discussione in commissione agricoltura emergono tutte le complicità che faranno poi partire però i ricorsi all'autorità garante per la concorrenza.

Anche in quell'occasione tutte le forze politiche furono silenti e la Sis fece di tutto mettere in atto il suo piano.

Ma qualcosa non ha funzionato. E oggi l'Autorità per la concorrenza e il mercato ha sanzionato pesantemente quelle pratiche.

E la decisione è durissima nelle tre conclusioni:

1) le condotte commerciali poste in essere dalla società S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A., descritte e valutate nel presente provvedimento, costituiscono, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, ciascuna una violazione distinta dell’articolo 62, comma 2, del D.L. 1/2012, così come interpretato anche ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto di attuazione;

2) con riferimento alle violazioni appena richiamate, alla società S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A. siano irrogate le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie: 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta sub V.3; 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta sub sez. V.4; 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta sub sez. V.5;

3) la società S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A. si astenga dal porre in essere condotte commerciali analoghe a quelle descritte nei punti che precedono.

Un successo su tutta la linea di quella denuncia di 2 anni fa che ora riapre la partita a favore dei produttori sardi che non hanno mai smesso di credere nelle caratteristiche dei grani antichi a partire da quello Cappelli.

Ecco gli stralci conclusivi della decisione dell'Autorità per la Concorrenza e il mercato:

V. VALUTAZIONI V.1

Premessa 109. Alla luce degli elementi acquisiti nell’ambito del procedimento, è stata accertata l’illiceità delle condotte poste in essere da SIS nei confronti delle proprie controparti interessate alla fornitura di Sementi, condotte consistenti ne: a) l’aver sin qui subordinato la fornitura delle Sementi alla stipula del Contratto-SIS, con il conseguente obbligo, stabilito in maniera unilaterale da SIS, di consegna a sé del Raccolto; b) l’aver sin qui ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva forniture di Sementi nei confronti dei coltivatori richiedenti; c) l’aver aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle Sementi.

  1. Ciascuna delle condotte appena richiamate configura una distinta pratica commerciale sleale, posta in essere da SIS in ragione del significativo squilibrio nelle rispettive posizioni di forza commerciale con le sue controparti, e integra una violazione dell’art. 62, comma 2, del D.L. n. 1/2012, da interpretarsi ai sensi dell’art. 4, comma 2, del Decreto.

  2. Il comma 2 dell’art. 62, in particolare, fa divieto di: imporre direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose (lett. a)); subordinare la conclusione, l’esecuzione dei contratti e la continuità e regolarità delle medesime relazioni commerciali alla esecuzione di prestazioni da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto degli uni e delle altre (lett. c)); conseguire indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto delle relazioni commerciali (lett. d)); adottare ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento (lett. e)).

  3. Segnatamente, le condotte mantenute da SIS e accertate nel corso del procedimento integrano violazioni:

(1) dell’art. 62, comma 2, lett. c) e d), per 97 Doc. 72, e-mail del 5 marzo 2018. 37 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato quanto attiene l’aver sin qui subordinato la fornitura delle Sementi alla stipula del Contratto-SIS, con il conseguente obbligo di consegna del Raccolto;

(2) dell’art. 62, comma 2, lett. e), per quanto attiene l’aver sin qui ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva forniture di Sementi nei confronti dei coltivatori richiedenti;

(3) dell’art. 62, comma 2, lett. a), per quanto attiene l’aver aumentato in maniera sensibile e ingiustificata i prezzi delle Sementi.

  1. Come già richiamato, la valenza ai sensi dell’art. 62 di condotte d’impresa mantenute nell’ambito di relazioni commerciali relative a cessioni di prodotti agricoli ed alimentari, la cui consegna avvenga nel territorio italiano, presuppone la sussistenza di un significativo squilibrio di potere contrattuale tra le parti, dovuto alla maggior forza di uno dei contraenti nel contesto dello spazio negoziale relativo alla relazione commerciale in esame. Nella valutazione dell’esito della negoziazione si fa riferimento non soltanto alla posizione contrattuale immediata dei possibili contraenti, ma anche a fattori diversi come, a seconda dei casi, l’abilità d’imporre le regole del gioco, le rispettive capacità negoziali, l’esistenza effettiva o possibile di ulteriori relazioni tra le parti anche in termini di opportunità o alternativa per contrattazioni future, ad esempio in un contesto di negoziazioni sequenziali proprie di un determinato settore.

  2. Nel complesso, la disciplina citata offre all’Autorità la possibilità di intervenire utilmente nei confronti di condotte unilaterali d’impresa in maniera autonoma e ulteriore rispetto a quanto previsto sia dalla normativa antitrust che da quella relativa alla subfornitura nelle attività produttive. La disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari costituisce pertanto una componente specifica degli strumenti a disposizione dell’Autorità per la migliore e più efficiente tutela degli equilibri di mercato nella filiera agricola, dedicata alla protezione della controparte debole nelle relazioni contrattuali a tale filiera riconducibili.

  3. Quanto alle condizioni di applicabilità della disciplina delle relazioni commerciali di cui all’art. 62 e ai suoi possibili rapporti con altre disposizioni, a fronte delle obiezioni generali e preliminari avanzate da SIS vale ricordare in primo luogo che la Dir. UE 2019/633 richiamata dall’impresa – anche al netto della circostanza che non è stata ancora recepita dall’ordinamento nazionale, rilevando a tale fine il termine ultimo del 1° maggio 2021 – rappresenta a tutti gli effetti uno strumento di armonizzazione c.d. minima della disciplina dei rapporti tra imprese nella filiera agro-alimentare. Pertanto, ben possono gli Stati membri disporre di normative più ampie, tali da ricomprendere sia gli abusi di potere negoziale dal solo lato della domanda che, come per l’appunto avviene in Italia sin dal 2012 con l’art. 62, anche quelli eventualmente posti in essere dal lato dell’offerta, purché attinenti “relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari”.

  4. In secondo luogo, sempre con riferimento alla destinazione soggettiva dell’art. 62, appare palesemente infondata l’obiezione di parte secondo cui tale normativa dovrebbe trovare applicazione solo nei confronti della GDO. Sul punto va osservato che non solo nell’art. 62 non esiste alcun riferimento all’elemento dimensionale, ma la situazione di squilibrio contrattuale non è legata unicamente alla dimensione dell’impresa, trovando il proprio fondamento anche nella posizione di forza contrattuale da essa detenuta. Nel caso di specie, entrambi questi elementi sussistono in relazione a SIS che, come più dettagliatamente descritto nei paragrafi successivi, detiene il monopolio nella produzione e vendita delle sementi, ed è una società per azioni con un fatturato annuo pari a 36 milioni di euro.

V.2 Sussistenza di un significativo squilibrio di potere contrattuale

  1. La documentazione agli atti del fascicolo istruttorio fa emergere in maniera evidente la sussistenza di un significativo squilibrio di potere contrattuale tra le parti del rapporto di fornitura delle Sementi, a tutto vantaggio di SIS nei confronti di ciascuna delle sue controparti. L’asimmetria di forza commerciale emerge da una pluralità di elementi, qui di seguito richiamati.

