IL RUGGITO DEL TOPO - LA "FARSA" PERSECUZIONE SUL NIENTE, IL SILENZIO SERVILE SULLE QUESTIONI IMPORTANTI

LA BOCCIATURA DELLA FINANZIARIA, I VERI MOTIVI E IL SILENZIO SU TUTTO

Ne hanno coniata una fresca fresca per l'occasione: persecuzione.

Pigliaru e compagni non hanno pudore alcuno e sfoggiano il lessico delle vittime. Questa volta si dicono addirittura oggetto di "persecuzione" perchè il governo gli avrebbe cassato due codicilli della finanziaria 2017.

Tutta una messa in scena, ovviamente. Solo quattro incompetenti possono dar peso a questa ennesima farsa di palazzo. L'ennesima piazzata ad uso e consumo interno, giusto per soddisfare la fame di potere di qualche recalcitrante alleato alla ricerca di qualche flebile paravento per continuare a tenere le mani e non solo nell'assessorato dei lavori pubblici!

Il ruggito del topo, ridicola esibizione mandibolare, va in scena con il tempismo da propaganda di palazzo. Le agenzie non hanno ancora finito di battere il take della bocciatura che il topo ruggente di viale Trento grida alla persecuzione.

Teme che l'assessore ombra Maninchedda, allontanatosi per "stanchezza" dal dicastero dei lavori pubblici, possa rimproverargli una scarsa reazione.

In realtà i due sono d'accordo. Complici nella farsa del ruggito del topo.

Peccato che non abbiano da subito valutato l'entità del ruggito al cospetto del niente.

Sì, perchè le due bocciature riguardano il niente. O meglio, sono semplicemente prebende per amici e amichetti. Roba da mercatino delle pulci!

Ad essere finite sotto accusa sono, infatti, normette da quattro soldi: l'attribuzione del salario accessorio per il personale della centrale regionale di committenza e una norma su presunti investimenti nella sanità per il 2020.

Eppure il topo urla al complotto.

Ma c'è un però. Nella sua esilarante dichiarazione il presidente della Regione dichiara: avevamo assicurato che avremo corretto quelle due norme eppure ce le hanno impugnate lo stesso.

Questo è un passaggio chiave. La Regione sapeva della bocciatura, ha promesso di modificare ma non è stata creduta.

Gentiloni e compagni considerano Pigliaru e soci poco credibili, inaffidabili e pertanto non assecondabili.

Non è ovviamente una mia interpretazione. Parlo con cognizione di causa. E spiego.

L'antefatto di questa presa netta di distanze del governo dall'armata di topi ruggenti di viale Trento è nascosta in un incartamento nelle mani del ministro Costa e del Ministro Lorenzin. Ministri rispettivamente delle Regioni e della Salute.

Un anno fa all'esame del consiglio dei ministri finì la legge regionale sarda che stabiliva i compensi per i manager della sanità in Sardegna. Prebende, appunto. Guarda caso l'armata bancario - sanitaria aveva stabilito compensi più alti rispetto al resto dell'Italia. Insomma, avevano esercitato l'autonomia non per grandi obiettivi ma per aumentare le camarille di palazzo.

Costa, ministro preposto alle impugnazioni, in pieno consiglio dei ministri afferma: propongo di non impugnare la legge perchè il presidente della Regione e i suoi assessori si sono impegnati con me e la collega Lorenzin a cancellare quella norma.

Il consiglio dei ministri accoglie la clemenza. La legge con i compensi alti resta legge in attesa della automodifica regionale. Che non arriverà mai.

Passa un anno e la Lorenzin è costretta a rispondere ad un'interrogazione parlamentare che le chiede conto di quei compensi. Non può raccontare l'antefatto ma dice che quei compensi sono fuori legge.

Furente la Lorenzin chiama Costa e urla: questi sono inaffidabili, non chiedermi più di fidarmi. Hanno, insomma, mantenuto la norma per pagare di più i tagliatori di sanità nonostante si fossero impegnati anche per iscritto ad adeguarla alla legge.

Ecco, tutto qui l'antefatto.

Nessuno si fida più di questi signori di viale Trento. Nemmeno questo scalcagnato governo di Roma.

A bellu puntu!

Il ruggito del topo, dunque, serviva per tre ragioni: battere un colpo, prendere in giro i sardi con una finta protesta e consentire a Maninchedda di giustificare la permanenza nella centrale del potere.

Per il resto farsa allo stato puro, inaffidabilità senza ritorno.

Nel frattempo il Comipa, il comitato misto paritetico per le servitù militari decide senza la componente regionale il suo calendario di devastanti esercitazioni.

Pigliaru tace. In questo caso anche il ruggito del topo è silenziato.

Il governo taglia ancora una volta nella manovrina i fondi alle autonomie locali e Pigliaru silente incassa.

Alitalia continua a mettersi in tasca senza alcuna giustificazione centinaia di milioni di euro della Sardegna, per una continuità contestata anche dai Vescovi sardi, e i commensali di renzi si dispongono accovacciati al cospetto del padrone.

Insomma, una volta topi, una volta proni.

Sulle vertenze importanti proni e silenti, sulle libagioni di qualche commensale il ruggito del topo.