  2. In via preliminare sulla posizione di generale preminenza di SIS, nella specifica prospettiva delle sue controparti per l’acquisto di Sementi assume valenza determinante come, in seguito all’assegnazione della Licenza-CREA nel 2016, l’impresa sia divenuta esclusivista della produzione e vendita delle Sementi fino al dicembre 2031. SIS, pertanto, rappresenta a tutti gli effetti il monopolista legale di un bene precedentemente nella disponibilità di più licenziatari (supra, §§30 ss.), per un periodo di quindici anni.

  3. Consegue da quanto appena riportato che, per tutti i soggetti interessati a produrre grano Cappelli, SIS è divenuta l’unica controparte contrattuale nel lungo periodo per ottenere le Sementi, senza alcuna possibilità di ricorso a fonti di approvvigionamento alternative, né del resto mostra pregio alcuno la difesa avanzata da SIS secondo cui i coltivatori avrebbero comunque la possibilità di acquistare sementi di altre varietà in alternativa a quella del grano Cappelli. La disciplina di cui all’art. 62, infatti, attiene propriamente agli specifici rapporti commerciali di volta in volta in esame: nel caso di specie, rileva in maniera esclusiva l’approvvigionamento delle Sementi a cui siano interessate le controparti di SIS trovatesi in una posizione di squilibrio di forza contrattuale, senza che possa assurgere a difesa l’eventuale disponibilità di altri prodotti similari.

  4. Sempre in relazione alla posizione di controparte obbligatoria detenuta da SIS per l’ottenimento delle Sementi, rileva come, anche nel caso di coltivatori collettivamente organizzati o comunque tra loro riuniti in varia forma, la preponderanza commerciale di SIS sia risultata insormontabile, addirittura mostrandosi se possibile ancora più marcata. Ciò è dimostrato in maniera esemplare dal caso di AlceNero, un’impresa trovatasi a dover stipulare un accordo che ha, tra l’altro, previsto un cospicuo sovrapprezzo a favore di SIS (8 euro/q) per un’intermediazione nella cessione della granella di cui la controparte, come già riportato testualmente, avrebbe “fatto volentieri a meno”, in quanto costituente a tutti gli effetti “un passaggio inutile” (supra, §66).

  5. Anche nel caso delle cooperative Girolomoni e Montebello, per quanto l’accordo commerciale stipulato con SIS non abbia previsto un’intermediazione obbligata di quest’ultima per la gestione del Raccolto, colpisce come, di nuovo, l’impresa sementiera abbia potuto imporre condizioni economiche – relative, rispettivamente, a prezzo delle Sementi bio e del Raccolto (cfr. supra, §69) – tali da replicare quelle da essa generalmente applicate sul mercato alla pluralità di coltivatori frammentati, così escludendo ogni possibilità per i coltivatori organizzati nelle precitate strutture cooperative Girolomoni e Montebello di ricontrattare i contenuti unilateralmente stabiliti del Contratto-SIS; SIS, d’altro canto, si è così garantita un’uniformità di condizioni funzionale all’esercizio del proprio potere negoziale nei confronti della generalità dei Coltivatori sue controparti.

  6. Inoltre, rileva in termini oggettivi la forte asimmetria dimensionale delle controparti in termini di rispettivi fatturati, da intendersi quale indice 40 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sintomatico di squilibrio contrattuale. Al riguardo, è sufficiente considerare come SIS sia la principale impresa sementiera nazionale, incorporata in forma di società di capitali, mentre le sue controparti interessate alle Sementi sono nella stragrande maggioranza coltivatori-imprese individuali. In maggior dettaglio al proposito si evidenzia come, secondo i dati forniti da SIS, su 409 controparti individuate da rapporti contrattuali effettivi di cessione di Sementi nell’a.a. 2017/2018, solo 6 sono società di capitali e ben 305 sono persone fisiche operanti in forma di imprese individuali, mentre le restanti 98 controparti sono società di persone di vario genere, in assoluta prevalenza aziende agricole.

  7. SIS, dal canto suo, è una società per azioni con un fatturato annuo corrisposto nell’ultimo esercizio a 36 milioni di euro, ed è controllata da BF, ovvero il principale gruppo terriero-agroalimentare operante a livello nazionale, titolare di una filiera integrata che va dalla produzione di sementi a quella di lavorati alimentari: la relazione di controllo di BF su SIS risulta chiaramente indicata da varia documentazione contabile-societaria delle due imprese.

  8. Sempre con riferimento agli elementi di fatto apprezzabili nell’accertamento del potere contrattuale detenuto da SIS, va ricordato pure come l’impresa vanti un rapporto consolidato di distribuzione commerciale dei propri prodotti, tra cui le Sementi, con i consorzi agrari suoi azionisti, ovvero strutture che notoriamente dispongono di un controllo operativo unico del territorio nazionale e delle attività agricole svolte al suo interno. In questa prospettiva, i coltivatori vedono in SIS, così come nei consorzi agrari, delle controparti di riferimento non soltanto per le Sementi, ma pure per una pluralità di altri beni e servizi necessari alla propria impresa nella fase “a monte”, a partire cioè dalle sementi necessarie alla coltivazione di varietà diverse, sia di cereali che di altri prodotti agricoli.

  9. La sproporzione di forza negoziale rispetto ai coltivatori interessati alle Sementi qui sopra delineata trova conferma piena ed espressa nella rappresentazione di sé che SIS ha offerto nella manifestazione d’interesse depositata ai fini della procedura di assegnazione dei diritti di esclusiva.

  10. Dalle attività istruttorie è emerso che SIS, nel rispondere alle richieste di Sementi avanzate da una pluralità di coltivatori interessati a coltivare grano Cappelli, ha ripetutamente subordinato le forniture delle stesse all’ingresso in un rapporto di filiera incentrato sulla stipula di un contratto per adesione, il Contratto-SIS in base al quale il Raccolto dev’essere conferito a SIS a condizioni dalla stessa unilateralmente prestabilite, in assenza di qualsivoglia negoziazione con le controparti.

  11. Il tenore delle risposte rese da SIS ai coltivatori interessati a ottenere le Sementi, contenuto in numerose evidenze documentali, è indice di una sistematicità nell’imposizione della stipula del Contratto-SIS e del conseguente controllo del Raccolto da parte dell’impresa quale precondizione delle forniture di Sementi (supra, §59). Tale sistematicità trova riscontro nell’elevatissima percentuale (90%) di casi accertati in cui alla fornitura di Sementi è corrisposta la consegna del Raccolto per la più recente a.a. di cui SIS ha fornito i dati completi (supra, §53).

  12. Merita segnalare come la condotta di SIS sia perdurata anche mentre, a livello di pubblica informativa, si registrava un numero crescente di interrogazioni parlamentari e pubblicazioni volte a questionare la sua gestione delle Sementi. Al riguardo, si mostra inoltre significativo come lo stesso ente licenziante, CREA, abbia sentito a più riprese la necessità di chiedere conto alla licenziataria SIS del proprio operato, rimarcando espressamente la contrarietà dell’imposizione di un vincolo di restituzione del Raccolto ai contenuti della Licenza-CREA (in particolare al suo articolo 5) sottoscritta per l’ottenimento da parte di SIS dell’esclusiva sulle Sementi (supra, §37).

  13. Dirimenti, in ogni caso, risultano al riguardo le comunicazioni circolate all’interno di SIS, in cui, da un lato, i suoi massimi dirigenti parlano in maniera esplicita della gestione delle forniture delle Sementi in termini di “filiera chiusa”, dall’altro, i responsabili dell’ufficio commerciale mostrano crescente preoccupazione per le proteste dei coltivatori dovute alle “mancate forniture di Cappelli al di fuori della filiera”, sollevando presso la dirigenza di SIS la necessità di una vera e propria “strategia di ‘difesa’” (supra, §62).

  14. Tenuto conto degli elementi istruttori raccolti, appaiono destituite di fondamento le difese di SIS secondo cui, tra i messaggi richiamati a sostegno dell’addebito della condotta illecita, ve ne siano alcuni che potrebbero anche essere interpretati come un semplice rinvio a soggetti terzi per la prosecuzione delle trattative per la fornitura delle Sementi, così come l’ulteriore pretesa di SIS che venissero interpellate in corso d’istruttoria tutte le sue controparti per la fornitura di Sementi. Infatti, dalle prove documentali emerge chiaramente l’esistenza non solo del vincolo di filiera chiusa, presentato da SIS quale precondizione della negoziazione con le sue controparti, ma anche la piena consapevolezza, all’interno dell’impresa, dell’illegittimità della gestione adottata dalla stessa per la fornitura delle Sementi.

  15. Sempre sulla base delle richiamate evidenze agli atti, anche le ulteriori deduzioni difensive di SIS circa la scansione giuridico-temporale dei rapporti commerciali risultano prive di pregio. Infatti, anche ammesso che la fornitura delle Sementi e la sottoscrizione del Contratto-SIS individuino rapporti giuridici distinti, il tenore delle svariate risposte testuali fornite dall’impresa ai coltivatori interessati alle Sementi dimostra in maniera lampante come la fornitura delle Sementi abbia sistematicamente presupposto il successivo perfezionamento del Contratto-SIS, con il conseguente vincolo della consegna del Raccolto.

  16. Sin dai primi contatti, a partire dalle più generiche richieste avanzate da soggetti interessati alle Sementi, è sempre ricorsa la precondizione esplicita della sottoscrizione per la controparte commerciale più debole, ovvero i coltivatori, del testo contrattuale unilateralmente predisposto dall’impresa sementiera, posto che “il frumento Cappelli attualmente è gestito tutto in filiera” (supra, §59). Peraltro, si è già avuto modo di richiamare come all’interno dell’ufficio commerciale di SIS fosse chiara l’importanza che “il periodo di semina […] deve essere a brevissimo” (supra, §82), a dimostrazione di come sia stata sempre e solo SIS a governare le relazioni tra le varie possibili scansioni del rapporto commerciale relativo alle Sementi.

  17. Nella logica dei rapporti commerciali intercorrenti tra SIS e i coltivatori sue controparti, il vincolo fattuale – o, nella prospettiva di SIS, di “filiera chiusa” – tra ottenimento delle Sementi e stipula del Contratto-SIS con 43 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato consegna del Raccolto risulta pertanto ampiamente provato. A fronte di ciò, anche la ricorrenza di alcuni casi – da SIS stimati complessivamente inferiori a 40 – in cui, come sostenuto dall’impresa, sono state fornite Sementi in assenza di sottoscrizione del Contratto-SIS, oppure tale rapporto contrattuale non è poi stato onorato dai sottoscrittori per la parte attinente la riconsegna del Raccolto, non appare rilevante, laddove la percentuale di correlazione alla stipula del Contratto-SIS e conferimento del Raccolto, come già riportato nella comunicazione delle risultanze istruttorie, corrisponde al 90% (supra, §53).

  18. Quanto alla tesi di SIS secondo cui volumi significativi di Sementi sarebbero stati venduti mediante accordi che prevedono la cessione del Raccolto a terzi, è sufficiente considerare che tali volumi vengono ricondotti dalla stessa impresa all’Accordo SIS-AlceNero e a quello con Girolomoni/Montebello, ovvero due casi in cui in modo più evidente si è mostrato lo squilibrio contrattuale a favore di SIS, la quale rispetto ad AlceNero è riuscita addirittura a imporre una propria intermediazione per tale cessione a terzi (supra, §64).

  19. In una prospettiva più generale, merita considerare come la stipula del Contratto-SIS imposta ai coltivatori per ottenere le Sementi sembri rappresentare un sovvertimento della logica sottesa allo sviluppo di filiere agroalimentari, promosse sia a livello nazionale che comunitario al fine di sostenere la redditività e indipendenza delle attività agricole. Infatti, se è vero che sono frequenti i contratti di coltivazione di prodotti agroalimentari in cui viene prevista la cessione degli stessi a un prezzo prestabilito, la loro stipula rimane però del tutto facoltativa, senza cioè che la controparte tipicamente quella più debole, ovvero l’impresa agricola, si trovi a dover subire l’imposizione della consegna del raccolto.

  20. Nel caso di specie, al contrario, le evidenze agli atti mostrano come SIS abbia subordinato la fornitura delle Sementi all’accettazione del vincolo di filiera chiusa, facendosi forte sia dell’esclusiva ottenuta a monte sulle stesse in base alla Licenza-CREA che dell’attesa chiusura a valle degli sbocchi commerciali per l’impiego del Raccolto

  21. Il vincolo di filiera chiusa imposto da SIS per l’ottenimento delle Sementi ha prodotto effetti anche su un diritto giuridicamente riconosciuto – a discendere dalla convenzione internazionale UPOV – ai coltivatori, ovvero il “privilegio” di poter reimpiegare le Sementi per produrre quelle necessarie a successive semine (supra, §22). In tale prospettiva, infatti, anche accettando le allegazioni di SIS relative alla necessità di tutelare le caratteristiche varietali del grano Cappelli, non s’intende come tale necessità – con le conseguenti incombenze di certificazione previste dalla legge in capo a soggetti terzi, ovvero in primo luogo CREA-DC – possa comportare, da un lato, il riconoscimento in capo a SIS di competenze di controllo sull’intera filiera della varietà, dall’altro il venir meno a causa delle stesse di facoltà riconosciute ai coltivatori da apposite convenzioni internazionali.

  22. Anche quando, con ogni probabilità per il dover tenere conto delle proteste crescenti rispetto alla propria condotta impositiva, SIS si è risolta a consentire una possibilità parziale di autoconsumo del Raccolto, le condizioni unilateralmente stabilite dalla stessa sono state comunque tali da disincentivare tale percorso produttivo per le controparti, a riprova della volontà di SIS di condizionare lo sviluppo di filiere incentrate sulla lavorazione del grano Cappelli possibilmente in concorrenza con la sua.

  23. SIS, infatti, ha subordinato il trattenimento di parte del Raccolto al pagamento di un corrispettivo tanto rilevante (10 euro/q) quanto privo di chiare e accertabili contropartite, limitandosi a richiamare generiche attività di sviluppo della varietà. Esemplare, quanto a intenti delle nuove condizioni, è del resto la risposta offerta dall’ufficio commerciale di SIS a un coltivatore, ove si legge che l’obiettivo delle stesse è “tenere alto il prezzo di acquisto all’azienda agricola” (supra, §72).

  24. Nel complesso, all’esito del procedimento istruttorio svolto è da ritenersi che la richiesta da parte di SIS della resa del Raccolto quale precondizione per la fornitura di Sementi, ottenuta a mezzo della stipula del Contratto-SIS, sia corrisposta a una sistematica imposizione di prestazioni prive di connessione con l’oggetto del contratto che i coltivatori intendevano stipulare. Tenuto conto del complesso degli elementi agli atti, tra cui la prova di copie del Contratto-SIS sottoscritte nel novembre 2016 (supra, §49), le condotte ascritte a SIS sono state avviate sin dalla fine dell’anno 2016.

  25. Infine, l’Autorità ha preso atto di una comunicazione, fatta pervenire da SIS successivamente al termine di conclusione della fase istruttoria e, segnatamente, in data 28 ottobre 2019, relativa alla predisposizione per l’a.a. 2019/2020 di un nuovo modello contrattuale avente ad oggetto esclusivamente l’acquisto delle Sementi, modello che non prevedrebbe in alcun modo una cessione del Raccolto e che, secondo l’impresa, sarebbe espressamente volto a risolvere le questioni sollevate nelle risultanze istruttorie in relazione alla condotta qui in esame.

  26. Al riguardo, anche al netto della circostanza che di tale nuovo modello 102 Doc. 241, comunicazione del 28 ottobre 2019, p. 4. non è stata fornita alcuna copia, l’Autorità considera come quanto comunicato dall’impresa non sia suscettibile di essere valutato positivamente ai fini del riconoscimento di un’attenuante. Il presente provvedimento, infatti, ha ad oggetto l’applicazione unilaterale e generalizzata, in assenza di una trattativa individuale, della clausola di reso del raccolto quale precondizione per la fornitura delle Sementi. In tale prospettiva l’eliminazione di tale clausola non rappresenterebbe nient’altro che l’adeguamento al provvedimento dell’Autorità, fatta salva la facoltà dell’impresa di prevedere, previa trattativa con i singoli contraenti, la cessione della granella.

V.4 Discriminazioni e dinieghi ingiustificati di fornitura delle Sementi

  1. Sulla base di quanto accertato in corso d’istruttoria risulta che SIS abbia ritardato o addirittura del tutto denegato la fornitura di Sementi in maniera ingiustificata, in svariati casi senza neppure fornire riscontro alle reiterate richieste di coltivatori interessati a ottenere le Sementi, oppure facendolo con ritardi incompatibili a consentire la debita programmazione delle semine da parte degli stessi; a tale fine, SIS ha scientemente fatto ricorso a un vero e proprio catalogo di false giustificazioni (supra, §76). Più in generale, nel mantenere tali condotte SIS ha consapevolmente discriminato tra i coltivatori richiedenti sulla base di elementi del tutto inconferenti con obiettive ragioni operative e/o di opportunità commerciale.

  2. Numerose evidenze agli atti consentono d’intendere come, anche a fronte della piena disponibilità dei coltivatori a stipulare il Contratto-SIS con tutte le sue conseguenze in termini di consegna del Raccolto, l’impresa sementiera ha slealmente selezionato le proprie controparti commerciali sulla base di valutazioni discriminatorie di tipo soggettivo, quali, in maniera pervasiva, l’appartenenza o meno dei richiedenti a determinate organizzazioni di rappresentanza, ovvero la preesistenza di relazioni commerciali diverse con i consorzi agrari, così trasformando la fornitura delle Sementi in una sorta di benefit da riconoscere a coltivatori ritenuti per così dire “fedeli” per ragioni del tutto svincolate da quelle che – in linea con gli impegni assunti da SIS con l’ente licenziante, CREA – avrebbero dovuto sostenere uno sviluppo produttivo della varietà Cappelli.

  3. Lampanti, in tal senso, sono i ripetuti riferimenti in atti interni di SIS alla “targa” o targabilità dei coltivatori interessati alle Sementi; addirittura, risultano agli atti elenchi di controparti sviluppati dall’impresa col supporto della stessa organizzazione di rappresentanza i cui associati venivano 46 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato privilegiati nella sottoscrizione del Contratto-SIS (supra, §80). Quanto ai consorzi agrari, si richiamano qui le richieste avanzate da alcuni di essi per privilegiare nella stipula dei Contratti-SIS i coltivatori già propri clienti, stabilendo così una correlazione del tutto impropria con l’acquisto di altri prodotti (supra, §85).

  4. Nel rispondere alle deduzioni di SIS al proposito, secondo cui molte forniture – per una percentuale che l’impresa ha stimato corrispondente a circa il 45% – sarebbero comunque avvenute nei confronti di coltivatori non iscritti a Coldiretti, è sufficiente ricordare come, vista la varia documentazione da cui risulta il trattamento preferenziale riservato ai coltivatori “targati”, il fatto che anche a soggetti privi di tale riconoscimento siano state vendute Sementi risponde a una naturale logica di massimizzazione del profitto d’impresa da parte di SIS, senza che ciò infici in alcun modo le evidenze di una più generale precedenza e predilezione accordata ai primi. Solo una volta esaurite le richieste provenienti da controparti soggettivamente privilegiate, insomma, è stato dato spazio alla domanda dei restanti coltivatori aspiranti a essere presi in considerazione quali controparti del Contratto-SIS.

  5. Particolarmente chiaro, al riguardo, risulta il già richiamato riassunto di un incontro avvenuto tra la dirigenza di SIS, Coldiretti e consorzi agrari, in cui venne deciso “che per i casi di agricoltori non iscritti alla Coldiretti avremmo cercato di far firmare i contratti senza creare turbative all[e] nostre aziende” (supra, §83). Similmente, rileva lo scambio di messaggi interno a SIS in cui, nell’ambito delle attività di programmazione della fornitura delle Sementi, dopo aver dato atto di contatti diretti con Coldiretti per definire un elenco di coltivatori iscritti a tale organizzazione, si conclude: “a questo punto concentriamoci sugli agricoltori “no-coldiretti”” (supra, §82).

  6. Quanto all’asserita obiettività della selezione effettuata tra le controparti, di nuovo le deduzioni avanzate a propria difesa da SIS risultano fallaci. A tale riguardo, si sottolinea come in corso d’istruttoria sia stato espressamente chiesto all’impresa di produrre atti interni a riprova di tale obiettività, ciò che non è avvenuto. SIS, infatti, nelle sue produzioni difensive si è limitata a richiamare in maniera generica una serie di criteri esplicitati solo in quel momento, in primo luogo rifacendosi a ragioni di mancata solidità economica dei richiedenti le Sementi solo in maniera astratta e senza produrre un solo caso, documentalmente provato, di una concreta verifica analitica effettuata o riscontrabile in tal senso.

  7. Tra le giustificazioni di tipo non economico addotte a sostegno dei propri, SIS ha invece sostenuto l’avvenuto esaurimento delle scorte di Sementi, richiamando al proposito sei casi relativi a richieste pervenute tra il 20 novembre 2018 e l’8 gennaio 2019, ovvero un periodo ritenuto molto avanzato rispetto alla comune stagione di semina. Sul punto, pur ammettendo che tali richieste siano state effettivamente tardive, le giustificazioni rese da SIS possono comunque assumersi solo quali scusanti per i singoli casi (sei, appunto) specificamente richiamati da SIS, non potendo le stesse all’evidenza valere anche per tutte le altre richieste lasciate inevase dall’impresa sementiera. Peraltro, il fatto che siano agli atti messaggi interni a SIS da cui risulta che l’eccezione dell’esaurimento delle scorte sia stata usata in maniera scientemente capziosa già prima del mese di novembre 2018 (cfr. supra, §59) priva di merito la difesa di parte appena citata.

  8. Sempre a riprova dell’imprevedibilità delle condotte di SIS rispetto alla variabile temporale dell’evasione delle richieste, anche quando queste siano pervenute con largo anticipo, si può nuovamente citare uno scambio di messaggi interni alla società da cui emergeva la preoccupazione per le proteste relative alle mancate forniture: significativamente, infatti, tale scambio risale al mese di settembre 2017 (supra, §62). Non sorprende, pertanto, come da un altro scambio interno risulti che i coltivatori, evidentemente al fine di premunirsi contro la giustificazione meramente formale di esaurimento delle scorte di Sementi, nel 2018 abbiano iniziato a formulare le proprie richieste sin dal mese di maggio, addirittura a mezzo di posta certificata indirizzata a SIS e mettendo in copia per conoscenza CREA nella sua qualità di ente licenziante.

  9. Ancora in relazione a possibili giustificazioni obiettive di tipo non economico per la denegata fornitura di Sementi, SIS ha sostenuto di essere tenuta ai sensi della Licenza-CREA al rispetto delle caratteristiche agronomiche della varietà Cappelli, tra cui la destinazione delle Sementi agli ambienti tradizionali di sua coltivazione, corrispondenti all’Italia CentroMeridionale. Al proposito, col rilevare nuovamente come i singoli casi richiamati al proposito da SIS possano al più valere a giustificare la mancata conclusione di tali soli e specifici rapporti contrattuali, si rappresenta come dalla documentazione agli atti non emerga mai, da parte di SIS, una preventiva destinazione privilegiata delle Sementi alle aree territoriali precitate.

  10. Al contrario, in almeno un caso risulta che la destinazione di Sementi a un’area del Paese votata per eccellenza alla coltivazione del grano Cappelli sia stata posta per così dire in coda alle esigenze ritenute prevalenti da SIS di rifornire altre aree, le quali non hanno invece sin qui rappresentato destinazioni tradizionali di coltivazione della varietà, per di più riferendosi a queste ultime in base a considerazioni legate (non a criteri di tipo agrario, bensì) alla loro associabilità a strutture di tipo societario-consortile. Si richiama in proposito il precitato doc. 80, ove la destinazione di Sementi bio alla Regione Puglia è risultata complicata dal fatto che “ha 50 li abbiamo assegnati al [Consorzio Agrario dell’Emilia])” (supra, §87).

  11. Con riferimento, poi, alle deduzioni difensive di SIS circa il fatto che i casi di denegata fornitura di Sementi siano avvenuti in un contesto di forte espansione delle coltivazioni di grano Cappelli avvenuta a partire dall’ottenimento della Licenza-CREA da parte di SIS, manca in esse un collegamento logico con la possibilità per l’impresa di procedere a discriminazioni non obiettive tra le proprie controparti commerciali, come provato dalle ampie evidenze sin qui richiamate. Tale espansione, in ogni caso, non rappresenta altro che il doveroso adempimento da parte di SIS alle obbligazioni contrattuali assunte con CREA per l’ottenimento dell’esclusiva sulle Sementi, oltre che un logico perseguimento della massimizzazione dei propri utili da parte dell’impresa.

  12. Per quanto attiene, infine, alla dimostrazione di buona volontà richiamata da SIS a propria difesa e consistente nell’aver avviato un confronto con CREA per definire criteri condivisi volti a ottimizzare la gestione delle richieste di Sementi, si considera preliminarmente che ciò in ogni caso attiene, al più, a future forniture dell’impresa, ma non a quelle sin qui mantenute e specificamente oggetto d’istruttoria. Peraltro, sulla base della documentazione prodotta dalla stessa SIS, più che dipendere da un’iniziativa autonoma dell’impresa tale confronto pare essere dipeso da richieste pressanti di chiarimenti avanzate da CREA, avvenute, come già visto (supra, §§46 ss.), a fronte delle frequenti notizie di un’indebita imposizione di obblighi di riconsegna del Raccolto, giudicati dallo stesso ente licenziante contrari al contratto di licenza.

  13. Infine, si riscontra come nella precitata comunicazione tardiva fatta pervenire da SIS all’Autorità in data 28 ottobre, sempre al fine di sostenere la ricorrenza di condotte volte a superare le censure contenute nella comunicazione delle risultanze istruttorie l’impresa abbia informato “di avere 49 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad oggi e per la corrente annata agraria dato seguito ed accolto tutte le richieste di seme pervenute”. Nel prendere atto di tale informativa, l’Autorità considera come siffatta condotta non possa in ogni caso rilevare a fini di eventuali accrediti all’impresa di un ravvedimento operoso, in quanto la stessa corrisponde al semplice rispetto di principi di correttezza commerciale comunque dovuto nei rapporti con le controparti interessate all’acquisto di Sementi.

V.5 Aumenti ingiustificati dei prezzi delle Sementi

  1. L’istruttoria ha altresì consentito di accertare che i prezzi delle Sementi richiesti da SIS hanno subìto significativi quanto ingiustificati aumenti rispetto a quelli esistenti sul mercato prima dell’esclusiva detenuta da SIS, è a dire quelli applicati dai precedenti licenziatari Selet e Scaraia. Al proposito, si ricorda che nel primo anno di vigenza della Licenza-CREA, ovvero l’a.a. 2016/2017, tali aumenti sono corrisposti a circa il 55% rispetto ai livelli precedenti, con un passaggio del costo per i coltivatori delle Sementi convenzionali non conciate da 0,90 a 1,40 euro/kg.

  2. L’attività istruttoria ha consentito di accertare come gli aumenti di prezzo imposti da SIS per l’a.a. 2016/2017 – annata a partire dalla quale sono stati addebitati ai coltivatori acquirenti delle Sementi una serie di oneri economici aggiuntivi (supra, §§95 ss.) – non mostrino correlazioni con particolari attività di lavorazione o R&S posti in essere dall’impresa sementiera a valle della Licenza-CREA. Infatti, le partite di Sementi necessarie alle prime forniture sono state fornite a SIS nella seconda metà dell’anno 2016 da un soggetto terzo, CREA-CER, senza dunque che l’impresa sementiera nuova licenziataria abbia a tal proposito condotto attività di miglioramento di sorta (supra, §94).

  3. A fronte del fatto che i più sostanziosi aumenti di prezzo sono propriamente avvenuti nell’a.a. 2016/2017, non può ritenersi sostenibile quanto addotto da SIS nelle proprie deduzioni difensive circa la ricorrenza di ingenti spese di R&S sostenute per il miglioramento delle Sementi, spese attribuite nello specifico ad analisi di laboratorio, studi di sperimentazione clinica e interventi di agricoltura c.d. di precisione. Tutte le attività appena citate e su cui SIS ha prodotto elementi documentali, infatti, risultano essere state condotte o assegnate a terzi solo a partire dall’a.a. 2017/2018, ovvero dopo la profonda revisione al rialzo dei prezzi delle Sementi operata da SIS 106 Doc. 241, p. 4. 50 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nell’a.a. 2016/2017.

  4. Anche a voler seguire la logica difensiva di SIS in proposito, solo gli ulteriori (e di più lieve entità) incrementi applicati nelle a.a. 2017/2018 e 2018/2019 (rispetto all’annata 2016/2017) potrebbero al più mostrarsi giustificati; in ogni caso, tali nuovi incrementi si sommano a quelli ingiustificati imposti da SIS nell’a.a. 2016/2017 e mantenuti nelle successive annate agrarie.

  5. Peraltro, entrambi gli studi commissionati a enti universitari e richiamati da SIS a giustificazione degli aumenti di prezzo risultano attenere alla tollerabilità del consumo di pasta prodotta con farine a base di grano Cappelli da parte di consumatori affetti da sensibilità al glutine, ovvero una tematica che non si mostra correlata al miglioramento produttivo delle Sementi, bensì a un eventuale miglior posizionamento commerciale di prodotti realizzati con farine di grano Cappelli nei mercati finali della vendita di paste alimentari. Conseguentemente, un ribaltamento dei costi di tali studi sui prezzi praticati ai coltivatori acquirenti delle Sementi non si mostra giustificato.

  6. In una prospettiva più direttamente produttiva, con specifico riferimento alle Sementi convenzionali non conciate non appare poi sostenibile che un incremento di prezzo di circa il 55% rispetto alle precedenti condizioni commerciali sia giustificabile per attività di processo quali quelle richiamate da SIS, ovvero “processi di lavorazione relativi alla pulitura (n. 2 cicli di lavoro), alla selezione (n. 2 o 3 cicli di lavoro) e allo stoccaggio”109. In primo luogo, si rileva che l’impresa non ha fornito prova documentale specifica dei maggiori costi sostenuti dalla stessa al riguardo; peraltro, anche ammesso che le attività appena richiamate siano state svolte in maniera diversa rispetto ai precedenti licenziatari, si tratta di interventi di processo che gravavano anche su questi ultimi, senza dunque che si possa ricondurre a questi passaggi produttivi la richiamata sensibile differenza di prezzo.

  7. Quanto alla necessità sostenuta da SIS di aumentare i prezzi delle Sementi per assorbire l’incremento delle royalties richieste dall’ente licenziante ai sensi della Licenza-CREA, si rileva come tale incremento sia effettivamente avvenuto, ma rimanendo comunque contenuto nell’ordine di pochi centesimi per kg. Nello specifico, le nuove royalties hanno inciso per soli 0,025 euro/kg in più sulla vendita di Sementi di categoria R2 (ovvero 4 euro/q di cui alla Licenza-CREA, meno i precedenti 1,5 euro/q di cui alle licenze concesse a Selet e Scaraia: cfr. supra, §30), e per 0,1045 euro/kg in più sulla vendita di Sementi delle categorie Pre-Base, Base e R1 (ovvero 18 euro/q di cui alla Licenza-CREA, meno i precedenti 7,55 euro/q di cui alle licenze concesse a Selet e Scaraia: cfr. supra, §30). Si tratta, con ogni evidenza, di importi che non possono in alcun modo giustificare il sensibile aumento di prezzo apportato da SIS per la vendita delle Sementi nell’a.a. 2016/2017, pari, come visto, a 0,50 euro/kg (corrispondente a 20 volte l’incremento della royalty sulla categoria R2, e a circa 5 volte l’incremento della royalty sulle altre categorie).

  8. Neppure risultano condivisibili le deduzioni di SIS secondo cui gli aumenti di prezzo praticati sarebbero comunque giustificabili per l’incremento dei margini di guadagno ottenuti dai coltivatori in ragione della diminuzione, a parità di superficie coltivabile, della quantità di Sementi necessarie. A sostegno di tale tesi, SIS si è infatti limitata a produrre alcune testimonianze di coltivatori, tutte testualmente uguali tra loro, secondo cui “dal 2017, su indicazione della società SIS” sono state impiegate dosi di semina inferiori rispetto al passato, pari a circa 1,30-1,50 kg/ha rispetto ai precedenti 2-2,20 kg/ha.

  9. Nel prendere atto di tali testimonianze, resta insormontabile la circostanza che l’incremento di prezzo è stato comunque applicato già nel 2016 per Sementi provenienti da un soggetto terzo (supra, §94), mentre solo nel successivo 2017 gli agricoltori citati avrebbero ottenuto i richiamati guadagni derivanti da un minor impiego delle Sementi a esito dei miglioramenti apportati loro da SIS.

  10. Al riguardo, va altresì tenuto conto di quanto da ultimo richiamato da Confagricoltura, CIA e Copagri circa l’incidenza sulla profittabilità dell’impiego delle Sementi di un atto riconducibile a un ente terzo, AGEA, che per la sola varietà Cappelli ha drasticamente abbassato i quantitativi richiesti di sementi impiegate per accedere a sostanziosi contributi pubblici (“l’agricoltore riceve l’aiuto dei 200 €/ha anche se utilizza solo 130 kg di seme per ettaro che è la dose standard per il Cappelli mentre per tutte le altre varietà per ricevere l’aiuto si devono seminare minimo 150 kg/ettaro”: cfr. supra, §108). A fronte di tale elemento, l’incremento dei margini dei coltivatori potrebbe effettivamente essere stato condizionato in maniera significativa da una variabile del tutto esogena rispetto alle attività dell’impresa licenziataria.

  11. Sempre rispetto agli asseriti incrementi dei margini complessivi a favore dei coltivatori derivanti dalla vendita del Raccolto, fermo quanto appena richiamato circa l’incidenza di atti di soggetti terzi sulla profittabilità dell’impiego delle Sementi, le allegazioni di SIS – secondo cui il margine economico sarebbe aumentato del 67% rispetto alle precedenti gestioni – non sono condivisibili a causa della palese arbitrarietà delle grandezze adottate per le relative stime.

  12. Per giungere a tale risultato, infatti, l’impresa ha assunto prezzi di cessione della granella rispettivamente stimati in 45 euro/q, in vigenza delle precedenti gestioni, e 70 euro/q a partire dalla propria licenza esclusiva. Tali prezzi, tuttavia, risultano palesemente arbitrari e contrastanti con evidenze agli atti, da cui risulta che:

(1) già prima della gestione esclusiva delle Sementi da parte di SIS si registravano in Italia prezzi vicini ai 70 euro/q;

(2) SIS ha stimato il prezzo medio corrisposto per il ritiro del Raccolto rispettivamente pari a [60-70]* euro/q nell’a.a. 2017/2018 e [55-65] euro/q nell’a.a. 2018/2019.

VI. CONCLUSIONI SUI PROFILI DI ILLICEITÀ DELLE CONDOTTE

  1. Alla luce di quanto accertato nel corso del procedimento istruttorio, le contestazioni oggetto della comunicazione di avvio e meglio definite nella comunicazione delle risultanze istruttorie risultano confermate.

  2. A tale riguardo, è stata innanzitutto rilevata la sussistenza di un significativo squilibrio di forza commerciale tra SIS e le controparti interessate all’acquisto delle Sementi, forza che SIS ha impiegato in primo luogo per imporre ai coltivatori, in assenza di trattativa, la stipula del Contratto-SIS, ai sensi del quale gli stessi s’impegnano a conferire il Raccolto. SIS, inoltre, ha ritardato o definitivamente denegato la fornitura di Sementi in maniera selettivamente ingiustificata, discriminando tra i coltivatori richiedenti sulla base di considerazioni del tutto sconnesse da motivazioni obiettive e leali. SIS, infine, non appena ottenuta l’esclusiva sulle Sementi, ha praticato incrementi di prezzo assai rilevanti rispetto a quelli applicati in precedenza, incrementi che sono risultati ingiustificati tenuto conto delle spese, investimenti e costi accertabili sostenuti da SIS in quel momento.

  3. L’insieme delle condotte di SIS ha prodotto effetti pregiudizievoli di ampia portata sull’assetto generale delle attività d’impresa attinenti al grano Cappelli, avendo tra l’altro condizionato gli equilibri operativi, se non la stessa sussistenza della pluralità di filiere autonomamente costituitesi – in primo luogo in forma di organizzazioni di produttori – prima dell’esclusiva sulle Sementi ottenuta da SIS. Per altro verso, il vincolo imposto a mezzo del Contratto-SIS della riconsegna del Raccolto, così come, più di recente, la facoltà di trattenere parte del Raccolto solo per finalità di autoproduzione di semilavorati e lavorati alimentari e a fronte del pagamento di un sovrapprezzo privo di puntuali giustificazioni, ha inciso in maniera indebita anche sulla facoltà di autoproduzione e reimpiego delle Sementi (c.d. privilegio dell’agricoltore) pacificamente riconosciuta in capo ai coltivatori, i quali si sono trovati nell’impossibilità di trattenere parte delle Sementi per destinarle a successive risemine.

  4. Ancora, le scelte di fornitura delle Sementi effettuate da SIS in assenza di preventive, dichiarate e verificabili valutazioni oggettive di opportunità, sono suscettibili di aver indebitamente condizionato lo sviluppo della coltivazione del grano di varietà Cappelli: ciò sia in termini di localizzazione geografica delle semine, che di definizione dei rapporti tra tipologia convenzionale e bio delle coltivazioni. Al riguardo, va fatto ben presente che, anche ammesso in passato siano occorse, da parte di soggetti terzi, attività possibilmente pregiudizievoli della purezza varietale del grano Cappelli destinato alla produzione di semilavorati e lavorati alimentari, nulla nella Licenza-CREA autorizzava SIS ad adottare misure quali quelle poste in essere per porvi eventualmente rimedio, essendo la stessa licenza relativa alla sola produzione e vendita delle Sementi.

  5. Le condotte sopra descritte, per le motivazioni sin qui esposte, appaiono conclusivamente integrare sfruttamenti abusivi della propria posizione di forza commerciale da parte di SIS, a danno dei coltivatori interessati alla semina e al raccolto di grano Cappelli. Esse configurano pertanto pratiche commerciali sleali contrarie all’art. 62, comma 2, e come tali passibili di sanzioni. 54 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato VII.

QUANTIFICAZIONE DELLE SANZIONI

  1. Ai sensi dell’art. 62, sesto comma, del D.L. 1/2012, “salvo che il fatto costituisca reato, il contraente, ad eccezione del consumatore finale, che contravviene agli obblighi di cui al comma 2 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000,00 a euro 50.000,00. La misura della sanzione è determinata facendo riferimento al beneficio ricevuto dal soggetto che non ha rispettato i divieti di cui al comma 2”. Inoltre, ai sensi dell’ottavo comma, “l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato è incaricata della vigilanza sull’applicazione delle presenti disposizioni e all’irrogazione delle sanzioni ivi previste, ai sensi della legge 24 novembre 1981 n. 689”.

  2. In ordine alla quantificazione delle sanzioni comminabili, in virtù dello specifico richiamo contenuto nell’art. 62, comma 8, deve tenersi conto sia del beneficio ricevuto dal soggetto che non ha rispettato i divieti, sia, più in generale, dei criteri individuati dall’art. 11 della legge 24 novembre 1981, n. 689, secondo cui “nella determinazione della sanzione amministrativa pecuniaria fissata dalla legge tra un limite minimo ed un limite massimo e nell’applicazione delle sanzioni accessorie facoltative, si ha riguardo alla gravità della violazione, all’opera svolta dall’agente per la eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché alla personalità dello stesso e alle sue condizioni economiche”.

  3. Con riguardo al caso in esame, il beneficio ottenuto da SIS a mezzo delle proprie condotte è consistito in primo luogo nell’acquisizione di una posizione di preminenza nell’intera filiera della coltivazione e produzione del grano Cappelli – con un’attenzione particolare al consolidamento degli sbocchi propri e dei rispettivi partner commerciali nei mercati a valle della trasformazione del grano in semi-lavorati e lavorati alimentari – che risulta palesemente esorbitante rispetto alle condizioni di esclusiva contenute nella licenza concessa all’impresa da CREA. Un’esclusiva, vale ricordare una volta di più, che in nessun modo legittimava il piano commerciale complessivamente perseguito da SIS lungo l’intera filiera varietale.

  4. Tale posizione di preminenza è derivata sia dall’aver subordinato la fornitura delle Sementi alla stipula del Contratto-SIS con il conseguente obbligo unilateralmente stabilito di consegna a sé del Raccolto (supra, sez. V.3), che dall’aver sin qui ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva forniture di Sementi nei confronti di coltivatori richiedenti (supra, sez. V.4). L’arbitrarietà delle condotte, infatti, ha notevolmente rafforzato il potere contrattuale di SIS per ottenere dalle sue controparti la piena accettazione delle clausole contenute nel Contratto-SIS, unilateralmente predisposte dall’impresa. Ancora, dalla condotta consistente nell’aver aumentato significativamente e ingiustificatamente i prezzi delle Sementi nell’a.a. 2016/2017 (supra, sez. V.5), SIS ha ottenuto un diretto beneficio in termini economici, a discapito delle proprie controparti nell’attività di compravendita delle Sementi.

  5. Quanto alla gravità delle violazioni, va in primo luogo considerato l’impatto complessivamente determinato sulla libertà d’iniziativa economica dei coltivatori che, a seconda della volontà di SIS, sono stati sue controparti contrattuali, oppure è stato loro ingiustificatamente negato di esserlo. Ancora, il complesso delle condotte poste in essere da SIS ha direttamente e profondamente condizionato l’intera struttura della filiera produttiva del grano Cappelli, da un lato pregiudicando le attività di autonoma organizzazione di filiera da parte dei coltivatori, dall’altro incidendo sull’assetto produttivo in termini di distribuzione geografica e qualità – semina con impiego di Sementi convenzionali o bio – a livello nazionale.

  6. Circa l’opera svolta dal soggetto agente per la eliminazione o attenuazione delle conseguenze della violazione nei termini del presente procedimento, l’Autorità prende atto di quanto comunicato da SIS al termine della fase istruttoria del procedimento in merito ai contatti stabiliti con CREA per definire congiuntamente possibili miglioramenti alle attività di distribuzione delle Sementi. Tali contatti, tuttavia, oltre ad attenere al più a condotte future, risultano tanto recenti quanto privi di contenuti concreti, e soprattutto provocati dalla stessa CREA con reiterate richieste di chiarimenti alla propria licenziataria circa le condotte tenute per la distribuzione delle Sementi. 179. L’Autorità prende altresì atto di quanto da ultimo comunicato da SIS, ancorché successivamente al termine di conclusione della fase istruttoria, circa l’avvenuta predisposizione di un nuovo modello contrattuale avente ad oggetto esclusivamente l’acquisto delle Sementi, senza che in esso sia contemplata in alcun modo una cessione del Raccolto, nonché l’aver l’impresa sin qui dato seguito a tutte le richieste di forniture di Sementi da ultimo pervenute (supra, §§141 e 155). Al riguardo, sulla base di quanto già in precedenza rilevato, l’Autorità non ritiene che da tali nuove condotte possano comunque discendere effetti apprezzabili in termini di circostanze attenuanti: da un lato, la predisposizione di nuovi atti contrattuali nei termini sopra indicati non rappresenterebbe nient’altro che l’adeguamento al provvedimento dell’Autorità, fatta salva la facoltà dell’impresa di prevedere, previa trattativa con i singoli contraenti, la cessione della granella; dall’altro, le più recenti cessioni di Sementi secondo modalità non discriminatorie rispondono a principi di correttezza commerciale, al cui rispetto l’impresa è comunque tenuta.

  7. Quanto alla personalità e alle condizioni economiche di SIS, è già stato rappresentato come tale impresa rappresenti il primo operatore nazionale nel settore sementiero, forte di rapporti privilegiati sia con primari operatori del settore agro-alimentare, quale il gruppo BF di cui SIS fa propriamente parte, sia con altri soggetti di riferimento del medesimo settore, quali il sistema dei consorzi agrari e l’associazione di rappresentanza Coldiretti. Le condizioni economiche di SIS, tanto più in raffronto a quelle delle proprie controparti commerciali per la vendita delle Sementi, sono solide e rilevanti, avendo registrato nel 2018 un fatturato di circa 36 milioni di euro.

  8. Con specifico riferimento al fatturato riconducibile alla vendita delle Sementi, nell’a.a. 2017/2018 è stato pari a circa 720.000 euro, mentre nell’a.a. 2018/2019 immediatamente successiva è sensibilmente aumentato fino all’ammontare complessivo di [1.000.000-1.500.000] euro, a riprova della crescente rilevanza commerciale per l’impresa del prodotto in discorso. Inoltre, in virtù della filiera relativa al grano Cappelli costituita da SIS, proventi significativi e crescenti provengono anche dalle vendite del Raccolto, controllate da SIS a esito della sistematica stipula del ContrattoSIS: secondo i dati forniti dall’impresa113, infatti, risulta che le vendite di granella siano corrisposte rispettivamente a [500.000-1.000.000] euro nell’a.a. 2017/2018, e a [3.500.000-4.000.000] euro nell’a.a. 2018/2019.

  9. Per quanto riguarda, infine, la durata delle violazioni, dagli elementi acquisiti agli atti del procedimento risulta che le condotte illecite sono state poste in essere da SIS sin dall’avvio delle proprie attività commerciali relative alla vendita delle Sementi, nel corso dell’a.a. 2016/2017, e risultavano ancora in corso al momento della conclusione della fase istruttoria. 183. Conclusivamente, alla luce di quanto sin qui valutato, si ritiene di determinare gli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie applicabili a SIS per le distinte condotte sopra addebitate all’impresa come segue: 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta valutata nella sezione V.3; 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta valutata nella sezione V.4; 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta valutata nella sezione V.5. 113 Doc. 200, all. 3.

RITENUTO,

pertanto, sulla base delle considerazioni suesposte, che le condotte commerciali poste in essere da S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A., valutate alle precedenti sezioni V.3, V.4 e V.5 integrino distinte e autonome violazioni dell’articolo 62, comma 2, lettere a), c), d), ed e), del D.L. 1/2012, così come interpretato anche ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto di attuazione;

DELIBERA

a) che le condotte commerciali poste in essere dalla società S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A., descritte e valutate nel presente provvedimento, costituiscono, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, ciascuna una violazione distinta dell’articolo 62, comma 2, del D.L. 1/2012, così come interpretato anche ai sensi dell’art. 4, comma 1, del Decreto di attuazione;

b) che, con riferimento alle violazioni appena richiamate, alla società S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A. siano irrogate le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie: 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta sub V.3; 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta sub sez. V.4; 50.000 € (cinquantamila euro) per la condotta sub sez. V.5;

c) che la società S.I.S. Società Italiana Sementi S.p.A. si astenga dal porre in essere condotte commerciali analoghe a quelle descritte nei punti che precedono.

Le sanzioni amministrative irrogate devono essere pagate entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del presente provvedimento, utilizzando i codici tributo indicati nell'allegato modello F24 con elementi identificativi, di cui al Decreto Legislativo n. 241/1997.

Il pagamento deve essere effettuato telematicamente con addebito sul proprio conto corrente bancario o postale, attraverso i servizi di home-banking e CBI messi a disposizione dalle banche o da Poste Italiane S.p.A., ovvero utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, disponibili sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it.

Decorso il predetto termine, per il periodo di ritardo inferiore a un semestre, devono essere corrisposti gli interessi di mora nella misura del tasso legale a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino alla data del pagamento.

In caso di ulteriore ritardo nell’adempimento, ai sensi dell’art. 27, comma 6, della legge n. 689/81, la somma dovuta per la sanzione irrogata è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine del pagamento e sino a quello in cui il ruolo è trasmesso al concessionario per la riscossione; in tal caso la maggiorazione assorbe gli interessi di mora maturati nel medesimo periodo.

Dell’avvenuto pagamento deve essere data immediata comunicazione all’Autorità attraverso l’invio di copia del modello attestante il versamento effettuato.

Il presente provvedimento sarà notificato ai soggetti interessati e pubblicato nel Bollettino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Avverso il presente provvedimento può essere presentato ricorso al TAR del Lazio, ai sensi dell’art. 135, comma 1, lettera b), del Codice del processo amministrativo (decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104), entro sessanta giorni dalla data di notificazione del provvedimento stesso, fatti salvi i maggiori termini di cui all’art. 41, comma 5, del Codice del processo amministrativo, ovvero può essere proposto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ai sensi dell’art. 8 del Decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199, entro il termine di centoventi giorni dalla data di notificazione del provvedimento stesso.

IL SEGRETARIO GENERALE Filippo Arena

IL PRESIDENTE Roberto Rustichelli